Tennistavolo

TENNISTAVOLO… CHE PASSIONE!
TUTTI HANNO PRATICATO ALMENO UNA VOLTA QUESTO GIOCO, MA IN POCHI CONOSCONO TUTTO IL MONDO CHE CI STA DIETRO!
di Federico Crosara

Il tennistavolo, noto soprattutto col nome popolare di pingpong, è uno degli sport di maggior diffusione nel mondo ed una specialità olimpica. Deve la suo popolarità al fatto che può essere svolto a scopo ricreativo a qualsiasi età e si può giocare in luoghi ristretti, al chiuso e all’aperto. Del resto chi non si è divertito almeno una volta nella vita a provare qualche colpo con gli amici?
Nel caso invece si parli di questo sport a livello agonistico, allora è necessaria un’opportuna preparazione psico-fisica a causa delle sollecitazioni, sia fisiche che di concentrazione mentale,che è fondamentale esprimere nei brevissimi tempi di ogni scambio. Per questo motivo l’atleta di tennistavolo esprime in genere doti fisiche di coordinazione, rapidità di movimento e ottimi riflessi oltre ad una certa sensibilità nel tocco.
Dal gioco del volano, che sin dal medioevo è stato un passatempo giocato nei giardini o nelle ampie sale di palazzo, hanno preso origine diversi giochi, tra i quali il tennis e il tennistavolo.
Nell’ anno 1875, ad opera dell’ingegnere James Gibb, furono codificate precise regole di gioco, che fino ad allora erano rimaste molto vaghe.
Alla conclusione dell’Ottocento cambia radicalmente anche l’attrezzo usato per colpire la pallina, che assomigliava più ad un tamburello, con la nascita delle moderna racchetta in legno. Successivamente apparvero i primi rivestimenti delle superfici, in legno con sughero o tela gommata.
Nel 1951 si ebbe una nuova svolta tecnica, quasi una rivoluzione, con l’introduzione delle coperture cosiddette “sandwich” (le gomme che normalmente siamo abituati a vedere sulle nostre racchette) che, migliorando le prerogative dinamiche del gioco, ampliarono moltissimo la sua popolarità e il numero di praticanti a tutti i livelli.
In Asia il tennis tavolo sembra si sia diffuso alla fine del XIX secolo, prima in Cina e successivamente in Giappone e in Corea. Nacque in Asia una grande scuola, con uno stile di impugnare la racchetta detto “a penna” perché ricorda il modo di tenere le dita durante la scrittura. Lo stile di gioco che ne consegue è la principale diversità tra le scuole d’Occidente e d’Oriente. Tranne rare eccezioni, i Campionati Mondiali di tennis tavolo sono sempre stati vinti da atleti asiatici. È la Cina la nazione che possiede oggi al mondo il maggior numero di praticanti, seguita da Giappone e Corea.tennistavolo

Le regole
Per quanto riguarda il tennistavolo per persone con disabilità, valgono le norme della Federazione Internazionale di Tennistavolo (le regole che chiunque conosce) con le seguenti integrazioni:
- gli incontri si effettueranno al meglio dei 3 set su 5 a 11 punti, con cambio servizio ogni 2 punti;
- il servizio viene chiamato out (con la conseguente perdita del punto) quando la pallina:
- lascia il tavolo uscendo dalla linea laterale della superficie del ribattitore.
- battendo sulla parte del tavolo del ribattitore, si muove in direzione della rete fermandosi nella parte del tavolo del ribatittore. Se il ribatittore gioca la palla prima che abbia oltrepassato la linea laterale o che rimbalzi per una seconda volta sulla superficie del tavolo, la battuta è data per buona.
I giocatori sono suddivisi in 10 categorie a seconda delle funzionalità residue che l’atleta può esprimere. Nelle classi dalla 1 alla 5 vengono classificati gli atleti in carrozzina, mentre dalla 6 alla 10 gli atleti che giocano in piedi. La convenzione prevede che più la classe di appartenenza è bassa più alto è il grado di disabilità. Ad esempio in classe 1 e 2 giocano gli atleti tetraplegici, mentre i paraplegici occupano le classi 3, 4 e 5.

