I BENEFICI PER L’ACQUISTO E LA GESTIONE DELL’AUTO Parte 2

Chi ha la legge 104 deve pagare il bollo auto?

Sia il disabile che il familiare che lo ha a carico possono ottenere l’esenzione dal pagamento del bollo auto solo per i veicoli, con i limiti di cilindrata previsti per l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata (2.000 centimetri cubici per le auto con motore a benzina e 2.800 centimetri cubici per quelle diesel). Per la gestione delle pratiche di esenzione alcune regioni si avvalgono dell’Aci. Le Regioni possono estendere l’agevolazione anche ad altre categorie di persone disabili, rispetto a quelle indicate all’inizio del presente capitolo. È quindi opportuno informarsi presso gli Uffici competenti per verificare la sussistenza del diritto all’esenzione.

Se il disabile possiede più veicoli, l’esenzione spetta solo per uno di essi: egli stesso, al momento della presentazione della documentazione, indicherà la targa dell’auto prescelta.

Per fruire dell’esenzione il disabile deve, solo per il primo anno, presentare all’ufficio competente (o spedire per raccomandata A/R) la documentazione prevista (vedi, più avanti, il paragrafo dedicato).

I documenti vanno presentati entro 90 giorni dalla scadenza del termine entro cui andrebbe effettuato il pagamento. Una volta riconosciuta, l’esenzione è valida anche per gli anni successivi, senza che l’interessato ripresenti l’istanza e invii nuovamente la documentazione.

Tuttavia, dal momento in cui vengono meno le condizioni per avere diritto al beneficio (per esempio perché l’auto viene venduta) l’interessato deve comunicarlo allo stesso ufficio a cui era stata richiesta l’esenzione. Gli uffici che ricevono l’istanza trasmettono al sistema informativo dell’Anagrafe tributaria i dati contenuti nella stessa (protocollo e data, codice fiscale del richiedente, targa e tipo di veicolo, eventuale codice fiscale del proprietario di cui il richiedente è fiscalmente a carico).

Devono inoltre dare notizia agli interessati sia dell’inserimento del veicolo tra quelli ammessi all’esenzione sia dell’eventuale non accoglimento dell’istanza. Non è necessario esporre sull’auto alcun avviso o contrassegno da cui emerga che per il mezzo non è dovuto il pagamento del bollo. Sintetizzando, il disabile con handicap riconosciuto grave ai sensi della legge 104/92, anche se soggetto a revisione, può fruire delle agevolazioni fiscali previste in materia di Iva ridotta al 4%, di detrazioni Irpef, e di esenzione dal pagamento del bollo auto e dell’imposta provinciale di trascrizione (Ipt). La richiesta di esenzione dal pagamento dell’Ipt va effettuata al momento della presentazione della pratica per la registrazione al Pra del veicolo nuovo o usato, allegando copia del verbale rilasciato dalla Commissione medica pubblica, della carta di circolazione e del documento di identità dell’interessato. Per chiedere l’esenzione temporanea dal pagamento del bollo auto, tale documentazione va allegata altresì all’istanza da indirizzare all’Unità organizzativa delle Entrate regionali e federalismo fiscale della Regione Lombardia e presentata all’Ufficio provinciale Aci Pra o presso una delegazione Aci o presso gli altri studi di consulenza autorizzati dalla Regione. Per fruire delle agevolazioni, i veicoli devono essere alimentati a benzina con cilindrata fino a 2000 centimetri cubici, oppure a gasolio con cilindrata fino a 2800 centimetri cubici.

L’esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà

I veicoli destinati al trasporto o alla guida di disabili, sono esentati anche dal pagamento dell’imposta di trascrizione al Pra dovuta per la registrazione dei passaggi di proprietà. L’esenzione non è prevista per i veicoli dei non vedenti e dei sordi.

Il beneficio è riconosciuto sia per la prima iscrizione al Pra di un veicolo nuovo sia per la trascrizione di un passaggio di proprietà di un veicolo usato. L’esenzione deve essere richiesta esclusivamente al Pra territorialmente competente e spetta anche in caso di intestazione del veicolo al familiare del quale il disabile è fiscalmente a carico.

