Alcuni soci e socie del GALM hanno incontrato i pazienti in riabiltazione

“Grazie ad alcuni accorgimenti posso dire di non aver mai smesso l’attività nell’esercizio dell’impresa agricola, continuando il lavoro svolto da sempre”.Queste le parole iniziali di Bruno Busti presso l’Unità Spinale di Negrar nell’incontro di mercoledì 9 gennaio organizzato dal gruppo del Galm che tutti i mercoledì, offre sostegno ai neo-lesionati con le nostre specifiche esperienze, allargando l’invito a partecipare anche ad altri soci per testimonianze ad incontri mirati. Bruno racconta di come si è fatto male appunto lavorando i campi e come ha cercato di reagire: semplice! Ancora ricoverato in Unità Spinale si è comprato un attrezzo agricolo a batterie, basso abbastanza da poterci salire facilmente, col quale va lungo i filari delle viti per accudirle, dalla potatura alla vendemmia, in autonomia. È una persona lungimirante, di larghi orizzonti, con grande passione e grande inventiva: per dedicarsi al suo orto è riuscito ad applicare un piccolo aratro al suo attrezzo.

Interessante la testimonianza di Rolando Fortini nella quale accenna il suo grande impegno nello sport tuttora fonte di immense soddisfazioni. Ma non manca il tempo per lavorare nella tenuta vitivinicola di famiglia con l’aiuto dei figli. Nonostante la sua paraplegia riesce a salire sul trattore che gli permette di svolgere il lavoro nei campi. Sospira e dice “la passione è troppa sia per lo sport che per il lavoro della campagna e riuscire a vedere che riesco in tutto questo mi gratifica”. Con lui l’amico Claudio Stevanin, compagno nello sport. Insieme appassionatamente, ci hanno raccontato alcune esperienze vissute, con orgoglio e un pizzico di nostalgia. Claudio racconta di come si è di nuovo inserito nella sua azienda scegliendo per se il ruolo di impiegato-manager, riuscendo a condurla perfettamente: anche la gestione è parte importante del lavoro di una attività agricola.

Conferma il concetto anche Marina Marchesini. Non potendo più lavorare nella sua campagna a causa della sopravvenuta tetraplegia, gestisce l’azienda col computer e telefono, trovandoli di grande aiuto nei rapporti clienti, fornitori e nell’archivio della documentazione.” Questo mi permette di sentirmi importante per la mia azienda perchè riesco a controllare e condurre il lavoro interno ed esterno”.

Anche Maria Tirapelle afferma che con la sua carrozzina riesce a conservare la passione nel coltivare le verdure del suo orto. Con fine ingegno il marito le ha costruito una piattaforma di cemento, ideale per la sua esigenza di raggiungere fisicamente le verdure “a volte mi spingo oltre e succede che le ruote della carrozzina affondano nel terreno soprattutto quando è umido e per questo sono costretta a farmi aiutare per tirarmi fuori “. Maria ci fa sorridere perchè esterna in dialetto i commenti del marito, ma una cosa è certa: niente e nessuno la ferma!

Erano presenti con interesse diversi pazienti e i loro familiari; Gabriella, che aveva promosso l’incontro, cerca di coinvolgere le due persone per cui è stato organizzato e, rivolgendosi a Sebastiano, un ragazzone tetraplegico di Mantova, buono e sempre disponibile a dialogare con noi, gli chiede se pensa di continuare la sua attività agricola. In tutta tranquillità ci partecipa che è sua intenzione continuare a portarla avanti in prima persona e per questo ha già acquistato un trattore “ New Holland T.8435”,un vero ‘mostro’ cui ha fatto applicare un sollevatore fisso per salirci sopra. Questo mezzo gli permette di trattare i campi di seminato di frumento e cereali con facilità. Sebastiano conclude così il suo intervento: “Il grande amore per il lavoro può restituire la dignità ad ogni individuo“.

Giovanni invece preferisce dialogare con un conoscente di vecchia data, Bruno che gli racconta con fierezza della sua attività prima dell’incidente, ma ancora si sente rammaricato perchè era un “gigante” nel suo lavoro e soffre per le cose che non può più fare… sicuramente deve ancora maturare la consapevolezza di persona con disabilità.

Riteniamo che questi incontri sono un inno alla vita e ringraziamo i dr. Avesani ed Armani per permettere al Galm di svolgere questo servizio di consulenza alla pari, sempre con attenzione, rispetto ed amore nel confronto reciproco.

Marina, Maria, Gabriella ed Aldo