Territorio dal fascino innegabile, vale la pena di essere visitata ma per le persone con disabilità motoria sono consigliabili robusti accompagnatori di Silvia e Andrea Vincenzi


La Bretagna, con il suo fascino nordico e un po’ selvaggio, è stata la meta della seconda settimana che abbiamo passato in Francia, dopo aver visitato i famosi castelli della Loira. Avevamo qualche – fondato – dubbio sull’accessibilità di una zona come quella, ma l’attrattiva era piuttosto forte e così, prenotato un appartamento accessibile attraverso www.gitesdefrance.fr abbiamo riavviato la nostra capiente auto e siamo partiti alla scoperta. Il nostro cottage era nel paese di Plouer-sur-Rance, vicino al vastissimo estuario del fiume omonimo: già arrivando, se si lascia l’autostrada poco prima dell’uscita di Plouer, si può godere di una veduta mozzafiato passando sul vecchio ponte sospeso. Il paese presenta un grazioso centro storico, un po’ in pendenza e con alcune vie acciottolate, per cui è meglio avere un accompagnatore per affrontare alcuni tratti; molto caratteristica è la piazzetta dove ogni fine settimana si svolge un mercatino dei prodotti agricoli locali assai ricercati e dove si aprono pasticcerie artigianali e negozietti. Al centro domina la spaziosa chiesa parrocchiale, che all’interno presenta delle preziose ancone lignee scolpite. L’entrata con lo scivolo si trova presso la porta laterale sulla fiancata destra (guardando la facciata). Inoltre nelle vicinanze del paese si può visitare la suggestiva cappellina chiamata “La Sohuaitier”, dedicata alla Madonna protettrice dei naviganti: essa si trova infatti in aperta campagna, su un piccolo rialzo prospiciente il grande estuario, punto di partenza per le barche da pesca e per i marinai. Ogni Ferragosto, ricorrenza di Santa Maria Assunta, si svolge qui una grande festa nei costumi tradizionali, con processione, ceri, canti, fiori e benedizione dei naviganti. Poco distante si trova anche una passeggiata che costeggia l’estuario, ma è in terra battuta, piuttosto sconnessa e con la carrozzina siamo riusciti a percorrerne solo un tratto molto breve.

Meno conosciuta e “turistica” della Normandia, la Bretagna ti fa sentire subito immerso nella sua atmosfera quasi fuori dal tempo con i suoi villaggi, le sue foreste, la sensazione di calma immutabile. Le strade e gli incroci sono costellati dai cosiddetti “Calvari”: crocifissi antichi o gruppi scultorei in pietra a carattere religioso, che sono spesso anche punti di riferimento geografici oltre che devozionali.

La nostra prima visita non poteva che essere al celebre Mont Saint Michel, al confine fra Bretagna e Normandia: il luogo è splendido ma purtroppo è diventato meta di turismo di massa e a ogni ora del giorno è sempre preso d’assalto da folle di visitatori. All’arrivo è stato creato un enorme parcheggio “obbligatorio” con tariffa fissa per tutte le 24h, (12,50 euro, senza eccezione anche per i disabili) ma mostrando il contrassegno alle telecamere poste alla sbarra d’ingresso si può accedere ai posti più vicini al Centro Informazioni. La famosa striscia di terra che isola la roccaforte durante l’alta marea è stata sormontata dalla costruzione di una vasta e lunghissima passerella fissa, che permette l’accesso in ogni momento indipendentemente dalle maree. Dal parcheggio c’è un efficiente servizio di bus-navette che ogni pochi minuti caricano e scaricano i passeggeri in un via-vai senza sosta; gli assistenti ci hanno aiutato a conquistarci un posto a bordo perché si tratta di un vero e proprio assalto ma non ci sono problemi di accesso: i bus sono dotati di pedana e posti per ancorare le carrozzine all’interno. Superfluo dirlo, è consigliabile evitare i weekend; mentre le primissime ore del mattino sono quelle un po’ meno caotiche (i bus operano già dalle 7.30 fino all’una di notte). Per chi preferisce, ci sono anche grandi carrozze trainate dai cavalli per arrivare all’isola, ma sono molto alte e non certo facili da usare per chi ha problemi motori.

