INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO: QUANDO E COME OTTENERLA

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L’indennità di accompagnamento è un sostegno economico statale erogato dall’INPS e finalizzato a fornire un supporto al nucleo familiare perché si faccia carico della persona invalida totale, permettendo di evitarne, ove possibile, il ricovero ospedaliero.

A chi spetta

Ne hanno diritto i cittadini italiani e dell’UE residenti in Italia, e tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, anche se privi di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (cosiddetta carta di soggiorno), a condizione che posseggano il permesso di soggiorno da almeno un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno.

Infatti, con una recente sentenza, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità della norma che riconosceva il diritto a questa misura assistenziale solo ai titolari di carta di soggiorno, sancendo il principio che la tutela alla salute va garantita a tutti coloro che si trovino legalmente nel nostro Paese, a prescindere dalla durata della loro permanenza.

Requisiti sul tipo di invalidità

Per beneficiare dell’indennità di accompagnamento, la legge richiede che l’invalido debba essere alternativamente: – persona non autonoma nel compimento degli atti della vita quotidiana; – soggetto, anche minore, con incapacità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o bisognoso di assistenza continua.

L’indennità può essere quindi concessa anche se l’invalido è:

– cieco assoluto;

– persona sottoposta a terapie in regime di day hospital (ad esempio, la chemioterapia) e che non può recarsi da sola in ospedale [4];

– affetto da patologie degenerative del sistema nervoso o delle capacità cognitive o motorie (come ad esempio il morbo di Alzheimer, il Parkinson, l’epilessia) e che necessita di assumere quotidianamente farmaci per evitare di aggravare la sua condizione;

– incapace (per via di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva) di comprendere la portata dei singoli atti che va a compiere e della modalità in cui gli stessi vanno compiuti (si pensi, ad esempio, all’assunzione di farmaci), anche se materialmente capace di compiere gli atti elementari della vita quotidiana (come mangiare, vestirsi, provvedere all’igiene personale) [5].

Compatibilità

In presenza dei suddetti requisiti sanitari, l’indennità di accompagnamento può essere erogata anche a chi svolge attività lavorativa;infatti, la legge permette al disabile di potersi sentire parte integrante dell’ambito lavorativo, attraverso lo svolgimento di mansioni adatte alle sue capacità.

Trattandosi, inoltre, di una erogazione di tipo assistenziale, essa è indipendente sia dal reddito che dall’età del beneficiario.

L’indennità è dovuta anche durante il periodo di detenzione, sulla base del fatto che in tale periodo non viene meno l’esigenza di assistere il disabile.

Essa è cumulabile con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali e con le pensioni e le indennità speciali per i ciechi parziali. Non è invece cumulabile con altre indennità concesse per invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio, ma all’invalido è data facoltà di scegliere il sussidio più conveniente.

L’indennità può essere erogata anche al titolare di patente di guida.In tal caso la Commissione medica Asl dovrà accertarne la capacità di guida, per la quale al disabile potrebbe essere rilasciata una patente speciale dalla Motorizzazione, qualora già non ne disponga.

Inoltre, l’indennità è irreversibile e, pertanto, non spetta al familiare in caso di morte dell’invalido.

Stato di ricovero

L’indennità non è erogabile nel caso di ricovero gratuito dell’invalido (ossia con retta o mantenimento a totale carico di un ente pubblico), a meno che non si dimostri che le prestazioni assicurate dall’ospedale non bastano a coprire tutte le forme di assistenza occorrenti per la vita quotidiana del paziente.

Di tutti i periodi di ricovero, ai fini della sospensione dell’indennità di accompagnamento, si tiene conto soltanto di quelli pari o superiori ai 30 giorni, escludendo le situazioni contingenti.

L’indennità spetta, in ogni caso, a coloro che debbono seguire cure ospedaliere anche non quotidiane (come trattamenti di dialisi) e necessitino di accompagnamento in quanto non autosufficienti o perché debilitati in conseguenza della specifica terapia, come ad esempio il paziente chemioterapico.

Su espressa richiesta, inoltre, l’indennità può essere erogata per i periodi di documentata interruzione del ricovero (per non meno di un mese) o durante i periodi di allontanamento (per non oltre un mese) dalla struttura ospedaliera.

La sussistenza dei requisiti (quali il non essere ricoverato in strutture residenziali oppure l’essere ricoverato gratuitamente o a pagamento) deve essere dichiarata ogni anno, attraverso un’autocertificazione (cosiddetta ICRIC) che può essere effettuata per via telematica entrando nel sito dell’INPS oppure è meglio rivolgersi ad un patronato. Il termine per questa dichiarazione è in teoria il 31 marzo di ogni anno, ma in pratica spesso ci sono slittamenti nella scadenza. In caso di ricovero a pagamento, occorre allegare al modulo un’ulteriore autocertificazione attestante i dati del luogo di ricovero e l’importo della relativa retta.

Indennità ai minori

I minorenni invalidi civili possono beneficiare di due tipi di sostegno economico (tra loro alternativi), entrambi erogati dall’INPS:

– l’indennità di frequenza

– l’indennità di accompagnamento.

Importo e decorrenza

L’ammontare del contributo viene aggiornato ogni anno con decreto del Ministero dell’Interno.

Nel 2016 l’importo è di 512,34 euro per 12 mensilità. Il diritto alla corresponsione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Come richiedere l’indennità

Per ottenere l’indennità di accompagnamento occorre prima presentare la domanda per il riconoscimento dell’invalidità civile alla commissione medica presso la ASL di competenza territoriale.

All’istanza va allegata la certificazione medica attestante la patologia o menomazione con diagnosi chiara e precisa e la dichiarazione esplicita dello stato del dichiarante (che deve essere definito “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure “persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”).

In caso di mancata concessione del diritto all’indennità di accompagnamento è possibile presentare ricorso giudiziale entro 6 mesi dalla comunicazione del verbale. Decorso tale termine l’unica strada è quella di presentare richiesta di aggravamento all’ASL competente.

SENTENZE DELLA CASSAZIONE

No accompagnamento per chi deambula col bastone

Indennità di accompagnamento: se il beneficiario cammina ma solo con l’ausilio di bastoni, non c’è il requisito di legge dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Per poter ottenere l’indennità di accompagnamento è necessario dimostrare l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, tuttavia, secondo una recente sentenza della Cassazione, tale requisito non sussiste se il soggetto riesce a deambulare autonomamente solo con l’ausilio di un bastone.Nella sentenza la Suprema Corte, presso la quale aveva fatto ricorso un cittadino di Chieti che si era visto negare l’indennità, ricorda come l’indennità di accompagnamento può essere erogata a condizione che sussistano due requisiti concorrenti, dai quali non si può prescindere:

– l’invalidità totale;

– l’impossibilità di camminare senza un accompagnatore oppure la necessità di assistenza continua per non essere il soggetto in grado di compiere gli atti quotidiani della vita (in quest’ultima categoria vengono fatte rientrare anche le patologie mentali e non solo quelle fisiche).

L’impossibilità di deambulare deve essere effettiva

L’impossibilità di camminare – secondo la giurisprudenza – deve essere intesa in senso assoluto e non come semplice difficoltà nella deambulazione o nel compimento di atti della vita. Questo significa che, senza l’accompagnatore, il beneficiario deve essere completamente impossibilitato a muoversi, neanche con l’aiuto del bastone. Viceversa se il richiedente deambula autonomamente, seppure con l’ausilio di supporti esterni come il bastone, non scatta il beneficio.