QUANTO E’ DIFFICILE ADOTTARE UN BAMBINO PER LE PERSONE CON DISABILITA’

“Occorre cambiare la legge ” dichiara il presidente della FISH Vincenzo Falavella

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Per adottare i loro bambini, Gianvito e Monia sono dovuti volare più volte in Vietnam. Un iter burocratico lungo, costoso, che ha presentato non pochi problemi di accessibilità nel muoversi lungo il Paese. Gli stessi disagi che hanno incontrato Francesco e Antonella quando sono andati in Brasile per realizzare il loro sogno di poter donare un futuro migliore ad alcuni bambini rispetto all’orfanotrofio in cui vivevano, come pure Raffaele e Lucia, a loro volta costretti ad recarsi in Slovacchia. Storie tutte di famiglie al cui interno c’è una persona che per muoversi usa una carrozzina.

Sappiamo quanto per tutti sia difficile in Italia adottare un bambino. La cosa diventa pressoché impossibile per persone con disabilità «Non conosco nessun caso di qualche persona con disabilità che qui in Italia sia riuscita ad adottare un bambino», afferma Vincenzo Falabella, il presidente della FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap alla quale aderiscono alcune tra le più rappresentative associazioni del settore, che con un misto di amarezza e profonda rabbia aggiunge «questo è frutto di profonda discriminazione in quanto la condizione di disabilità è un pregiudizio che ostacola l’assegnazione di figli adottivi. Avviene frequentemente, e rammarica, che tanti uomini e donne, con tutte le caratteristiche per essere dei bravi genitori, vedano respingere la loro richiesta solo perché all’interno della coppia c’è una persona con disabilità. E’ un fenomeno che riguarda tutta la Penisola, da Nord a Sud, quasi a suggellare una sorta di patto segreto tra i Tribunali per i Minorenni ed i Servizi Sociali per i quali» – continua Falabella – «crescere all’interno di una famiglia in cui uno dei genitori è disabile può diventare elemento ostativo per il benessere del bambino. Io ho una bambina di cinque anni e, nonostante la mia disabilità, sono un padre come tutti gli altri e mia figlia sta crescendo in modo sereno». Non solo. «Ci sono tanti casi in cui l’adozione o l’affido di un bambino viene valutato negativamente anche se i genitori che ne fanno domanda sono normodotati»– dice il presidente della FISH – «ma hanno già un bambino con disabilità. A questo punto, diventa più facile adottare un bambino all’estero, superando tutti i disagi legati alla lontananza dei Paesi, alle difficoltà di accesso degli istituti in cui si trovano i piccoli, degli alberghi e delle infrastrutture. Sembra paradossale, ma i tempi sono molto più corti, i Paesi sono più disponibili a dare in adozione i bambini e la disabilità di uno dei genitori non diventa elemento ostativo».

A ridare speranza a potenziali genitori con disabilità, che vogliono poter adottare un bambino per garantirgli l’affetto ed il sostegno di una famiglia qui in Italia, ci ha pensato la Corte d’Appello di Brescia, accogliendo il reclamo presentato da una coppia di coniugi, ribaltando la sentenza con la quale il Tribunale per i Minorenni di Brescia aveva respinto la loro domanda di adozione, definendoli inidonei a causa di una diagnosi di sclerosi multipla rilevata alla signora. In questo caso il giudice ha capito che la sclerosi multipla non é una malattia così invalidante tanto da negare l’adozione di un figlio. Oggi sappiamo che non è così: in molti casi, infatti, grazie ai passi avanti della ricerca scientifica, si può vivere con questa patologia e mantenere buone prospettive e qualità di vita. E’ stato dimostrato che i due coniugi possiedano le risorse affettive ed educative necessarie per adottare uno o due bambini in stato di abbandono e dare loro stabilità e sicurezza, malgrado la malattia.

La sentenza della Corte d’Appello di Brescia apre le porte della speranza a molte coppie che, nonostante la disabilità, sognano di poter adottare un bambino privo di famiglia. Questo è stato un grande risultato, che però contrasta con i tanti dinieghi che vengono pronunciati in caso analoghi, il che dimostra che è assolutamente necessario intervenire da parte del legislatore.

La recente sceneggiata parlamentare sulle adozioni da parte di genitori omosessuali nell’ambito della discussione sulle unioni civili, dove tutti volevano aver ragione, ha dimostrato come sia necessaria una nuova legge sulle adozioni. A questo proposito la FISH era già intervenuta nella discussione, sempre con Falabella, con l’obiettivo di «estendere le tutele anche alle persone con disabilità che sono cittadini con pari diritti e pari dignità». Il famoso decreto Cirinnà non contemplava infatti l’ipotesi che uno dei partner, o entrambi, potessero essere persone con disabilità. «Per questo si chiedeva che venisse espressamente richiamato il rispetto dell’articolo 23 della Convenzione dell’Organizzazione delle Nazione Unite che impone di eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità in tutto ciò che attiene al matrimonio, alla famiglia, alla paternità e alle relazioni personali ». E’ quindi necessario che la nuova legge sulle adozioni che viene invocata da più parti, anche se per ragioni meno nobili rispetto a quelle reclamate dalla FISH, preveda espressamente la possibilità di adozioni da parte di genitori con disabilità, compatibile con le capacità di far crescere serenamente un bambino. Attualmente troppi giudici e assistenti sociali si lasciano purtroppo condizionare dagli stereotipi sulla sedia a rotelle e sulla disabilità.