Una volta giunti ai piedi dell’isola è possibile vedere da vicino le sabbie e i canali scavati dalle maree e ammirare le possenti fortificazioni. Entrando nella cittadella il fondo purtroppo è subito acciottolato e con la carrozzina si fa parecchia fatica a procedere (necessario avere un accompagnatore): non è possibile arrivare molto oltre la Porte du Roi perché le stradine si fanno impervie e quasi tutta la salita agli edifici principali è fatta di scale tortuose. Ci siamo quindi dovuti limitare alla visita della parte più bassa, dove non mancano fittissimi negozi di souvenir e ristorantini che vantano le specialità del luogo. Buone ma non certo eccezionali come vengono pubblicizzate! Fortunatamente poco dopo la Porte du Roi c’è anche una toilette per disabili, poiché molti dei locali sono piuttosto stretti e non attrezzati. Dopo aver curiosato all’intorno abbiamo deciso di ritornare a piedi lungo la passerella panoramica, una bella camminata comoda e pianeggiante da cui abbiamo ammirato la costa. La passeggiata, per chi vuole, si prolunga in una pista ciclabile in ghiaia che arriva fino al paese sulla terraferma, ma noi ci siamo fermati alla nuova diga costruita per regolamentare l’estuario del canale e l’impatto delle maree: è possibile salirvi con la carrozzina e da lì si godono splendide vedute dell’isola nel suo insieme con la possente abbazia e l’altissima guglia coronata dalla statua d’oro dell’Arcangelo Michele. All’intorno si trovano altri ristorantini e negozi; bello e ben organizzato è il Centro Visitatori, che con display multimediali spiega gli ecosistemi della zona e la storia del luogo. Anche qui non mancano le toilette attrezzate. Nel complesso, nonostante le difficoltà e la folla, è comunque un posto emblematico da vedere.

La nostra seconda visita è stata alla cittadina di Dol de Bretagne: non molto conosciuta, eppure davvero attraente. Come si entra nel centro storico si ha la netta impressione di essere trasportati indietro nel tempo: le coloratissime case a graticcio sono ancora quelle medievali con le loro strutture in legno e pietra. La città è in pendenza ma anche se le strade sono spesso selciate, per la maggioranza sono ben percorribili e lo sforzo è più che affrontabile. Suggestiva e interessante è la bella cattedrale di Saint Samson, dedicata a un vescovo molto venerato in zona; in stile gotico dalle linee arcaiche e massicce, una delle torri della facciata è rimasta incompleta dandole un aspetto caratteristico. L’entrata è un po’ difficoltosa a causa di una doppia porta con gradino. All’interno e all’esterno sono molti i punti d’interesse, compreso un antichissimo pozzo unico nel suo genere. Le viuzze e la parte più antica intorno alla cattedrale sembrano far immergere il visitatore negli scenari di Asterix e Obelix e, a proposito di questi, solamente dopo la nostra vacanza abbiamo scoperto che a Dol si può visitare anche un imponente menhir. Abbiamo proseguito la visita alla città passando attraverso i giardini pubblici che circondano le mura e in cui vengono spesso allestite mostre temporanee. Una cittadina deliziosa con molte cose da vedere e da fare – peccato per il Museo di Dol che già dall’entrata stretta e con gradino non è accessibile.