La documentazione per avere l’agevolazione auto per i titolari della 104

Ecco i documenti che il disabile deve produrre quando non è necessario l’adattamento del veicolo: il verbale di accertamento dell’handicap, emesso dalla Commissione medica dell’Asl (o da quella integrata Asl-Inps), dal quale risulti che il soggetto si trova in situazione di handicap grave derivante da disabilità psichica;

eventualmente il certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento, emesso dalla Commissione a ciò preposta (Commissione per l’accertamento dell’invalidità civile di cui alla legge n. 295/1990) o per i disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione, o pluriamputati, occorre il verbale di accertamento dell’handicap, emesso dalla Commissione medica dell’Asl (o da quella integrata AslInps), dal quale risulti che il soggetto si trova in situazione di handicap grave, derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della deambulazione.

L’adattamento del veicolo

Il diritto alle agevolazioni per il settore auto (Iva, Irpef, bollo e imposta di trascrizione), riconosciuto alle persone con disabilità è condizionato all’adattamento del veicolo per la sola categoria di disabili con ridotte o impedite capacità motorie. Ai fini della fruizione dei benefici fiscali, bisogna tenere conto delle seguenti circostanze: la gravità della limitazione permanente a deambulare dev’essere certificata con verbale della Commissione per l’accertamento dell’handicap, di cui all’articolo 4 della legge 104/1992, che deve certificare l’appartenenza alla categoria dei soggetti affetti da pluriamputazioni, per i quali non si rendono necessari adattamenti del veicolo; gli adattamenti del veicolo si rendono necessari, ai fini del riconoscimento delle agevolazioni fiscali, per i soggetti affetti da ridotta o impedita capacità motoria permanente che non sono stati dichiarati portatori di «grave limitazione della capacità di deambulazione»; per i soggetti con handicap psichico o mentale, che mai necessitano dell’adattamento del veicolo, la documentazione utile consiste nel verbale d’accertamento emesso dalla Commissione attestante un handicap grave ai sensi della legge 104/92, da disabilità psichica, e nel certificato di attribuzione indennità di accompagnamento; relativamente alle agevolazioni Iva, all’atto di acquisto del veicolo, le certificazioni devono essere esibite al venditore, che è tenuto a emettere una fattura su cui vanno annotati gli estremi della norma che concede i benefici in esame, nonché a comunicare (entro 30 giorni dalla cessione), all’agenzia delle Entrate, gli estremi dell’operazione (data, targa veicolo, dati anagrafici e residenza dell’acquirente e, se diverso, del disabile).

Gli adattamenti devono sempre risultare dalla carta di circolazione e possono riguardare sia le modifiche ai comandi di guida sia soltanto la carrozzeria o la sistemazione interna del veicolo, per mettere il disabile in condizione di accedervi.

Per i disabili titolari di patente speciale si considera “adattato” anche il veicolo dotato di solo cambio automatico (o frizione automatica) di serie, purché prescritto dalla Commissione medica locale competente per l’accertamento dell’idoneità alla guida. Tra gli adattamenti alla carrozzeria da considerare idonei si elencano, a titolo esemplificativo, i seguenti: pedana sollevatrice ad azione meccanica/elettrica/idraulica; scivolo a scomparsa ad azione meccanica/elettrica/idraulica; braccio sollevatore ad azione meccanica/elettrica/idraulica; paranco ad azionamento meccanico/elet
trico/idraulico; sedile scorrevole/girevole, in grado di facilitare l’insediamento nell’abitacolo della persona disabile; sistema di ancoraggio delle carrozzelle con annesso sistema di ritenuta del disabile (cinture di sicurezza); sportello scorrevole; altri adattamenti non elencati, purché vi sia un collegamento funzionale tra l’handicap e la tipologia di adattamento

L’auto del titolare della 104 si può pignorare o sottoporre a fermo?

