di Andrea Vincenzi
Abbiamo sempre pensato al Santuario di Oropa come ad un luogo inaccessibile – e si badi bene, non è una conformazione per disabili! – eppure, raccolte un po’ di informazioni, abbiamo deciso di tentare, attratti dalla bellezza del luogo e dall’importanza storica del Santuario.
Le informazioni sul sito del Santuario di per sé non sono molte, riguardanti i disabili: se ne trova qualcuna in più sul sito https://www.alpibiellesi.eu/turismo-per-tutti-santuario-di-oropa.
Appurato che il complesso del Santuario dispone anche di foresteria con camere accessibili abbiamo deciso di prenotare senza cercare ulteriori hotel: la prima motivazione è stata la lontananza di altre strutture (avremmo dovuto ogni giorno percorrere mezz’ora di auto da Biella), la seconda il prezzo vantaggioso. Cosa che ha avuto i suoi risvolti positivi e negativi insieme, come vedremo.
In poco meno di tre ore d’autostrada A4 siamo arrivati a Biella, uscita Carisio: da lì la cittadina di Biella è raggiungibile con una comoda statale; arrivati in centro, il Santuario è abbastanza ben segnalato sebbene con cartelli piuttosto datati; subito ci si accorge che la strada prende a salire decisamente, con tornanti e attraversamenti di piccole frazioni, poi il panorama si fa montano e si sale per una ventina di minuti attraverso piacevoli boschi di latifoglie. In prossimità del Santuario il percorso inizia a farsi punteggiato di antiche cappelle, preludio di quello che sarà il Sacro Monte, e non è difficile incontrare pellegrini che salgono a piedi, muniti di zaino e bastone.
L’arrivo si presenta subito grandioso: svoltando nel viale d’ingresso, il vasto complesso del Santuario si dispiega in tutta la sua maestà con i porticati digradanti ad affacciarsi sulla valle e, in cima, emerge la grande cupola della Basilica Superiore.
Abbiamo parcheggiato sullo spiazzo antistante la cancellata d’ingresso, dove si trovano mezza dozzina di spazi riservati ai veicoli per disabili (gratuiti), ma è possibile trovare altri parcheggi più su lungo il fianco degli ex-conventi e adiacenti all’ingresso della Basilica Antica, così come nel vasto spiazzo della Basilica Superiore.
Ci siamo recati subito all’ufficio accoglienza, dove ci hanno assegnato la camera: una familiare accessibile con stanza doppia, grande bagno e camera matrimoniale.
Il personale è stato gentile e ci ha fornito una indispensabile mappa per orientarci nel vasto complesso. I grandi porticati “inferiori” sono quasi tutti occupati da negozi di souvenir, religiosi e non, caffetterie e ristorantini; la nostra stanza si trovava nell’edificio detto “Casa Nuova”: dato che il luogo si sviluppa in decisa pendenza, abbiamo dovuto prendere una serie di ascensori e percorrere alcuni porticati, una specie di labirinto fra gli antichi spazi conventuali.
Il primo ascensore, va detto, era piuttosto piccolo e adatto giusto ad una carrozzina standard, per cui abbiamo fatto un giro in più per le valigie; gli altri ascensori invece sono tutti piuttosto spaziosi e non presentano problemi, raggiungendo tutti i livelli su cui è articolato il Santuario. L’unico altro ascensore che presenta un’entrata un po’ stretta e di sbieco, e che richiede una certa manovra per entrare con una carrozzina manuale, è quello che dal cortile inferiore sale al livello della Basilica Antica.
Arrivati in camera, abbiamo constatato che quella matrimoniale era effettivamente un po’ angusta per manovrare con la carrozzina e l’abbiamo ceduta volentieri all’amica Margherita che ci ha accompagnato; la stanza doppia era spaziosa ma i letti erano decisamente troppo alti per riuscire a trasferirsi dalla sedia a rotelle. Gli arredi infatti sono “d’epoca”, con vecchi armadi in legno, letti in ferro battuto e materassi monumentali… Insomma, diciamo che abbiamo dovuto arrangiarci un po’ per salirvi e scendervi; fortunatamente il bagno, anche se spartano, era ampio, con doccia a pavimento e con maniglioni sufficienti.
