IL GRILLO PARLANTE – attualità, opinioni e altro ancora

Goggia e la biologia

L’Italia tutta è orgogliosa della sciatrice bergamasca. Tenace, grintosa, brava, spiritosa. Magari anche  un po’ piena di sè stando alle chiacchiere maligne delle altri madri.

Stando alle notizie ha superato in poco più di 20 giorni una lesione legamentosa del ginocchio ed una minuta frattura del perone. Prodigi dell’impegno della protagonista e dei curanti, preparatori atletici e quant’altro.

Oddio…. Qualche volta dissenziente ha vociferato che il trauma non fosse poi così grave. Ma si sa, le madri delle antagoniste di squadra non fanno testo. Parla, almeno si vorrebbe la risonanza! L’ambiente agonistico non deve essere dei migliori e non basta essere donna per dimostrare fair play.

E tutta via questo piccolo-grande fatto di cronaca pone due interrogativi.

Se le cose fossero state falsificate ad arte, non ci potrebbero stupire più di tanto, ormai lo sport è competizione pura , sostenuta dal marketing. Alla faccia della correttezza sportiva.

Ma se invece il danno biologico fosse stato vero c’è da chiedersi perché gli altri (le persone normali) ci mettano tanto tempo per rimettersi in sesto.

Se pensiamo alle risorse messe in campo per il recupero della sciatrice c’è di che rimanere stupiti: rapido consulti, veloci procedure diagnostiche e terapeutiche, ore e ore di riabilitazione.

Ma la frattura dell’operaio, del muratore, dell’impiegata valgono forse meno di quella di una sportiva? Non è lavoro anche il loro? Umile, forse, ma non meno di valore. Ci si potrebbe chiedere  quanta disabilità si potrebbe ridurre con interventi incisivi e prolungati nel tempo.

Ma si sa, i disabili, i cronici, le persone comuni non fanno storia nell’Italia delle stelle (calciatori o sciatori che siano). E la riabilitazione rimane per molti una cenerentola.

Il Grillo Parlante

Verona, 11 marzo 2022

Mio Dio!
Leggo che in una città italiana dei genitori stanno creando problemi per un intervento al cuore del loro bambino.
Sintetizzo: deve essere operato ma, in vista di possibile trasfusione, si chiede l’autorizzazione. I genitori, no vax, chiedono, anzi, pretendono che il sangue eventualmente trasfuso sia no vax. Cercano via social generosi donatori no vax D.O.C. e ne trovano parecchi. Con la lista in mano si rivolgono alla struttura sanitaria per accreditare i donatori. La struttura rifiuta e loro si rivolgono al tribunale.
Non so cosa deciderà il Giudice.
So invece quali sono i pensieri che si affacciano alla mia mente:

  1. 1)  mio Dio come siamo caduti in basso! L’ideologia folle, la mancanza di conoscenze, la mistificazione dei fatti si sostituiscono all’ultimo granello di buon senso.
  2. 2)  se dovessi aver bisogno di trasfusione vorrei : sangue nobile; sangue di persone astemie ma non troppo; sangue di monogami; sangue di persone di fede cattolica piuttosto che islamica, buddista etc etc.
  3. 3)  la pretesa diventa sistematica e non pare arrendersi davanti a nulla. L’ipertrofia dell’ego, delle mie conoscenze, di ciò che penso, delle mie ricerche sui social etc. è diventata ingombrante, preoccupante.
  4. 4)  ognuno è titolato a parlare di tutto e, di solito, più una persona esercita questo “diritto”, più è ignorante.
  5. 5)  non esiste più il rispetto dell’altro, della sua professione, del suo sapere
  6. 6)  infine, “se non ottengo ciò che voglio, ricorro alla denuncia”. Uno degli sportnazionali più diffusi.

Sarebbe drammaticamente grave che un Giudice, cedesse alla tentazione di avallare una simile richiesta. Significherebbe dare un ulteriore duro colpo alla cura ed ai professionisti che la esercitano.
Se è vero che il consenso informato va richiesto e non estorto, altrettanto vero è che la capacità di cura e le regole che sostengono non possono essere messe in discussione dal primo venticello di idiozia che spira.
In pochi decenni si è passati dal potere baronale medico all’immobilità cui i professionisti sono condannati dalle minacce dei pazienti e dal sapere dei social.
Forse non ci si rende conto che, dai oggi dai domani, il sistema si sbriciola, si deresponsabilizza, si incarta.
Se dovessi aver bisogno…vorrei un chirurgo preparato ma anche sereno che rispetti la scienza e le regole. Non la mia scienza e le mie regole.

