I RICORSI CONTRO LE MULTE

10 i ricorsi contro le multe

Nello scorso numero de l’Informatore (pagina 24) abbiamo trattato l’argomento de “L’uso corretto del contrassegno disabili” con elencate le norme che regolano la circolazione, il transito e il parcheggio per le auto a servizio delle persone disabili che espongono l’apposito contrassegno. Non è infrequente il caso di dubbi interpretativi di queste norme e quindi di persone che ritengono di essere state sanzionate illegittimamente. Si ritiene pertanto utile trattare anche l’argomento dei ricorsi contro le multe. E’ necessario sapere a chi e come presentarli e soprattutto quali costi si dovranno affrontare in caso di rigetto dell’istanza. Non sempre infatti la strada dei ricorsi è conveniente da seguire, in particolare quando non si è certi di aver ragione. Talvolta è  meglio pagare la sanzione piuttosto che correre il rischio di dover sborsare importi di molto superiori in un secondo momento

  La  redazione

 Contro le multe, cioè contro le sanzioni amministrative pecuniarie applicate nei casi di violazione delle regole prescritte dal Codice della Strada, è possibile presentare ricorso. Che può essere opportuno quando la multa è illegittima, viziata o in altre situazioni in cui la persona ritiene che il pagamento della sanzione non sia giusto.

I ricorsi possono essere di tre tipi: quelli cosiddetti in autotutela, cioè rivolti all’Ente che ha applicato la multa affinché la annulli; quelli davanti al Prefetto; quelli davanti al Giudice di pace. Non si può fare ricorso solo contro la decurtazione dei punti sulla patente.

 Quando la multa è viziata

La multa può essere considerata illegittima se presenta dei vizi sugli elementi essenziali e può, a seguito di ricorso, essere annullata. L’annullamento ha un’efficacia retroattiva, cioè la multa si considera come mai emanata. Ne elenchiamo alcuni a titolo esemplificativo:

l’errata indicazione delle generalità del conducente;

  • l’errata o l’omessa indicazione della data e dell’ora nella quale è avvenuta l’infrazione;
  • l’errata indicazione del tipo e della targa del veicolo;
  • mancata esposizione dei fatti;
  • mancata o erronea indicazione dell’autorità competente per il ricorso;
  • errore sulla norma violata o sulla sanzione da pagare.

La sola presenza di un errore materiale, però, non sempre determina la nullità della multa. Ad esempio, se c’è un errore sulla data di nascita del trasgressore, ma questi è correttamente identificato da altri elementi (nome cognome e indirizzo oppure dal codice fiscale) l’errore è irrilevante e difficilmente si vincerà un ricorso su questa base. Stessa cosa nel caso in cui sia indicato in modo errato il modello del veicolo a fronte, però, della corretta indicazione del tipo e della targa. Un altro caso frequente è la mancanza del numero civico sulla multa. Molte sentenze si sono pronunciate sull’argomento e, in linea di massima, possiamo dire che questa mancanza potrebbe rendere annullabile il verbale solo se pregiudicasse l’individuazione del luogo ove l’infrazione è avvenuta, quindi il diritto di difesa del trasgressore.

 L’annullamento della multa in autotutela

Se la multa è palesemente illegittima o errata, prima di fare ricorso, la persona può provare a richiedere all’Ente che ha emanato la multa di annullarla presentando richiesta tramite l’autotutela. L’autotutela costituisce il potere/dovere dell’amministrazione di correggere o annullare, su propria iniziativa o su richiesta del cittadino, tutti gli atti che risultino illegittimi o infondati. Questa facoltà spetta all’ufficio che ha emanato l’atto.

È consigliato richiedere l’annullamento in autotutela per vizi di una certa entità, ad esempio:

  • errore di persona;
  • notifica al vecchio proprietario a seguito di regolare passaggio di proprietà;
  • doppio verbale per la medesima infrazione;
  • rilevazione errata della targa del veicolo.

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Il ricorso al Prefetto

I trasgressore o gli altri soggetti tenuti al pagamento della multa possono proporre ricorso al Prefetto del luogo della commessa violazione nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, con varie modalità:

  • direttamente al Prefetto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In questo caso, il Prefetto trasmette il ricorso all’ufficio o comando che ha emanato la multa, corredato dei documenti allegati dal ricorrente; l’ufficio dovrà trasmettere al prefetto tutti gli elementi tecnici utili ai fini dell’istruttoria del ricorso, cioè utile a decidere se rigettare o confermare il ricorso stesso.
  • all’ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore (ad esempio al comando della Polizia municipale), anche a mezzo raccomandata. Con il ricorso possono essere presentati i documenti ritenuti idonei e può essere richiesta l’audizione personale.