Bisogna dire che gli alloggi sono rimasti proprio “in stile conventuale”, se così vogliamo definirli; un bonus, comunque, era che la nostra stanza guardava sul bellissimo panorama della Basilica Superiore stagliata contro il Monte Mucrone e il Monte Mars.
Nella nostra convenzione erano comprese colazione e cena in uno dei ristoranti del complesso; la prima sera, quindi, sotto una pioggia battente, abbiamo sfidato cortili acciottolati e gimkane su percorsi lastricati per raggiungere il meritato pasto. L’ambiente del ristorante, anch’esso ricavato dagli edifici conventuali, è stretto e lungo e con varie salette risultanti dalle ex-celle, ma a parte questo si è dimostrato senza barriere particolari. Abbiamo mangiato sempre molto bene, gustando la favolosa “polenta concia”, tortelli, brasati e altre saporite specialità piemontesi (molto abbondanti di burro e condimenti, a dire il vero); la prima sera e la prima mattina, in cui non vi era molta gente, abbiamo trovato un servizio cortese e ci hanno fatto accomodare in una saletta confortevole; nei giorni seguenti, essendo iniziato il weekend e con l’arrivo di numerosi gruppi di visitatori, siamo stati relegati in un angolo piuttosto scomodo da raggiungere con la carrozzina e abbastanza “dimenticato” dai camerieri. In ogni caso la qualità della cucina si è mantenuta eccellente.
Nei due giorni seguenti, per fortuna, il meteo ci ha favoriti con schiarite, sole e tempo tiepido (ad una altitudine di 1.200 metri faceva decisamente fresco); abbiamo quindi visitato la Basilica Antica, che si può anche raggiungere dalla strada che costeggia il Santuario per chi volesse evitare le avventure con cortili sassosi e ascensori vari.
Si tratta di una piccola chiesa che costituisce il nucleo storico del Santuario: qui si colloca l’apparizione della Vergine, da cui è scaturita l’enorme devozione del popolo biellese e oltre, fino al di là del confine francese. La chiesa presenta alcuni gradini all’ingresso, ma da sotto il porticato sulla destra della facciata è stata creata una entrata accessibile dalla sagrestia, con montacarichi che supera il breve dislivello fino all’interno. L’edificio è a tre navate, con un ricco altare dove viene conservata l’antica statua della Madonna con il Bambino in braccio, in legno scuro e adorna di gioielli e vesti preziose; ogni cento anni essa viene omaggiata con una corona realizzata appositamente dai devoti biellesi, con una sontuosa processione e incoronazione. In occasione del Giubileo, il Santuario era stato elevato a Chiesa Giubilare e abbiamo quindi potuto varcare la Porta Santa partecipando alla Messa, al Rosario e ad altre devozioni per l’Indulgenza.
Anche in questo “livello” si trovano alcuni negozi con oggetti devozionali, la stazione meteorologica (non accessibile), le toilette incluse quelle per disabili; da questo piano si accede con l’ascensore all’interessante Museo: qui si possono ammirare tele, ex-voto, riproduzioni e persino gioielli legati alla Madonna di Oropa e alla sua storia; inoltre la visita prosegue con le attigue sale della residenza sabauda, dove la casata Savoia veniva ad alloggiare ogni volta che si recava in visita al Santuario. Le sale sono ancora arredate con pregevoli mobili, opere e decorazioni.
Per chi volesse evitare le salite alla Basilica Antica attraverso i cortili, è possibile arrivare con l’auto fino all’imbocco dei portici costeggiando sulla sinistra il grande complesso monastico, come dicevamo: si trovano un paio di posteggi per disabili e attraverso il grande arco si accede direttamente al Porticato Inferiore con quanto abbiamo descritto.