Il Grillo Parlante

9 febbraio 2022

L’assistente digitale

Per un problema con il Bancoposta mi rivolgo all’Ufficio Postale dopo aver ovviamente preso appuntamento. Dopo gentile colloquio e problema non risolto mi si invita a telefonare al numero verde impresso sul Bancoposta.

“Benvenuti in Posteitaliane etc etc. Vi risponderà un operatore dall’Italia….” Un sospiro di sollievo. Almeno parlerò con uno che parla come me e che sarà stato addestrato a risolvere i problemi! Errore! Risponde l’assistente digitale che, con un italiano schematico inizia a far domande, chiedendo di esprimere a chiare lettere ciò che desidero. Ci provo. Formulo la domanda, cui segue altro interrogativo da parte dell’assistente digitale. Riformulo la domanda diversamente contenendomi in tre quattro parole. Mi si apre un mondo di numeri! “ Digiti 1 se vuole…, digiti 2 e vuole… digiti 3 se vuole…E cos’ per ben 9 numeri, al termine dei quali non sapevo più cosa volevo. Attendo in silenzio, sperando che l’assistente digitale si taccia per sempre e mi si metta in linea con un umano. Altro errore! La voce metallica fa da sé un’auto analisi e comincia a chiedermi : “ Non le sono stata d’aiuto?”. Irritato rispondo un secco no!. “ Mi dispiace, provi a riformulare la domanda o richiami”.

Ma come… e l’umano non arriva? No, non si fa vivo. Ricomincio la trafila. Ricompongo il numero verde e cambio strategia: formulo domanda diversa e digito altri numeri sperando di scansare l’assistente digitale che, ahimè, ricompare  (ma quante ce ne sono?).

Mi faccio guidare sperando di arrivare a porre il semplice quesito all’ipotetico umano competente. Ancora nulla. Cambio tattica ed inserisco variabili nella domanda. Altra lista di numeri eventualmente da digitare . “ Se si tratta di Bancoposta x digiti 1, se Bancoposta y digiti 2, se Bancoposta z digiti 3, e così via”. Scopro che esiste un ventaglio di Bancoposta inimmaginabile! 

 Dopo un po’ l’irritante assistente mi chiede nuovamente se mi può essere d’aiuto in altro modo ed al mio secco rifiuto,… se ne dispiace e, dopo. circa 5 minuti d’attesa arriva finalmente l’operatore umano targato con un numero che gentilmente mi chiede quale sia il mio problema.

L’avventura, nel suo complesso, è stata molto più articolata ed irritante di quanto esposto.

A parte che il problema non sia stato risolto ma rinviato all’Ufficio Postale dal quale ero partito, mi vengono alcune considerazioni. Le prime banali 

  1. tempo consumato nell’impresa telefonica 50 minuti
  2. l’assistente digitale potrebbe rispondere anche da Marte, tanto non cambierebbe nulla.
  3. ..ah, i vecchi uffici postali di una volta!

La considerazione più angosciante è comunque un’altra. Si parla molto di intelligenza artificiale, di robotica, di sistemi digitali complessi. Se ne parla spesso anche in riferimento alla salute, ipotizzando che sempre più si prenderanno decisioni sulla base di algoritmi. Ci sono molti scienziati che sono convinti di poter sostituire la mente umana con sofisticatissimi…computer. Ci sono tentativi di costruire robot ed umanoidi con l’idea di creare dame di compagnia per le case di riposo o di fornire perfetti assistenti alle persone disabili.

Innegabili i vantaggi della ricerca, dell’informatica e di tutto ciò che ha potenziato le nostre capacità. 

Tuttavia, dopo questa esperienza, sono ancor più convinto che “umano è più bello”. Specie un umano competente.

Il Grillo Parlante

22 gennaio 2022

Supponenza

Pensando alla, ahimè ormai insopportabile pandemia, mi è venuto in mente un sostantivo per cercare di riassumere i sentimenti che provo nei confronti di questo difficile confronto con il virus.
La supponenza è “ un atteggiamento improntato all’altezzosità ed all’arroganza”. Supponente è chi, con atteggiamento di superiorità, pensa di sapere tutto e di poter trasmettere agli altri il suo sapere senza mettersi in discussione. Non è, a mio avviso, un atteggiamento positivo!

Scendendo nel particolare sono state molte le categorie di persone che si sono fregiate di questa triste medaglia.
Sono stati supponenti tutti i virologi, immunologi, infettivologi, rianimatori, pneumologi etc etc che si sono avvicendati pluriquotidianamente sulle televisioni nazionali e non. Hanno dato prova di grande capacità dialettica, di affermare cose che poi sono state puntualmente smentite dal protrarsi della pandemia.

