VIAGGIO NEI BALCANI
di Chiara Coltri
Padova – Belgrado – Sofia – Istanbul – Salonicco – Skopye – Pristina – Podgorica – Sarajevo – Mostar – Zara – Padova.
“Perché non andiamo fino a Belgrado in macchina?”
“Se andiamo fino a Belgrado possiamo arrivare fino a Sofia!”
“Beh allora una volta arrivati fino a Sofia non possiamo non andare a Istanbul!”
É nata così l’idea mia e di Filippo di attraversare i Balcani in macchina. 4.800 km in 16 giorni.
A un mese dalla partenza prenotiamo tutti gli ostelli, e presi dall’entusiasmo sciaguratamente non verifichiamo la presenza o meno di ascensori e le caratteristiche delle camere e dei bagni.
Lo spirito giusto è “partiamo all’avventura!”.
E così facciamo. Partenza con macchina stracarica: oltre a valigie, cibo e medicinali si vedono soprattutto sbucare scatole e scatole di cateteri e una sedia di plastica pieghevole utile per le docce. Ovviamente la macchina è la mia, così possiamo darci il cambio. La prima tappa è Belgrado, e in 7 ore ci arriviamo. L’ostello è al secondo piano di un condominio e all’entrata notiamo subito un grande ascensore… rotto! “Eccoci già di fronte alla nostra bella avventura”, ironizziamo per sdrammatizzare. Fortunatamente peso poco e le scale le faccio sulle spalle di Filippo (abbiamo sperimentato essere il modo meno faticoso).
Belgrado è una città giovane e per i giovani, che cerca in tutti i modi di uscire dalla brutta esperienza della guerra, della quale però purtroppo porta ancora i segni sui grandi edifici bombardati. Il centro storico della città ha un grande vialone pedonale e poco distante un enorme parco, il Kalemegdan, dove si trovano bancarelle tipiche e tanti studenti che con l’arrivo della primavera preferiscono studiare all’aria aperta. Con la carrozzina riesco a muovermi tranquillamente in questa zona, ma appena decidiamo di spostarci un po’ ci rendiamo conto che Belgrado è una città prettamente collinare, e quindi con continue discese e salite: salite abbastanza faticose da affrontare in carrozzina, anche per chi aiuta spingendo! Ad usare gli autobus non ci pensiamo neanche… sono veramente inaccessibili! Gente in sedia a rotelle in giro per la città non se ne vede. Inoltre le persone quando mi incontrano fissano soprattutto le ruote a sei raggi. Molto probabilmente una carrozzina così qui non l’ha mai vista nessuno.
Il giorno dopo si parte per Sofia. Attraversiamo le campagne bulgare e dal finestrino vediamo solo anziane donne che zappano la terra o pastori, che portano a pascolare al massimo tre pecore. Le strade bulgare sono le peggiori: buche e crateri ovunque! Arriviamo a Sofia, altro ostello, altra rampa di scale. Il centro lo vediamo solo passando in macchina. La città sembra molto carina, ma preferiamo andare a vedere una chiesa e un monastero che ci avevano intrigato leggendo la guida della Bulgaria: la chiesa di Boyana e il monastero di Rila. Boyana risale all’età medievale, costruita tra il X-XI secolo, inserita nella lista dei patrimoni culturali dell’Unesco. Il monastero, fondato nel X secolo si trova a circa 120 km da Sofia. Situato sul monte Rila, a 1470 metri sopra il livello del mare, è il maggiore e più famoso monastero della Bulgaria. Non è proprio il massimo della comodità muoversi in carrozzina al suo interno … ma vale proprio la pena visitarlo! Ci lasciamo alle spalle il medioevo bulgaro, ed entriamo in Turchia percorrendo finalmente una vera autostrada che ci porta dritti a Istanbul. Più ci avviciniamo al centro e più la città si rivela caotica come tutti ce l’avevano descritta.
