… il caso Veneto apre un fronte nazionale

Una circolare dell’ULSS 6 Euganea, in Veneto, esclude la sostituzione delle batterie per carrozzine elettriche dai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). A rischio il diritto alla mobilità di migliaia di persone con disabilità.

Il diritto alla mobilità delle persone con disabilità motoria rischia di restare senza “carburante”. Con una circolare interna l’ULSS 6 Euganea, in Veneto, ha infatti comunicato che la sostituzione delle batterie per carrozzine elettriche non rientra più tra le prestazioni garantite dai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). La decisione, immediatamente recepita dalle altre aziende sanitarie della regione, scarica sui singoli utenti una spesa che oscilla tra i 300 e i 600 euro a cambio, da effettuare in media una o due volte l’anno.

Normativa di riferimento
Prima di procedere con gli ultimi sviluppi, per comprendere al meglio da dove nascano le problematiche e le polemiche sorte nelle ultime settimane, occorre effettuare un’analisi sullo stato dell’arte della normativa di riferimento:

  • DM del 27 agosto 1999 n. 332: il primo “Nomenclatore tariffario” includeva esplicitamente manutenzioni e riparazioni – batterie comprese – per gli ausili motorizzati;
  • DPCM del 12 gennaio 2017 (LEA): ha introdotto il nuovo Nomenclatore, eliminando l’elenco dettagliato dei ricambi e rinviando a successive tariffe;
  • Decreto Tariffe del 25 novembre 2024: ha fissato le nuove tariffe per l’assistenza protesica, prevedendo che le Regioni mettano a bando gare “tutto compreso” (ausilio e manutenzione);
  • DGR Veneto 1587/30-12-2024: ha recepito il decreto tariffe e, in attesa delle gare, ha limitato l’erogazione alle sole carrozzine complete, escludendo componenti soggetti a usura (batterie, motori, joystick).

L’intreccio tra vecchie e nuove regole ha quindi creato un vuoto applicativo: il DM 332/1999 non è più in vigore, ma le gare regionali che avrebbero dovuto coprire i ricambi non sono ancora partite, lasciando scoperti migliaia di cittadini.

Il caso del Veneto e le proteste
La circolare dell’ULSS 6 precisa che “fino all’espletamento delle gare, le parti di ricambio non sono a carico del SSN – Servizio sanitario nazionale”, invitando gli utenti a rivolgersi ai fornitori privati; nel solo territorio del padovano, dove opera l’ente, si stima la presenza di oltre 1200 persone interessate, molte delle quali percettrici della sola pensione di invalidità. Sull’argomento si sono subito sollevate le proteste da parte delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità, come la FISH Federazione Italiana Superamento Handicap, ma anche di attivisti. Sul caso non poteva non intervenire la politica anche in Parlamento, sono state depositate interrogazioni che chiedono al ministero della Salute di emanare una circolare interpretativa univoca. Nel caso non si riuscisse a risolvere questa situazione, l’impatto economico e sociale per le persone con disabilità interessate sarebbe davvero notevole: considerati il costo di una batteria che oscilla tra i 300 e i 600 euro e la frequenza di sostituzione, si rischierebbero spese molto elevate.

Criticità interpretative
Questo quadro si ripercuote in modo molto problematico su tutto il territorio nazionale a causa di:

  • Disparità regionali: alcune Regioni (Puglia, Emilia-Romagna) stanno prorogando la copertura in via transitoria mentre altre, come il Veneto e parte della Lombardia, la stanno negando;
  • Tempi di gara: i bandi, molto complessi perché devono includere il servizio di assistenza domiciliare e ricambi pluriennali, rischiano di arrivare a fine 2025;
  • Ambiguità normativa: il decreto tariffe non esplicita se la copertura dei ricambi decorre solo dopo la gara o se può restare in carico alle ASL fino alla stipula.

Cosa chiedono utenti e associazioni
La vicenda non è destinata a concludersi in poco tempo. Per questo motivo, le associazioni hanno rivolto alcune richieste alla politica tra cui:

  • Ripristino immediato della copertura dei costi delle batterie in tutte le Regioni, tramite fondi ponte o proroga delle vecchie tariffe;
  • Una Circolare Ministeriale che chiarisca l’obbligo del SSN a garantire continuità di prestazioni essenziali;
  • Gare centralizzate o accordi quadro nazionali per ridurre i tempi e uniformare i prezzi;
  • Monitoraggio annuale dei costi reali di manutenzione per aggiornare tempestivamente le tariffe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *