SFIDA ALLA LOIRA

Abbiamo deciso di andare con la nostra spaziosa station-wagon a metano, pensando di economizzare sui costi del carburante: primo errore! I distributori di metano in Francia sono rarissimi, quasi introvabili, chiusi nei weekend e non accettano il bancomat (occorre la carta di credito). Nessun problema per chi viaggia a Gpl, invece.

Secondo errore: inutile impostare il navigatore per attraversare Lione! Le strade di questa immensa città, snodo di tutto il sud della Francia, prevedono solo quattro tipi di indicazioni: per Grenoble (verso est), per ClermontFerrand (ovest), per Barcellona (sud) e per Parigi (nord)… ci siamo rassegnati dopo due ore passate a percorrere e ripercorrere i tunnel di Lione, o a farci buttare su improbabili tangenziali a senso unico nella campagna… per cui, una volta ripristinato il buon senso e deciso di puntare il naso in direzione Parigi, siamo riusciti a districarci e raggiungere la piccola chambre d’hote nella campagna francese che avevamo prenotato per pernottare a metà strada.

Il giorno seguente siamo ripartiti senza problemi in direzione Tours, dove ci aspettava il nostro primo alloggio: un delizioso e romantico “gite” (alloggio ndr) situato sul podere di una cordiale coppia, ai margini del bosco demaniale di Loches.

Trovare un alloggio accessibile non è stato difficile: lo abbiamo scelto sul sito www.gitesdefrance.fr che fornisce indicazioni chiare anche in base alla tipologia di handicap. Quelli adatti per carrozzine non sono sempre numerosi in ogni zona di Francia, però si può essere sicuri che le caratteristiche corrispondono a quelle descritte sul sito: ingresso, bagni, doccia eccetera. Quindi niente spiacevoli sorprese. La nostra casa aveva uno spazioso pianterreno con sala da pranzo e salotto open space, la cucina, una bellissima stanza matrimoniale con il bagno adattato; al piano di sopra c’erano altre stanze da letto con un altro bagno. La cosa piacevole all’estero è che le camere da letto accessibili sono quasi sempre matrimoniali: è rassicurante il concetto che sia “ovvio” pensare al disabile come naturalmente amabile e amato, una cultura che da noi stenta ancora a decollare…!

Anche la zona in cui ci trovavamo era davvero idilliaca: ai margini della foresta, si potevano osservare uccelli selvatici, cinghiali e persino – ci è capitato un paio di volte – alcuni cerbiatti. La foresta stessa è solcata da diversi sentieri ben segnalati e che sono in gran parte percorribili anche con la carrozzina: sono per lo più pianeggianti e con un buon fondo sterrato compatto, per cui ci si può addentrare nel folto del bosco e assaporare la quiete delle querce secolari, a patto di accettare qualche sobbalzo. Di tanto in tanto vi sono obelischi che in passato servivano come punti di orientamento durante le battute di caccia, o altri luoghi d’interesse naturalistico.

La prima sorpresa però è stata la cittadina di LOCHES, piccolo ma delizioso capoluogo a pochi chilometri dalla nostra abitazione: senza saperne nulla abbiamo scoperto che era fra i cosiddetti “Borghi Reali”, arroccato su uno sperone roccioso e circondato da imponenti porte cinquecentesche che introducono alle sue stradine in salita verso il castello. Certo tra le pendenze e l’acciottolato sconnesso non è stata impresa facile arrivare al cuore del paese, ma abbiamo potuto vedere all’esterno il LOGIS ROYAL (dimora rinascimentale di Carlo VII – non siamo entrati per la presenza di una scalinata) che domina dall’alto la veduta della città. La vicina COLLEGIATA DI SAINT OURS, romanica e maestosa, ha un bellissimo portale scolpito all’ingresso che si può ammirare superando un gradino, ma se si vuole visitare l’interno occorre cercare la porta laterale sul lato destro e farsi aiutare a scendere una ripidissima asse di legno che funge da scivolo “di fortuna”. Dentro, oltre ad alcune sculture di pregio, è conservata la tomba di Agnes Sorel, amante ufficiale di re Carlo VII. Accanto alla Collegiata vi è un piccolo giardino pubblico che guarda a terrazza la bella vallata di Loches; qui si trova un ristorantino e vi sono toilette pubbliche accessibili. Vale la pena poi proseguire sempre alla sommità della città fino al Donjon, fortezza dei tempi di Francesco I; anche se si tratta di una roccaforte ben poco accessibile, già l’esterno è comunque imponente, e si può godere del circostante giardino anch’esso a terrazza sulla vallata. È possibile comunque raggiungere anche con l’auto la parte alta, e vi sono un paio di posteggi riservati accanto alla Collegiata. Tornando alla parte bassa della città abbiamo ammirato le vie dall’aria molto tipica, con negozietti ed edifici davvero decorativi, le belle porte cittadine cinquecentesche, e attraversando i Giardini pubblici sul piccolo fiume abbiamo percorso una passeggiata nel verde della campagna che da Loches conduce fino a Beaulieux, dove si ergono i resti di una maestosa abbazia romanica e di altre case nobiliari. Anche qui, accanto al municipio, abbiamo potuto trovare le toilette pubbliche. Loches offre una quantità di bar, ristorantini e brasserie uno più attraente dell’altro, oltre a mercatini a tema in diversi giorni della settimana.

