SE LA BARRIERA È NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA

di Danilo Castellarin

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Per tradizione settembre è il mese dedicato ad un primo bilancio dell’estate che volge al termine. Una stagione che si attende tutto l’anno e poi vola via, ogni volta troppo in fretta. Negli ultimi tempi sembravano essere volati via anche i pregiudizi, o almeno gran parte di essi, legati proprio ad alberghi, campeggi, soggiorni marini, spiagge e pensioncine vista mare. Insomma pareva che l’atteggiamento becero e oscurantista dei vacanzieri allergici alle persone con disabilità appartenesse a un retaggio del passato. Nell’estate del 2016, purtroppo, non è andata così.

Perchè dal camping di Roseto degli Abruzzi è capitato che un “padre di famiglia” abbia scritto su TripAdvisor questo commento: «Per i miei figli non è un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina».

Questo il commento che un ospite del villaggio turistico Lido d’Abruzzo (Cico33 il suo pseudonimo) ha diffuso tramite la piattaforma web lamentandosi con i responsabili del campeggio di non averlo avvisato che, nello stesso periodo in cui lui era in vacanza con la sua famiglia, nel villaggio c’erano anche numerosi giovani in carrozzina.

Erano gli ospiti giunti da tutta Italia al Rotary campus, una manifestazione in cui i club Rotary abruzzesi e molisani ospitano per una settimana di vacanza un folto gruppo di disabili con i rispettivi accompagnatori, facendosi carico di tutte le spese.

«Premetto che non voglio discriminare, ci mancherebbe», si legge nel messaggio di Cico33, «perchè so bene che ci sono persone alle quali purtroppo la vita ha riservato grandi sofferenze».Determinato nell’esclusione, ma decisamente incerto nella padronanza dei congiuntivi, il coraggioso padre ha aggiunto: «Bastava che la direzione mi avvisava e avrei spostato la vacanza in un’altra data. Sto valutando o meno di intraprendere una via legale per eventuali risarcimenti».

Inevitabili le reazioni, pubblicate su giornali, sulla rete web e diffuse in trasmissioni radiofoniche e televisive. Sul caso è intervenuto anche Claudio Ferrante, presidente dell’associazione “Carrozzine Determinate”: «È necessario alzare il livello di guardia perché è solo partendo dalla consapevolezza della discriminazione e dell’oppressione causate dall’inadeguata organizzazione della società, che le persone con disabilità possono iniziare un percorso (individuale o sociale) di vera emancipazione. E’ necessario costruire una società che faccia capire come la diversità sia una ricchezza inestimabile della collettività»,conclude Ferrante, aggiungendo che «la Regione Abruzzo e tutti i Comuni dell’Abruzzo devono fare la loro parte, investendo nella cultura dell’inclusione».

Perchè è proprio questo il punto: scivolare indietro e perdere le conquiste duramente  conquistate da chi ha lottato prima, argomento affrontato con attenta sensibilità da Giuseppe Stefanoni sull’ultimo numero de ‘L’Informatore’. Non succede solo nel mondo della disabilità, ma anche in quello del lavoro, della sanità, dei servizi essenziali (energia, acqua potabile, calore) e dell’informazione (stampa, radio, tv, canali web). Profitto e affermazioni individuali sono diventati i valori primari.

Anteposti al servizio, alla consapevolezza, alla riflessione, alla maturità, all’ascolto, alla condivisione. Parliamoci chiaro: potendo scegliere, credo che tutti preferiscano perdersi con lo sguardo in un paesaggio ameno, un tramonto scarlatto, un fisico da olimpionico, due gambe abbronzate.

Ma il “pacchetto vita”comprende anche altre immagini che possono convivere beatamente e pacificamente con le prime. Si tratta solo di accettarle prima con la testa,di imparare a non considerarle “inquinanti”. Sempre che la testa di chi guarda non sia afflitta, come nel caso di Cico33, da qualche oscura ma solida barriera architettonica che ne limita il pensiero, gli orizzonti, la fantasia. Probabilmente la preoccupazione del padre di turbare i figli era totalmente infondata.

I bambini nascono senza confini, pregiudizi, schemi mentali. Che vengono cuciti addosso da genitori, preoccupati più dall’evitare che dall’educare.