La legge non prevede il divieto di pignoramento o di fermo auto sul mezzo acquistato coi benefici della legge 104. L’esclusione del bene in parola dall’ambito di quelli impignorabili si spiega, peraltro, con il principio generale – sancito da Codice civile – secondo il quale «il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri». A tale regola non sfugge nemmeno il soggetto handicappato: egli è sì meritevole di particolari tutele e diritti, ma nei limiti stabiliti dall’ordinamento giuridico, e nel rispetto dei diritti degli altri membri della collettività.

Parcheggi garantiti ai disabili

In generale, riguardo alle facilitazioni per i veicoli delle persone disabili, la legge 104/1992, stabilisce:

«1. I Comuni assicurano appositi spazi riservati ai veicoli delle persone handicappate, sia nei parcheggi gestiti direttamente o dati in concessione, sia in quelli realizzati e gestiti da privati.

2. Il contrassegno di cui all’articolo 6 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, che deve essere apposto visibilmente sul parabrezza del veicolo, è valido per l’utilizzazione dei parcheggi di cui al comma 1».

In particolare, il regolamento di attuazione del Codice della strada stabilisce quanto segue: «nei casi in cui ricorrono particolari condizioni di invalidità della persona interessata, il Comune può, con propria ordinanza, assegnare a titolo gratuito un adeguato spazio di sosta individuato da apposita segnaletica indicante gli estremi del “contrassegno di parcheggio per disabili” del soggetto autorizzato ad usufruirne. Tale agevolazione, se l’interessato non ha disponibilità di uno spazio di sosta privato accessibile, nonché fruibile, può essere concessa nelle zone ad alta densità di traffico, dietro specifica richiesta da parte del detentore del “contrassegno di parcheggio per disabili”. Il Comune può inoltre stabilire, anche nell’ambito delle aree destinate a parcheggio a pagamento gestite in concessione, un numero di posti destinati alla sosta gratuita degli invalidi muniti di contrassegno superiore al limite minimo previsto dall’articolo 11, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503, e prevedere, altresì, la gratuità della sosta per gli invalidi nei parcheggi a pagamento qualora risultino già occupati o indisponibili gli stalli a loro riservati».

Si tratta, pertanto, di concessioni particolari ad personam, per cui ha senso prevedere limitazioni quale quella legata al fatto che il disabile ha già un posto auto riservato nel proprio condominio.

Fermo amministrativo

L’auto destinata al trasporto di invalidi non può essere né oggetto di fermo amministrativo né di pignoramento. Questo non è scritto in nessuna legge, ma lo si può ricavare in via interpretativa dalla normativa secondo cui è vietato il blocco dei veicoli destinati a servizi di polizia, anche se privati, di ambulanze, dei Vigili del Fuoco, di soccorso, nonché di quelli dei medici che si trovano in attività di servizio in situazione di emergenza, e degli invalidi, purché muniti di apposito contrassegno. Secondo infatti la giurisprudenza, il veicolo di un disabile, allorquando abbia come destinazione d’uso la mobilità dello stesso, può essere equiparato a un mezzo di soccorso. È vero infatti che il portatore di handicap, in caso di fermo auto, non potrebbe valersi dei mezzi pubblici, come tutte le altre persone, proprio per via del suo stato di incapacità a camminare.

L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, in alcuni chiarimenti, ha fornito opposta interpretazione, ritenendo ugualmente pignorabili e sottoponibili a fermo le auto per invalidi. La stessa -sostiene- non ha neanche modo di distinguere a priori le autovetture acquistate da o perpersone con disabilità. Questa soluzione però non piace alla Ctp (Commissione Tributaria Provinciale) secondo cui l’Agente della Riscossione non opera secondo prudenza se iscrive il fermo o il pignoramento di un’auto impignorabile, destinata al trasporto di invalidi, pertanto deve risarcire il contribuente delle spese di giudizio e dei danni subiti. Il provvedimento è infatti illegittimo e configura una «responsabilità aggravata dell’agente». Lo ricorda la commissione tributaria di Reggio Emilia con una recente sentenza.