Un traffico allucinante: veicoli i più impensabili, i clacson che continuano a suonare, sorpassi a destra, le precedenze non esistono: “vince” chi si butta per primo!Arriviamo all’ostello. Camera al quarto piano. Ovviamente niente ascensore, ma ci sono tre ragazzotti che non esitano a dare un mano. A Istanbul ci fermiamo quattro notti. Riusciamo a vedere il quartiere della città vecchia: Sultanahmet, con la sua moschea blu e la chiesa di Santa Sofia. Il gran bazar, il palazzo Topkapi e il quartiere della città nuova: Taksim, dove un ampio viale pedonale ricco di negozi, facilita i movimenti a chi è carrozzina. Un’ eccezione per la città, perché pure Istanbul è impossibile da affrontare per me: ancora una continua salita e discesa. La macchina o il taxi sono l’unica soluzione possibile per gli spostamenti. Ah, piccolo particolare: nelle moschee è vietato entrare con le scarpe, bisogna toglierle perché non si può sporcare/contaminare il luogo in cui si prega. La stessa cosa vale per le ruote della mia carrozzina. Così all’entrata della moschea blu mi fanno sedere su una carrozzina “purificata” … e non vi dico che carrozzina!
L’ultimo giorno a Istanbul decidiamo di attraversare il ponte sul Bosforo e di entrare nella parte asiatica della città, infatti un grande cartello ci accoglie con un “Welcome to Asia!”. Una volta attraversato il ponte impostiamo sul navigatore il paese più vicino sul mar Nero, e ci ritroviamo in un paesello semi deserto con una piccola spiaggia, meta estiva per gli abitanti della città.
Passati i tre giorni, sazi di kebab, ripartiamo, destinazione Grecia. Dopo quasi sette ore arriviamo a Salonicco. Finalmente in un hotel, e finalmente un ascensore! Il proprietario ci prende in simpatia e vedendomi in carrozzina ci sistema in una camera più grande di quella assegnataci. In bagno non riesco ad entrare, ma nessun problema: si scardina la porta e la difficoltà è risolta! Dopo cena, facciamo un giro per la città, una città giovane, ricca di locali, bar e discoteche, tutte sul lungo mare. Ma siamo davvero troppo stanchi, e optiamo per il riposo. Il mattino successivo in poche ore arriviamo a Skopje, capitale della Macedonia. Ciò che colpisce maggiormente a prima vista è la forte impronta comunista che caratterizza l’architettura cittadina. Troviamo il nostro ostello (stavolta solo cinque gradini per arrivare in camera), scarichiamo le valige, ma viste le pessime condizioni della stanza non vediamo l’ora di fuggire! Andiamo in centro. Nella città non c’è niente da vedere, per di più è giorno di festa quindi negozi e musei sono chiusi. Fortunatamente chiedendo informazioni in giro facciamo amicizia con un ragazzo, molto incuriosito dal nostro viaggio e dall’Italia in generale. Così passiamo il pomeriggio a chiacchierare con lui. Skopje tutto sommato è una città accessibile … il problema è che non c’è proprio niente. Una delusione! Passiamo la notte nel nostro tugurio e il mattino ci alziamo presto e partiamo per Podgorica, capitale del Montenegro, passando per il Kosovo. In un’ora siamo a Pristina. Impressionanti in entrata i cartelli stradali con i limiti di velocità per carri armati. Per le strade vediamo carabinieri italiani, macchine della polizia francese e inglese. La situazione non è ancora stabile da quando il Kosovo si è dichiarato indipendente dalla Serbia nel 2008, e le forze della missione Nato non passano inosservate in città. Che è poverissima, la popolazione vive con meno di 3 euro al giorno. Riprendiamo la strada verso Podgorica: tortuosa, trafficata per lo più da camion e macchine scassate. Sappiamo che il confine tra Kosovo e Montenegro è in montagna … ma non pensavamo fosse così in alto! Iniziamo a vedere la neve, la temperatura scende a -5, i tornanti sono sempre più insidiosi. Finalmente, a quota 2000 metri, la dogana, dove un funzionario tutto imbacuccato chiede i passaporti e ci offre due uova di pasqua! Le strade di montagna del Montenegro sono tanto incantevoli quanto impervie. Il paesaggio è infatti bellissimo, però si ha come l’impressione di non arrivare mai. Sei lunghe ore per fare 300 km, una vera faticaccia. E finalmente la capitale, dove ci attende nel suo minuscolo ostello Amy, una ragazza americana che vive in Montenegro ormai da qualche anno. Passiamo la notte in una specie di divano letto e il mattino seguente ci rimettiamo in viaggio. Non riusciamo a vedere la città, le preferiamo il famoso monastero di Ostrog, che troviamo sulla strada che porta a Sarajevo. L’edificio è luogo di culto della Chiesa ortodossa serba, uno dei più visitati nei Balcani, affascinante perché inserito all’interno della roccia dell’alta montagna Ostroška Greda. Credenti da ogni parte del mondo vi giungono in pellegrinaggio sia individualmente che in gruppo. Un vero spettacolo!