Il primo dei “veri e propri” castelli della Loira che abbiamo visitato è stato VALENÇAY, dimora storica dei duchi di Taillerand e dell’omonimo famoso ministro. Il castello si trova accanto al paese (molto grazioso e che merita una visita): abbiamo parcheggiato nello spiazzo dell’Ufficio del Turismo da cui è sufficiente attraversare la strada per trovarsi davanti alla cancellata d’ingresso. Il percorso fino alla biglietteria è in leggera salita e su viali ghiaiati, quindi ci è servito un po’ d’impegno, ma una volta all’interno del giardino e del parco il terreno si presenta pianeggiante. All’interno si può visitare il piano terra, ricco di arredi d’epoca raffinati, ma il piano superiore è raggiungibile solo con la storica scalinata. In ogni modo ci siamo goduti i bei giardini e il grande parco con un interessante labirinto “a quiz” sull’epoca napoleonica, una fattoria in miniatura, laghetti e scorci scenici. Ci sono toilettes adattate sia all’interno del giardino sia accanto all’Ufficio del Turismo.

Purtroppo i nostri timori sull’accessibilità dei Castelli erano fondati, ma se non altro i siti internet forniscono indicazioni precise su ciò che è visitabile o no per le persone in carrozzina.

Il terzo giorno ci siamo spostati ad AMBOISE: grande cittadina proprio sulle rive della Loira, molto viva e piena di turisti. Il castello, con l’entrata situata su uno sperone roccioso nel cuore del paese, con gli altri bastioni si affaccia invece sul lungofiume. La vista dal paese è davvero imponente: le sue altissime mura, le torri fortificate a difesa degli ingressi… ma a proposito d’ingressi, la biglietteria non è umanamente raggiungibile per un carrozzato, trovandosi in cima alla interminabile scalinata medievale, per cui il modo ottimale per visitare il castello è recarsi all’Ufficio Turismo (sul viale De Gaulle lungo il fiume), comprare lì i biglietti e farsi dare la mappa che illustra come aggirare lo sperone di roccia per arrivare in auto fino alla Porta dei Leoni, situata in cima ai giardini: da lì occorre citofonare e ai visitatori disabili è consentito parcheggiare proprio accanto all’ingresso superiore del castello. Anche qui è possibile visitare solo un numero limitato di stanze, per fortuna le più significative, grazie all’aiuto degli addetti sempre molto disponibili e che parlano varie lingue.

Dal piccolo parco ci si può affacciare dai merli sul panorama della Loira ammirando il fiume e la città; inoltre fu ad Amboise che Leonardo da Vinci trascorse i suoi ultimi anni al servizio di Francesco I: infatti nella piccola cappella si trova tuttora la sua tomba (ingresso con un gradino). Purtroppo Amboise è uno dei meno accessibili fra i castelli che abbiamo visto: i percorsi esterni sono o in ciottolato medievale molto sconnesso o in ghiaia profonda in cui si fatica a spingersi, e ci si perdono alcuni degli aspetti più imponenti della struttura. Non ci sono toilettes adattate all’interno; anche in paese abbiamo trovato toilettes pubbliche ma non accessibili. Parlando con le guide del castello e con le persone, abbiamo capito che anche in Francia vi è l’eterna contrapposizione fra gli enti per il turismo che richiedono accessibilità alle strutture e le sovrintendenze ai beni artistici che pongono vincoli di tutela, tuttavia da parte degli “addetti ai lavori” non ci pare di aver percepito una “urgenza” a rendere fruibili gli edifici storici: se un luogo non è accessibile ai disabili si mettano l’animo in pace, sembra essere l’atteggiamento corrente.