Le tecniche di gioco
Esistono due differenti modi di impugnare la racchetta e quindi due diversi stili.
Lo “stile occidentale” consiste nel tenere il manico della racchetta con 3 dita, l’indice sulla gomma di un lato della racchetta, il pollice sulla gomma dell’altro lato della racchetta. Questa impugnatura consente di colpire la pallina sia col dritto che col rovescio.
Lo “stile orientale” consiste invece nel tenere il manico della racchetta nell’incavo della mano tra pollice e indice. In questo caso vi sono due varianti che appartengono a due diverse scuole.
L’ “impugnatura cinese” costringe ad un maggior movimento per colpire sempre col dritto, ma consente più forza nel colpo e servizi più efficaci, grazie alla maggior mobilità del polso.
L’ “impugnatura giapponese” somiglia a quella cinese, ma le dita dietro alla racchetta non sono contratte, bensì distese e questo limita il movimento del polso. Inoltre le racchette giapponesi sono tradizionalmente più grandi, di forma quadrata e col manico più lungo di quelle cinesi.

Tipologia giocatori
Si praticano diverse tattiche di gioco, determinate da altrettanti tipi di materiali:
o Attacco;
o Allround (misto);
o Difesa;
I giocatori di “attacco” usano perlopiù su entrambi i lati della racchetta gomme lisce a ricoprire uno strato di gommapiuma che a sua volta è incollato al telaio. Lo spessore della gommapiuma può variare da 0,5 a 2,2 mm circa; più la gommapiuma è spessa più la gomma liscia è adatta al gioco d’attacco. Queste gomme hanno la proprietà di imprimere forti rotazioni alla pallina.
Nel gioco di difesa si individuano diversi stili. I “bloccatori al tavolo” bloccano passivamente o attivamente il topspin (effetto catapulta) avversario rimanendo vicini al tavolo di gioco, aspettando il momento favorevole per un attacco, spesso con puntinata (corta, mediolunga o lunga con gommapiuma sul rovescio. Un altra tattica difensiva è interpretata dai “giocatori con l’antispin”, che prediligono una gomma che annulla l’effetto impresso alla pallina dall’avversario. Questo genere di giocatori è praticamente scomparso a causa degli evidenti limiti di un gioco troppo passivo e l’uso di gomme che non consentono variazioni d’effetto, né attacchi veloci ed efficaci.
Gli “allround” sono giocatori molto abili che alternano difesa e blocco al tavolo con attacchi improvvisi. Cercano di dare fastidio restando vicini al tavolo; hanno un gioco molto vario fatto di palleggio, palle corte, spinte improvvise specie sugli angoli e blocchi tagliati. Principalmente tali giocatori cercano di attaccare violentemente col diritto o, girando la racchetta, ricorrendo al topspin di rovescio; infatti un gioco passivo, sia lontano dal tavolo che al tavolo sarebbe al giorno d’oggi, secondo alcuni studiosi, improponibile: l’incremento nella velocità di gioco verificatosi negli ultimi anni ha infatti impedito a molti difensori di continuare a giocare semplicemente rimettendo la palla in campo e così oggi sono praticamente spariti i cosiddetti “difensori classici”, sostituiti dai “difensori moderni”, i quali rimettono la pallina caricandola o meno di effetto rimanendo posizionati lontano dal tavolo, ma facendo loro stessi sempre più spesso ricorso all’attacco.