Più che grandi monumenti o città famose, la Bretagna offre scenari naturalistici non sempre facili da fruire, ma siccome ci era stata consigliata una visita allo spettacolare Fort Lalatte, non potevamo mancare questo punto focale. Dal paese più vicino era segnalata una passeggiata di alcuni chilometri fino al Forte, però ci siamo accorti subito che il sentiero si addentrava nei boschi, con percorsi non praticabili dalle nostre ruote, per cui lo abbiamo raggiunto in auto. Si deve parcheggiare in un grande spiazzo attrezzato (ci sono toilette accessibili ma le abbiamo trovate sudice per l’enorme afflusso di visitatori); dal parcheggio la fortezza non è visibile e si deve proseguire per un sentiero in terra battuta di circa un chilometro attraverso un bell’orto botanico: però è in forte discesa e con una marcata pendenza laterale, per cui scendere è stata una vera impresa, tanto più che stava iniziando a piovigginare e il terriccio risultava scivoloso. Arrivati alla biglietteria ci è stato assicurato con entusiasmo che il forte era accessibile (i disabili pagano un prezzo lievemente ridotto) e quindi abbiamo deciso di tentare la sorte: lo spettacolo è davvero imponente, con il castello cinque-seicentesco che si protende su uno sperone a picco sul mare, vero e proprio avamposto difensivo, tuttavia anche per noi la conquista è costata parecchio sudore e… pericolo! Infatti l’accesso al primo portone è lastricato a pietroni antichi e molto sconnessi, con alcuni punti critici; il primo cortile per fortuna è in ghiaia fine, però il complesso si può visitare soltanto all’esterno perché tutti gli ambienti a pianterreno presentano gradini ripidi e ingressi stretti, mentre ovviamente quelli ai piani superiori sono del tutto fuori portata, come l’imponente torre principale che è la maggiore attrazione. In sostanza siamo riusciti ad ammirare soltanto gli edifici attorno ai due cortili (per il cortile più interno c’è un po’ di salita) e poi, con nostra grande “fortuna”, è iniziato a piovere sul serio. Non c’era luogo in cui ripararsi e il pensiero di dover ripercorre a piedi la lunghissima salita fangosa era davvero troppo; grazie al cielo l’addetto alla biglietteria si è offerto di riaccompagnarci al parcheggio con la sua automobilina sgangherata e così abbiamo evitato il peggio. Ma come accade in quelle terre “nordiche”, l’acquazzone non è durato a lungo e abbiamo potuto proseguire per un altro famoso punto panoramico, il faro di Cap Frehel, a pochi chilometri di distanza.

Anche in questo caso il parcheggio è a pagamento senza eccezioni e si raggiunge così in auto il grande spiazzo ai piedi del faro. Non ci sono posti propriamente assegnati ai disabili (un paio di piazzole portavano segni scoloriti ma erano già state occupate da turisti “normo”), le toilette si trovano in fondo ad una ripida scalinata scavata nel promontorio. Tuttavia la passeggiata intorno al faro è nel complesso pianeggiante, con fondo di ghiaia fine, e attraversa una zona di brughiera fiorita molto suggestiva: da qui ci sono viste a perdita d’occhio delle scogliere e di Fort Lalatte in lontananza. A Cap Frehel non ci sono posti di ristoro, abbiamo visto solamente un ristorante chiuso e in evidente stato di abbandono.

Il giorno seguente abbiamo raggiunto la bella cittadina di Dinard, situata proprio sull’estuario del fiume Rance nell’Atlantico, con le sue numerose cale e il suo fascino otto-novecentesco. L’ufficio turistico fornisce mappe del paese che illustrano diversi itinerari da scoprire anche a piedi toccando i più significativi edifici e punti panoramici della città, ma la nostra prima tappa è stata… parcheggiare e partire per Saint Malo, che si trova giusto al di là del promontorio: i battelli che fanno la spola da e per Dinard sono parecchi, ma dall’Embarcadère du Bec de la Vallée c’è un piccolo traghetto accessibile anche alle carrozzine che attraversa lo stretto di continuo.

Raggiungere il molo – l’unico senza scalini – è stato un po’ avventuroso perché la pavimentazione è rozza e sconnessa. Saint Malo ci ha offerto fin dallo sbarco gli stessi grossi lastroni disuguali e ci ha accolto col fascino severo della possente cinta di mura che la fortifica. Girare per le sue strade è incantevole e faticoso (assolutamente necessario un accompagnatore) a causa proprio delle pavimentazioni e dei marciapiedi molto stretti; le vie principali sono fiancheggiate da negozietti turistici e da deliziose brasserie, paninerie, enoteche con specialità gastronomiche di ogni tipo.

La città è costellata da edifici imponenti di fine sei-settecento: collegi, accademie militari, congregazioni religiose… Abbiamo raggiunto la cattedrale, il cui ingresso accessibile si trova sul fianco sinistro, e tramite una lunga rampa si discende nell’interno vastissimo, semibuio ma molto suggestivo. L’architettura è di stampo gotico con numerosi tocchi moderni; purtroppo non tutti i punti sono raggiungibili perché l’abside e le cappelle laterali sono su livelli differenti con ripidi scalini, ma nel complesso la visita è più che meritevole. Abbiamo poi raggiunto le mura, che in un paio di punti sono accessibili grazie a scivoli e sulla sommità sono percorribili, col fondo in asfalto.