Per visitare la Basilica Superiore è possibile salire sempre attraverso i cortili, ma qui le pendenze sono molto impegnative e non del tutto ben attrezzate, per cui è preferibile arrivarvi dalla strada – a piedi o in auto – e parcheggiare nel vastissimo spiazzo sul lato della Basilica. Anche qui si trovano delle toilette (al momento della nostra visita erano ancora in allestimento).
La Basilica, imponente nel suo stile neoclassico, domina l’intero corpo del Santuario, con spettacolari visuali su tutta la vallata, e circondata dai monti alle spalle. Si prova una vera sensazione di piccolezza trovandosi sotto le immense colonne del porticato; all’interno la chiesa è a pianta centrale con otto cappelle affrescate in stile moderno ma gradevole. In alcuni giorni prestabiliti e nei weekend è possibile effettuare la visita guidata alla terrazza panoramica alla base della grande cupola: l’ascensore è moderno e non presenta nessuna difficoltà di accesso, e, come dicevamo, la visuale è davvero grandiosa.
Abbiamo poi deciso di pranzare in uno dei ristorantini che circondano la Basilica Nuova, la Trattoria Valfrè: fortunatamente avevamo riservato un tavolo, dato che l’affluenza in giorno di sabato era decisamente affollata. Abbiamo mangiato ottimamente e a prezzi contenuti nei tavolini sotto il pergolato, con i panorami magnifici e un clima davvero gradevole. (All’interno la trattoria presenta un gradino di accesso e non tutti gli ambienti sono agevoli, i bagni non sono adatti ma bastano quelli della vicina Basilica).
Nel pomeriggio avremmo voluto sperimentare la passeggiata “dei Preti”, definita accessibile dalle informazioni, che si snoda a partire dalla Basilica Superiore abbracciando il fianco del monte, ma purtroppo il ponte sul torrente era in manutenzione e l’altro accesso si raggiungeva attraverso un percorso ripido e molto sassoso, non affrontabile nemmeno con la carrozzina elettrica. Abbiamo ripiegato con una “passeggiata” lungo la strada asfaltata che si arrampica verso il Passo di confine: fortunatamente poco trafficata, con una pendenza adeguata alla carrozzina elettrica. Anche da qui abbiamo comunque goduto di splendide vedute da sotto il verde degli alberi.
Sebbene non facente parte strettamente del Santuario, abbiamo fatto una breve visita anche al vicino Cimitero monumentale: si sale lungo la stretta strada provinciale per un tratto, facendo attenzione alla visibilità nelle curve, e arrivati al torrente abbiamo aggirato l’ingresso principale (con solenne scalinata) per entrare dal lato sinistro. Il fondo ghiaioso un po’ spesso non è l’ideale per le ruote ma siamo riusciti ugualmente ad ammirare il livello inferiore; anche quelli superiori sono abbastanza accessibili e suggestivi sotto i viali di faggi, ma in alcuni punti il terreno è sconnesso e sassoso per cui non abbiamo rischiato.
L’unico rammarico è stato non poter percorrere il Sacro Monte, la serie di cappelle dedicate alla vita di Maria: queste cappelle, datate al ‘Cinque-Seicento, sono state offerte dalle varie comunità locali e contengono pregevoli stucchi e affreschi raffiguranti appunto gli episodi della vita della Vergine.
Sono però quasi tutte chiuse e protette da inferriate, per cui è difficile anche poterne fotografare gli interni; trovandosi sul pendio erboso e quasi tutte dotate di scalini, non è stato possibile avvicinarsi con la sedia a rotelle. Nel complesso il Santuario di Oropa merita, lo speriamo, una seconda puntata, per gustare di nuovo l’atmosfera rilassante e grandiosa al tempo stesso ed eventualmente estendere la nostra visita a all’Orto Botanico (ancora chiuso per la stagione) e alla interessante cittadina di Biella.