I materiali
I giocatori possono utilizzare racchette di qualsiasi dimensione, forma e peso, ma il telaio deve essere piatto e rigido. Lo stesso deve essere composto almeno all’85% di legno ma può avere dei rinforzi interni in materiale fibroso tipo carbonio o fibra di vetro. I lati del telaio usati per colpire la pallina devono essere ricoperti. La copertura del telaio costituita da un foglio di gomma naturale o telata, sia essa liscia o con puntini sporgenti, è definita “semplice”. La copertura costituita da uno strato di gomma-spugna posta tra il telaio e il foglio di gomma (naturale o telata, liscia o puntinata) è definita “sandwich”.
Nelle competizioni le superfici di una racchetta devono essere una rossa ed una nera e devono possedere il marchio I.T.T.F (International Table Tennis Federation), il che significa che si tratta di gomme approvate dalla Federazione medesima. Fino a una ventina di anni fa, si potevano usare gomme di qualsiasi colore e anche di colore uguale. I telai possono essere usati di qualunque forma e senza marchi, cioè potrebbero essere anche fatti “in casa”.
Per quanto riguarda il rivestimento del telaio si può sentire parlare spesso di:
o gomma sandwich: uno strato di gommapiuma, regolamentato nello spessore, attaccato al telaio in legno a cui è sovrapposto uno strato di gomma con puntini esteri o interni, anch’essi regolamentati in quanto a forma e spessore. La particolarità di tali rivestimenti è la capacità di imprimere forti rotazioni alla pallina, tali da “allungare” il colpo quando la pallina tocca il campo avversario. Nel primo periodo di avvento della “gomma sandwich” sono state ideate dall’industria del settore le gomme antispin: gommapiuma morbida e lenta con la superficie di gomma liscia poco o per nulla sensibile agli effetti.
o gomme puntinate lunghe vetrificate: totalmente insensibili agli effetti ricevuti e in grado di restituire l’effetto (la forza cinetica della pallina) all’avversario con una traiettoria a zigzag sono state un’altra evoluzione nell’era della “gomma sandwich”. Ci sono stati molti pareri ostili nei confronti delle gomme a puntini lunghi, lisci e vetrificati in quanto accusate di rovinare il gioco con effetti imprevedibili. In verità, gli effetti impressi da tali superfici sono prevedibili perché ogni gomma ha un proprio “funzionamento” che una volta compreso dall’avversario può essere contrastato senza molti problemi. Anzi, per alcuni giocatori avvezzi a giocare contro le “gomme trattate”, la partita è tatticamente ancora più semplice in quanto le alternative dei colpi del proprio avversario sono limitate.
o colla fresca: un ulteriore accorgimento tecnico non relativo al rivestimento ma alla sua attaccatura al telaio. Tale tecnica aumenta la forza propulsiva delle gomme, rendendo i colpi “esplosivi”. La pallina può giungere a velocità prossime ai 150 km/h e quindi sempre per quanto concerne la spettacolarità del gioco, si è cercato di renderla più visibile allo spettatore utilizzandone una più grande delle precedenti. In questo modo si era pensato che anche gli spettatori posti ad una certa distanza dal rettangolo di gioco, potessero percepire al meglio le azioni. La soluzione si è rivelata comunque inadeguata perché lo scambio al tavolo rimane, spesso, corto e a discapito della godibilità per i profani. Una nuova proposta è stata quindi quella di proibire l’uso della colla fresca. Questo con lo scopo di decrescere la rapidità dello scambio.

Gioca a pingpong con la salute

Senz’altro per le persone in carrozzina il maggior beneficio che si può trarre dalla pratica del tennistavolo è un sensibile miglioramento dell’equilibrio del tronco. Ci sono comunque pochissime controindicazioni per uno sport adatto anche ai meno giovani Il gioco del pingpong non offre solo momenti di divertimento: ha, infatti, insospettabili benefici sul piano fisico e mentale. Durante una partita, anche a livello amatoriale, i muscoli compiono un vero e proprio lavoro, con notevoli vantaggi per l’ intero organismo. Inoltre, aiuta a sviluppare concentrazione e rapidità di esecuzione ed e’ davvero alla portata di tutti, dai bambini di cinque anni fino alle persone di età avanzata. Il pingpong richiede uno sforzo muscolare di tipo aerobico, che viene cioè compiuto senza andare in debito di ossigeno: perciò apporta notevoli benefici innanzitutto a livello cardiovascolare. Quanto ai muscoli interessati allo sforzo, anche un dilettante può esercitare bene quelli del polso, del braccio e della spalla; anche la schiena e’ chiamata in gioco, per i continui movimenti che si debbono fare per rispondere all’ avversario.
Il pingpong e’ un ottimo rimedio contro lo stress. Giocare, infatti, aiuta a scaricare le tensioni e l’ aggressività e fa bene soprattutto alle persone che fanno lavori ripetitivi o che richiedono particolare attenzione.
E’ fondamentale, infine, anche il controllo dell’ emotività. Alcuni campioni, talvolta, non ottengono risultati perchè non riescono a gestire l’ impulsività; anche in una partita fra dilettanti, spesso chi ha un maggiore equilibrio emotivo riesce ad avere la meglio su avversari atleticamente o tecnicamente più dotati.