Verso sera arriviamo a Sarajevo. Decidiamo di pernottare in un hotel, evitando l’ostello. La stanchezza inizia a farsi sentire e abbiamo bisogno di un ascensore, un letto e un bagno decenti. Sarajevo è città multietnica e multi – religiosa, e restiamo subito affascinati da questo: in pochi metri troviamo una moschea, due cattedrali (una serbo- ortodossa e una cristiana), e una sinagoga. La ricostruzione della città è iniziata a partire dal 1996. I segni più evidenti della guerra si possono ancora trovare nella città nuova, dove molti edifici sono ancora distrutti o segnati dai bombardamenti, ma la città vecchia è un vero e proprio gioiellino che merita di essere visto, soprattutto l’affascinante quartiere turco, con le sue bancarelle.E, finalmente, una città dove riesco a muovermi autonomamente!
La penultima tappa è Mostar. Alloggiamo a casa di una gentile signora che ha trasformato il suo appartamento in un colorato ostello. Anche qui gli edifici della periferia portano i segni della guerra, ma il paese vecchio, con il suo famoso ponte in pietra, è stato interamente ricostruito. Vediamo Mostar di notte. Non è il massimo della comodità girarla, la pavimentazione è tutta in ciottolo. Il borgo antico è però una piccola meraviglia, che vale la pena visitare. Il mattino dopo si riparte verso Zara, in Croazia. Sul mare, ricorda, con le sue calli, un po’ Venezia. Ormai ci sentiamo quasi a casa.. Arriviamo alla porta dell’ostello e dal campanello ci accorgiamo che è al quarto piano. Non se ne parla. Chiamiamo il primo hotel che ci consiglia la guida e ci ritroviamo in un meraviglioso mini appartamento con terrazzo sul mare. Peccato ci si possa fermare solo una notte.
Tornando verso Padova traiamo le conclusioni del viaggio: se una persona disabile vuole viaggiare nei Balcani deve prenotare preferibilmente hotel ed evitare gli ostelli, che pure sono più economici. Altra considerazione: meglio viaggiare con due o tre accompagnatori dotati di molto spirito di adattamento e di muscoli. Fortunatamente io non ho avuto problemi di carattere igienico -sanitario, ma se ce ne fosse stato bisogno l’assistenza, anche se spartana, non sarebbe mancata vista la disponibilità e sensibilità della gente dei luoghi che ho visitato. I paesi dell’ex Jugoslavia, la Bulgaria e la Turchia sono luoghi che meritano di essere visitati, anche se comportano difficoltà come quelle che ho incontrato io, compensate però da prezzi modici. Visto che questa avventura è andata felicemente in porto (nonostante a Zara la mia carrozzina sia caduta in mare per una manovra errata) sto già programmando il prossimo viaggio, di cui vi racconterò, spero, al più presto!