Più godibile è il piccolo castello di CLOS-LUCÈ, sempre in paese, dimora di Leonardo fino ai suoi ultimi giorni. Il giardino è stato allestito con le riproduzioni delle sue più ingegnose invenzioni ed è una sorta di parco didattico molto interessante anche per bambini. Occorre però armarsi di pazienza: tutti i castelli sono sempre presi d’assalto da interminabili code di turisti e gruppi guidati… Inoltre spesso non vi è un significativo sconto per i disabili sul prezzo d’ingresso, specialmente in rapporto a quanto poco si possa effettivamente visitare. Anche i parcheggi riservati, in città, non sono esenti da tariffe o limiti di tempo. La via che conduce dalla base del Castello nel centro storico verso Clos-Lucè è ricca di negozietti e di ristorantini di tutti i tipi, con i tavolini all’aperto sulla visuale imponente delle mura e dei torrioni, e una pausa ristoratrice in uno di essi è l’ideale per ammirare la mole dell’edificio e il via-vai dei turisti. In alcuni pomeriggi viene allestito un mercatino di prodotti locali, molto interessante ed attraente, così come sono interessanti le vie del centro storico: sempre piuttosto affollate ma ben percorribili (per la maggior parte pedonali) e ricche di negozi e attrattive varie.

Il CASTELLO DI CHAMBORD, che si trovava a circa un’ora di viaggio dalla nostra abitazione, è forse il più spettacolare di tutti. E’ situato all’interno di un immenso bosco, per cui si percorrono almeno un paio di chilometri in auto dall’inizio della tenuta fino all’ingresso effettivo al castello, godendo inaspettati e suggestivi scorci da diverse angolazioni man mano che ci si avvicina. I posteggi per persone disabili sono ben segnalati e abbastanza vicini alle biglietterie, ma sono anch’essi a pagamento. Da lì si raggiunge “a piedi” uno spiazzo dove si trovano toilettes a pagamento (sconsigliate – meglio usare quelle dentro il castello), moltissimi chioschi con rinfreschi vari (enoteche, paninerie, gelaterie eccetera) e il primo corpo di biglietterie, sempre prese d’assalto da interminabili code. Un addetto ci ha consigliato di procedere direttamente alle biglietterie dentro il Castello, dove i visitatori disabili hanno ingresso gratuito e l’accompagnatore paga un prezzo ridotto. Avvicinandosi, si può ammirare la mole davvero fiabesca di questo immenso edificio, costruito da Francesco I per dare sfoggio di ricchezza ed eleganza ad invidia del suo grande rivale Carlo V di Spagna. Innalzandosi da una poderosa cerchia di mura, la costruzione si riflette nel canale che la circonda con le sue innumerevoli torrette e decorazioni in marmo colorato, un vero spettacolo fiabesco per gli occhi. I percorsi esterni sono in ghiaia (come quasi ovunque in Francia) ma abbastanza fine e compatta, il che non offre grossi problemi per le carrozzine, se non il fastidio di un po’ di polvere dato il caldo della stagione; nel cortile interno invece si trova la pavimentazione in acciottolato un po’ più scomoda. Anche qui, soltanto il pianterreno è visitabile: vi sono diverse stanze arredate; in una è ospitato il video in varie lingue che illustra la storia del Castello: ben realizzato ed interessante; ma la caratteristica più famosa dell’atrio d’ingresso è l’ingegnosa scalinata a doppia elica ideata da Leonardo, secondo cui chi sale e chi scende non s’incontra mai. Purtroppo ci si deve accontentare di ammirarla dalla base. Ma il luogo si fa ampiamente perdonare: il biglietto consente di uscire e rientrare senza limitazioni, e l’immenso parco offre passeggiate pianeggianti nel verde (per lo più asfaltate) da cui si possono ammirare i più begli scorci dell’edificio; si possono noleggiare biciclette e golf-car con cui percorrere la tenuta oppure barche a remi per godersi il canale. Il momento più coinvolgente è stato lo spettacolo equestre, che si svolge due volte al giorno: una squadra di professionisti affiatati sui loro cavalli andalusi fa rivivere i momenti salienti della storia francese in modo spettacolare e divertente insieme, con pezzi di bravura davvero esaltanti. Insomma, la visita a Chambord è stata una giornata intensa, lunga e piena di meraviglie dietro ogni angolo. Peccato, come sempre, che nei castelli non sia stato ricavato nessun ascensore che, pur nel rispetto dell’architettura antica, consenta a tutti i visitatori di ammirare anche i piani superiori.

Non potevamo mancare di vedere anche il CASTELLO DI VILLANDRY, con i suoi favoleggiati giardini. Il parcheggio è a pochi metri dall’ingresso, dove il turista disabile paga un prezzo ridotto mentre l’accompagnatore entra a prezzo pieno. Vi sono alcuni ostacoli che rendono un po’ scomodo l’accesso: il lungo cortile da percorrere è in ciottolato abbastanza sconnesso; per entrare nei negozietti adiacenti alla biglietteria vi sono gradini e gli interni sono molto stretti, proibitivi per le carrozzine. Della struttura si riesce a visitare soltanto il pianterreno con un piccolo numero di stanze arredate, un vero peccato perché molte delle camere interessanti si trovano ai piani superiori, dai quali oltretutto si possono godere le vedute panoramiche del giardino nella sua interezza. Comunque è previsto un video in Francese o in Inglese a scelta, che consente di visitare “virtualmente” anche gli altri piani. I giardini, invece, sono quasi totalmente accessibili: sono presenti molte scalinate scenografiche ma sulle piantine vi è indicato il percorso adatto alle carrozzine, che permette di visitare pressochè tutti gli angoli. Il consiglio però è quello di avere un buon accompagnatore: i vialetti sono per lo più coperti da ghiaia profonda e in alcuni casi bisogna affrontare alcune salite non lunghe ma abbastanza impegnative. La visita è stata comunque molto bella e gratificante: ogni angolo riservava scorci nuovi, geometrie affascinanti, fioriture rigogliose e disposte ad arte. Dal rilassante laghetto artificiale e dalle terrazze più alte si gode una vista panoramica su tutto lo spiegamento delle aiuole con i loro significati simbolici (illustrati nei depliant informativi) che riprendono varie tematiche dell’Amore.