Per chiunque fosse interessato a iniziare questa attività sportiva, i riferimenti sono:

U.S. San Marco B.M. Tennistavolo Verona
Tel/Fax 045 8102675 Cell. 347 8877832
Palatennistavolo – Palazzetto Masprone, Piazzale Olimpia 3 – Verona
Martedì 16.30 – 23.00
Giovedì 16.30 – 23.00

Crosara Federico: crosarafe@yahoo.com

Campione italiano (classe 2 – 2009)
Campione italiano a squadre (2009)

Michela Brunelli

Michela Brunelli

Quando si parla di tennistavolo a Verona, non si può non citare Michela Brunelli, la recente medaglia d’argento alle paralimpiadi di Pechino. Intorno a lei e grazie alla U.S. San Marco si è creata una squadra con un numero di atleti in costante crescita, che partecipano ormai da alcuni anni ai Campionati Italiani e ad alcuni importanti tornei internazionali.Michela Brunelli

Un’ esperienza unica
(di Michela Brunelli)

Il mio avvicinamento/approccio al tennis tavolo risale nel lontano 1993, ovverosia un anno dopo dell’ incidente. L’ ho iniziato/intrapreso per caso e soprattutto come distrazione per far passare le lunghissime giornate. Ogni giorno che passava sentivo sempre più la voglia di andare in palestra e di mettermi alla prova, contro me stessa ma anche con gli altri ragazzi che giocavano. Pian piano il tempo passava continuavo a prendere più confidenza con racchetta e pallina fino ad arrivare a partecipare ai primi Campionati Italiani e poi successivamente a tornei internazionali.
La mia prima uscita internazionale me la ricordo come fosse ieri ovvero ai Campionati Europei di Stoccolma nel 1997; posso dire che da quell’ anno è cominciato il mio percorso sportivo dedicandomi sempre di più con costanza e tenacia.
Oggi, dopo tanti anni d’ esperienza sportiva agonistica, ho potuto assaporare e godermi una esperienza olimpica, obiettivo raggiunto dopo duro lavoro e tanto sacrificio.
Le emozioni più intense della mia missione paralimpica a Pechino sono state sicuramente quelle provate in ogni singola partita, in quei momenti (soprattutto nei primi cinque minuti di gara), nei quali si sente proprio l’ aumentare dell’ adrenalina in tutto il corpo, cosa del resto molto positiva perché ti dà la carica e la grinta giusta per affrontare la partita.
Una delle ultime emozioni ma non per questo la meno importante è stata il salire sul podio per la medaglia d’ argento a squadre, un altro momento fantastico accompagnato però da un pizzico di rammarico per la perdita della medaglia d’ oro contro la Cina.
Penso che questa vittoria per me sia stata solo un punto di partenza, molti altri traguardi mi aspettano…sperando di gioire per altre vittorie!Michela Brunelli

Brunelli Michela (TT Torino)
Atleta G.A.L.M.

Medaglia argento squadre (Paralimpiadi 2008 – Pechino)
Plurimedagliata ai Mondiali a partire dal 1998
Pluricampionessa italiana di singolo, doppio e a squadre

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