La notizia ha colto tutti impreparati. Per una precisa volontà di Nicoletta, della sua fatale malattia erano informati solo pochissimi intimi. E così lei, indisturbata, ha vissuto intensamente il tempo che le rimaneva, concedendosi ristoranti ogni giorno diversi e praticando shopping sfrenato nei negozi della città, insieme alle persone più care ed in particolare con la nipote Eleonora a cui era molto legata.

Proprio a lei ha affidato il compito di portare avanti il progetto di “Casa Dismappa”, supportata da un gruppo già avviato di collaboratori che hanno condiviso l’idea e l’amicizia di una persona così straordinaria. Tanto per capire, Nicoletta è stata la persona che è riuscita a far istituire il “telelavoro” all’Università di Verona negli anni ‘90, quando negli atenei italiani questo sembrava assolutamente fantascienza. Un vulcano di idee e capacità, nascosto dietro un sorriso dolce e riservato.

Da quando si era trasferita ad abitare in centro storico, aveva inventato la sua più originale creatura, il portale “Dismappa”, in cui univa la passione per i siti web con quella per la fotografia. Frequentando i luoghi e gli eventi della città ne mappava quotidianamente l’accessibilità, con una filosofia sempre in positivo: fotografava quello che era accessibile, confidando che l’esempio fosse contagioso per altri gestori.

Quali e quanti frutti abbia maturato la sua campagna, lo si legge nelle parole di Leonardo Rebonato, organizzatore di Hostaria Verona: “Se tanti passi in avanti di accessibilità sono stati fatti in questi ultimi anni a Verona il merito è senz’altro suo, senza dubbio alcuno, merito dell’energia, della macchina fotografica e del suo sorriso sornione”.

A tutti noi ha lasciato dei risultati raggiunti ed un lavoro da proseguire, e gliene siamo grati. Non ci ha dato il tempo per salutarla, ma è rimasto un pezzettino di lei in ciascuno di noi, del suo spirito concreto e generoso, dei suoi scatti così speciali.

(vb)


NICOLETTA FERRARI, UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Aveva capito che a volte amministratori non comprendono per cuore o intelligenza, ma per semplice convenienza. Così, dopo essersi battuta per la lotta contro le barriere architettoniche che impediscono il diritto al movimento, alla vita, alla bellezza, aveva spiegato a sindaci ed assessori che una città accessibile, senza barriere, può richiamare un flusso turistico tutt’altro che trascurabile.

Nicoletta Ferrari aveva inventato dismappa.it, una guida preziosa per persone con disabilità, con i luoghi accessibili a chi si sposta su una carrozzina, con itinerari turistici e servizi utili. La sua ricerca promuoveva la cultura dell’abbattimento delle barriere architettoniche e rendeva omaggio a Verona. Nulla era sfuggito alla sua lente: bar, musei, negozi, cinema, teatri, locali pubblici, servizi igienici, palestre, chiese, centri di aggregazione, tutti -uno per uno- corredati di schede di accessibilità per dare utili indicazioni. C’è anche la mappa google map. Una seconda parte del website riguarda gli eventi, le rassegne culturali, le manifestazioni, gli appuntamenti, i mercatini, gli spettacoli teatrali, la presentazione di libri, purchè in siti accessibili. Terza parte è il fotodiario, ossia la vita di tutti i giorni, scorci di centro storico, ritratti di veronesi e turisti. Lusinghiero il gradimento, il sito ha registrato sei milioni di visitatori.

Lei stessa ripeteva che “sperava di suscitare un contagio positivo per dimostrare che l’accessibilità non è solo un dovere civico delle amministrazioni ma anche e soprattutto un vantaggio per tutti, che può diventare attrattore di turismo e preziosa leva per aprirsi alla vita, mai chiudersi, comunque vada”. Nicoletta era una grande esperta di siti internet. Dismappa.it era nato dopo la svolta della sua vita avvenuta il 7 gennaio 1989 durante un viaggio a Cuba, quando, poco più che ventenne, fu una delle persone coinvolte in un grave incidente causato da un frontale fra due pullman. “Era notte fonda, c’era la nebbia, ci furono addirittura delle vittime”, raccontò, spiegando che non ottenne alcun risarcimento “perché in quel paese non c’erano trattati internazionali dal 1929”. Anche i soccorsi lasciarono a desiderare e furono decisamente maldestri. “Mi tirarono fuori dal finestrino e poi venni portata in giro nei centri più vicini per cercare cura ed accoglienza”. Un calvario. Dopo un lungo peregrinare arrivò all’ospedale di L’Avana, dove la operarono ma, disgraziatamente, si dimenticarono di fissare una delle due vertebre, ragion per cui, tornata in Italia, dovette sottoporsi ad una nuova operazione. Peccato perché le sue lesioni erano lombari, un trauma a volte recuperabile. “Per qualche tempo continuai anche a muovere una gamba. Riuscivo ad alzarmi con l’aiuto di un tutore ortopedico. Se fossi stata operata bene, avrei potuto recuperare la mia funzionalità. Ma in questi casi la certezza non esiste”.

All’epoca dell’incidente Nicoletta aveva 23 anni. Non cede. Continua gli studi e si laurea in Storia e Filosofia a Bologna. Poi lavora per sette anni all’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, ramo amministrativo, ma capisce che non è la sua strada. Frequenta allora un corso di specializzazione in inglese a Londra e inizia a fare traduzioni e a collaborare con l’Università di Verona, dove poi venne assunta. “Nicoletta ha aperto varchi a tutte le persone in sedia a rotelle”, ha dichiarato Aldo Orlandi, presidente Galm,  “ed è un esempio da seguire per affrontare la vita con positività e reclamare con dignità i nostri diritti”.

Danilo Castellarin