A PROPOSITO DI RETTE NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI

Una sentenza del tribunale di Verona stabilisce che le rette delle persone affette da gravi patologie e che necessitano di assistenza prevalentemente sanitaria siano a carico del sistema sanitario

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La grande maggioranza delle persone ospitate nelle Rsa, nelle case di riposo e in strutture del genere sono anziani affetti da patologie cronico degenerative, spesso gravi come l’Alzheimer in fase avanzata o la demenza senile. Persone che per questa accoglienza pagano rette non banali, con le strutture che, in caso di un reddito non sufficiente dell’ospite, chiamano in causa anche i familiari.

Ora, una clamorosa decisione del Tribunale di Verona appare destinata ad esercitare i propri effetti anche in Polesine: questa forma di chiamata in causa delle famiglie non è ammissibile, non è dovuta, non è in alcun modo prevista. Come non hanno alcuna validità impegni economici fatti sottoscrivere ai familiari al momento del ricovero.

Su tutto questo si innestano le conseguenze del nuovo piano socio-sanitario del Veneto che ha intrapreso la strada del trasferimento di parte dei posti letto dagli ospedali verso le strutture residenziali o intermedie. In questo modo le persone affette da patologie gravi prima accolte nella rete ospedaliera e con bisogni di tipo sanitario, come lo sono i malati di Alzheimer o le persone gravemente non autosufficienti, sono trasferite nelle Rsa, dove pagano rette spesso con costi esagerati.

Un sistema che ora questa sentenza si spera possa scardinare. Sentenza che dimostra in modo netto ed inequivocabile che le persone anziane non autosufficienti, bisognose di assistenza prevalentemente sanitaria, devono essere assistite -anche nelle Rsa- con costi interamente a carico del servizio sanitario nazionale. A oggi, invece, avveniva che spesso venissero chiamati in causa anche i Comuni di residenza dei degenti da parte delle strutture, ben determinate a incassare quanto dovuto. Da ora i cittadini potrebbero far valere il diritto di essere curati e assistiti per grave patologia senza essere costretti a pagare alcunché e i Comuni potrebbero recuperare le risorse versate per integrare le rette per queste persone, chiedendo alla Regione di farsi carico di quanto dovuto nei termini e nei modi previsti. È evidente che in questo modo si potrebbero liberare risorse pubbliche nei Comuni, da essere usate per integrare le rette per le altre categorie di non autosufficienti”.

La sentenza è stata emessa lo scorso 21 marzo dal Tribunale civile di Verona a seguito di un ricorso per una donna affetta da demenza di tipo Alzheimer, che richiedeva un continuo monitoraggio sanitario accompagnato da terapia far- macologica, applicazione di cateteri, cinture di contenzione, nutrizione per via enterale e somministrazione di ossigeno.

La Casa di riposo aveva chiamato in causa il figlio, con un decreto ingiuntivo, per la parte di retta non coperta dal reddito della madre. In particolare, sosteneva la validità di un impegno fatto sottoscrivere al figlio al momento del ricovero.

Il giudice di Verona non solo ha deciso che le spese sono a carico del Servizio sanitario nazionale, ma anche che impegni come quello fatto sottoscrivere al figlio non hanno alcuna validità.