Nei confronti del preavviso di violazione (cioè l’atto lasciato sul parabrezza dal vigile urbano) non è ammesso subito il ricorso al Prefetto. L’interessato deve attendere la notifica del verbale. Dalla data di notifica decorre il termine per l’eventuale ricorso al Prefetto.

 Cosa può decidere il Prefetto

Il prefetto esamina il ricorso e i documenti allegati, valuta ed esamina anche gli atti prodotti dall’ufficio o comando che ha emanato la multa, sente gli interessati che hanno eventualmente richiesto l’audizione e compie tutti quegli atti utili alla decisione.

Se ritiene fondata e corretta la multa, il Prefetto adotta un’ordinanza motivata con la quale obbliga il ricorrente al pagamento di una somma, non inferiore al doppio del minimo per ogni singola violazione e comprensiva del pagamento delle spese. Questa ingiunzione di pagamento viene notificata all’autore della violazione nel termine di 150  giorni dalla sua adozione. Se, invece, ritiene che il ricorso del cittadino sia corretto, e quindi infondato l’accertamento che sta alla base della multa, il Prefetto emette un’ordinanza motivata di archiviazione degli atti, comunicandola integralmente all’ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore; sarà poi quest’ultimo a darne notizia ai ricorrenti.

Decorsi detti termini senza che sia stata adottata l’ordinanza del prefetto, il ricorso si intende accolto. Invece, contro l’ingiunzione di pagamento emanata dal Prefetto, il cittadino può presentare ricorso al Giudice di pace entro 30 giorni dall’avvenuta notifica.

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Il ricorso al Giudice di pace

Contro una multa è possibile presentare ricorso al Giudice di pace, a condizione che non si sia già presentato ricorso al Prefetto o che la multa non sia già stata pagata. Il Giudice di pace ha competenza esclusiva in materia di ricorsi contro le multe applicate per le violazioni al Codice della strada.

Al Giudice di pace possono essere presentati:

  • i ricorsi contro le multe per infrazione al codice della strada;
  • i ricorsi contro la cartella esattoriale (cioè il documento notificato quando la multa non > pagata), ma solo per errori materiali della cartella o per vizi di notifica, e non possono essere proposti per contestare nel merito il verbale;
  • i ricorsi contro l’ordinanza del Prefetto che rigetta il ricorso per una multa.

Il ricorso al Giudice di pace va presentato entro 30 giorni dalla data di contestazione della multa o dalla data di notifica. Il ricorso può essere presentato personalmente presso la cancelleria del Giudice di pace o inviato a mezzo posta raccomandata, e deve contenere:

  • originale e quattro fotocopie del ricorso;
  • originale e quattro fotocopie della cartella esattoriale o del verbale di contestazione o dell’ordinanza prefettizia;
  • una fotocopia degli eventuali documenti che si intendono allegare;
  • copia di un documento di riconoscimento valido del ricorrente;
  • marche contributo unificato e diritti di notifica.

Quanto costa il ricorso al Giudice di pace

Per poter presentare ricorso al Giudice di pace è necessario pagare il cosiddetto contributo unificato accompagnato da una marca da bollo. La cifra del contributo dipende dall’importo della multa che si contesta: per le multe di importo inferiore a 1.100 euro, il contributo unificato è pari a euro 43 a cui si aggiunge una marca da bollo di euro 27.

Cosa può decidere il Giudice di pace

Innanzitutto il Giudice di pace ordina all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell’udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento o contestazione o notificazione della violazione, così da poter disporre degli elementi necessari per la decisione. Le parti possono presentarsi in udienza personalmente, senza avvocati.

Il Giudice di pace può:

  • dichiarare inammissibile il ricorso;
  • convalidare la multa con ordinanza se chi ha presentato ricorso non si presenta in udienza senza valido motivo (salvo che la illegittimità della multa risulti dalla documentazione allegata dal ricorrente);
  • annullare in tutto o in parte la multa se accoglie l’opposizione del ricorrente;
  • rigettare il ricorso determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata.

In quest’ultimo caso, il pagamento della somma deve avvenire entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza e deve essere effettuato a vantaggio dell’amministrazione cui appartiene l’organo accertatore, con le modalità di pagamento da questa determinate, infine, la appellabile in Tribunale sentenza del Giudice di pace è inappellabile