L’unico piccolo neo è quello delle toilettes: ve n’è una segnalata come adatta per disabili vicino alla biglietteria, ma all’interno è lunga e stretta, senza spazi di manovra per la carrozzina, e abbiamo avuto notevoli difficoltà nell’utilizzarla.

Ultimo ma non certo per importanza né bellezza è stato CHENONCEAU, il cosiddetto “Castello delle Donne” in quanto costruito e abitato quasi esclusivamente da una lunga serie di nobildonne, amanti, regine. Già la sua posizione lo rende molto suggestivo: sorge infatti a cavallo del fiume Cher attraversandolo con un ponte-galleria davvero suggestivo.

All’arrivo abbiamo mostrato il contrassegno disabili all’addetto del parcheggio che ci ha subito indirizzato ai posti riservati, giusto dietro la biglietteria e le toilettes (accessibili); la persona con disabilità ha ingresso gratuito, l’accompagnatore paga tariffa ridotta; inoltre come a Chambord è possibile uscire e rientrare più volte. Ci si avvicina al Castello attraverso un lungo viale pianeggiante dal fondo compatto sotto l’arco di maestosi tigli che già predispongono ad un’atmosfera romantica e sognante; lo spiazzo si apre poi in deliziosi giardini su entrambi i lati che ci siamo riservati di visitare dopo gli interni. Per accedere è stata installata una rampa accanto alla scalinata d’ingresso, quindi nessun problema per il pianterreno che si è presentato subito affascinante, ricco di particolari architettonici e di arredi: è stato come venir risucchiati indietro nel tempo, e se non fosse stato per la vera e propria marea di turisti, ci sarebbe sembrato di rivivere l’epoca di Caterina de’ Medici. Le sale infatti sono le più complete e meglio conservate fra tutti i castelli che abbiamo visitato: ai pavimenti in cotto originale ai soffitti in legno riccamente intagliati, per non parlare dei preziosi letti a baldacchino, gli imponenti caminetti in marmo, gli immensi arazzi e la quantità di quadri dal valore inestimabile. È un castello sempre frequentatissimo per cui è preferibile visitarlo evitando i weekend: già è abbastanza fastidioso districarsi nella calca dei gruppi guidati, in più ad un carrozzato ritrovarsi pigiato fra muraglie di gente non permette di godere appieno dei bellissimi ambienti. Purtroppo anche qui i due piani superiori non sono raggiungibili se non attraverso la storica scalinata, ed è stato un vero peccato perché alcune delle stanze più preziose si trovano proprio di sopra. Tuttavia i giardini, il bosco e le altre numerose attrazioni nella tenuta sono tutte pienamente fruibili: passeggiate fra le aiuole fiorite, sotto gli alberi secolari o lungo il fiume gustando gli scorci del Castello; negli edifici adiacenti, una volta stalle e locali di servizio, sono stati ricavati un ristorantino raffinato, una mostra sulla Seconda Guerra Mondiale (di cui anche Chenonceau fu protagonista), una fattoria settecentesca e altre piacevoli attrazioni. All’esterno della tenuta, accanto ai parcheggi, ci sono anche due aree pic-nic, sia all’aperto sia al coperto, in cui poter sostare e pranzare immersi nel verde. Altre toilettes accessibili si trovano all’interno del parco, dietro il ristorante, e sono preferibili a quelle della biglietteria in quanto meno frequentate e… più pulite!

Con il Castello di Chenonceau e con il suo grazioso villaggio abbiamo concluso in bellezza, relax e soddisfazione la nostra settimana nella Loira: a tratti è stata faticosa ma anche gli sforzi sono stati compensati da paesaggi veramente ritempranti e architetture impagabili. Inoltre abbiamo potuto toccare con mano la grande attenzione che la Francia ha per il proprio patrimonio naturale: ovunque vi sono foreste demaniali protette ma che le persone possono gustare in tutta libertà e nel pieno rispetto dell’ambiente.

di Silvia Vincenzi