Da qui si godono ampie vedute dell’estuario e delle numerose isolette che lo costellano e vi sono molti pannelli illustrativi che raccontano la storia di questa cittadina con i suoi avvenimenti e personaggi illustri. E’ stato piuttosto difficile trovare locali sufficientemente ampi per entrare con la carrozzina, per cui abbiamo preferito pranzare con le croccanti baguette francesi sulla spianata-giadino in cima alle mura. Anche le uniche toilette “accessibili” le abbiamo trovate all’interno dei bastioni della Porta di Lione, vicino all’imbarcadero: all’interno il bagno è attrezzato ma per accedervi occorre fare una complicata manovra tra il marciapiede stretto, il gradino d’ingresso e il traffico che passa sotto l’arco della Porta. Avventuroso, insomma.

Appena sbarcati di nuovo a Dinard (qui invece ci sono toilette pubbliche attrezzate proprio a Bec de la Vallée e anche in altri punti del paese), ci siamo incamminati desiderosi di gustarci le bellezze cittadine e le bellissime ville costruite sui promontori: avremmo voluto scoprire gli itinerari proposti dalla nostra piantina partendo dalla vicina Plage de l’Ecluse, una vasta spiaggia con stabilimenti balneari, ma quasi subito il maltempo, che aveva “tenuto” fino a quel momento, ha ceduto a una violenta pioggia che ci ha costretti a riparare nei più vicini bar prospicienti la baia. Purtroppo, siccome l’acquazzone non accennava a diminuire, abbiamo dovuto accontentarci di un rapidissimo giro dei negozi di souvenir nelle immediate vicinanze e poi abbiamo dovuto rinunciare, tornando in fretta all’auto. Un vero peccato perché la cittadina si presenta ben percorribile (nonostante lievi pendenze) e sarebbe stata senza dubbio molto affascinante da visitare, con la sua atmosfera liberty elegante e signorile.

L’ultima località che abbiamo visitato è stata la piccola cittadina di Cancale, famosa per le sue ostriche e dirimpetto alla vasta baia di Mont Saint Michel.

E’ un paese “su più livelli”: per primo abbiamo visitato il centro storico, che si trova in posizione elevata, con la sua bella piazzetta davanti alla chiesa principale. Un monumento moderno ricorda l’attività principale del luogo, la pesca dei molluschi appunto. Si tratta di un paese gradevole, con architetture miste e vie alberate che richiamano la Francia più signorile e stradine più strette e antiche che hanno il sapore del piccolo villaggio medievale.

Per raggiungere il porto occorre prendere l’auto perché le pendenze sono davvero ripide: nonostante il vasto parcheggio, nella zona del porto è difficile trovare posto perché il mercato dei molluschi è sempre preso d’assalto sia dagli abitanti che dai turisti.

Vale la pena soffermarsi, però, per l’atmosfera davvero suggestiva e anche perché da qui si apre la visuale sul profilo di Mont Saint Michel che si staglia in distanza. Niente toilette attrezzate, però, e anche negozi e locali sono molto stretti e non certo attrezzati. Non le abbiamo trovate neppure all’Ufficio Turistico, e l’impressione generale, domandando sia qui sia in altri luoghi, è stata quella di imbarazzo impotente. Qualcuno ci ha persino suggerito di chiedere in Municipio il permesso di usare il bagno degli impiegati! Lasciato il centro, abbiamo proseguito in auto verso nord lungo il profilo di questa bella penisola: ci siamo fermati alla spiaggetta di Port Mer, dove si trova parcheggio proprio di faccia al mare; percorrendo un marciapiedi in cemento sulla destra e oltrepassando un piccolo promontorio, la spiaggia prosegue ed è stata una bella notizia poter trovare una toilette accessibile e attrezzata presso il Centro Nautico. La spiaggia, bassa e sabbiosa, è molto godibile e vicino al parcheggio c’è anche un ristorantino oltre al bar del Centro Nautico.

Infine, proseguendo in auto alla punta estrema, detta Pointe du Grouin, abbiamo chiuso in bellezza: qui una breve passeggiata ci ha portato in cima al promontorio che domina l’oceano ed è stato un vero piacere ammirare le vedute a perdita d’occhio sugli isolotti, le cale e le scogliere della costa.

Insomma, la Bretagna ha un fascino innegabile, costellata di Storia e di bellezze naturali, ma per noi carrozzati è obbligo baci fare i conti con un territorio decisamente mosso e collinare: consigliabile partire dotati di uno spiccato spirito di adattamento, avventura e… robusti accompagnatori pronti a tutto!