Lo stesso atteggiamento lo hanno avuto i politici ( si salva, nel mio giudizio il ministro Speranza che ha sempre avuto atteggiamento pacato e prudente). Se non richiamasse un personaggio innominabile il loro motto potrebbe essere riassunto in “vincere e vinceremo!”. Con o senza mascherina, con o senza vaccini, con o senza stato di emergenza, con lo slogan “aprire subito”, con mille altre quotidiane dichiarazioni, ognuno ha dato prova di sapere tutto sul virus e sulla pandemia. “ Ne saremo fuori a Natale”, “La nostra regione è la migliore”, “ i vaccini stanno risolvendo il problema”, “ mai a mio figlio..”, “tamponi gratis a tutti”, “no green pass”, “sì green pass che risolverà il problema”
Non se la cavano meglio, in termini di arroganza, i vari filosofi, giornalisti e scrittori che da molti mesi ci scassano gli zebedei criticando, propinando ricette, attaccando i pro e no vax, parlando di libertà lese etc etc.
Supponenti continuano ad essere coloro che credono che il virus sia un banale raffreddore, che i vaccini siano stati fatti solo allo scopo di guadagnare o peggio ancora per governare il mondo. Costoro sono quelli che, con atteggiamento a tratti sprezzante o solo per paura, stanno alla finestra a vedere che cosa succede.
Non da meno sono i ristoratori, albergatori e quanti hanno certamente sofferto nei primi mesi, ma hanno poi manifestato un menefreghismo nei confronti delle regole.
Supponente, in fin dei conti, si è dimostrato e continua ad essere il genere umano, incapace di memoria storica, incapace di cogliere i segnali dall’ambiente e di capire che il destino del mondo ha da sempre avuto a che fare con batteri e virus in una lotta che non sempre ha visto vincitore l’uomo. Incapaci di vedere oltre il nostro naso, tesi ancora una volta all’unico obiettivo della crescita economica, ci dimostriamo incapaci di coesione e stiamo tristemente percorrendo una strada perigliosa, irta di incognite, con atteggiamento da “saputelli”. Quand’anche vincessimo a breve questa pandemia, dovremmo avere il coraggio di guardarci dentro per scoprire i limiti delle nostre esistenze ed i gravi errori che il genere umano continua a commettere.
Auguriamoci che i prossimi mesi ci vedano “tutti migliori”.

A proposito di dittatura sanitaria.

Il coronavirus sta facendo perdere la testa a molti. Certamente la fatica di vivere questo lungo e triste periodo storico produce nelle persone stanchezza e mancanza di lucidità. Forse è a questo che si può ricondurre una delle affermazioni che si sentono ripetere frequentemente: quella che siamo in una dittatura sanitaria. Il mio modesto pensiero è che davanti alle situazioni di emergenza-urgenza è necessario agire e non tergiversare o continuare a dibattere. Se questa sia dittatura non lo so.

Penso invece che nella dittatura sanitaria ci siamo già da molti anni ma per aspetti che nulla hanno a che fare con la pandemia.
In maniera subdola, ma costante, si sta puntualmente realizzando una restrizione della libera scelta del cittadino in ambito sanitario. Qualche esempio per non rimanere nel vago. Sembra ormai assodato che Mario Rossi, una volta operato e con necessità riabilitative non abbia diritto di scelta su dove andare. I percorsi terapeutici impongono che venga dirottato nella struttura X. Quasi sempre pubblica ma talvolta anche privata accreditata. E questo in ottemperanza a protocolli che ovviamente il paziente non ha diritto di visionare e che nella maggior parte dei casi non esistono perchè legalmente nessuno puo’ imporre ad un paziente dove andare per curarsi.

Anna Bianchi invece ha necessità di farsi uno screening mammario. Solitamente si rivolgeva alla struttura ZS dove lavorava la Dr.ssa P.G. Ne aveva stima, apprezzava la delicatezza del sistema nell’eseguire un esame di routine ma sempre ansiogeno. Questa volta no! Deve andare nella struttura identificata dall’ULSS e non più dove lei vorrebbe. Il suo medico di base è categorico: nella struttura dove andava prima no. Se no se la paga.

Infine a Luigi Neri, che è un disabile da molti anni, urge rinnovare la sua protesi di gamba. Anche lui si era sempre rivolto al medico A.B. che conosceva dai tempi della riabilitazione e che conosceva bene il suo moncone, le sue caratteristiche e non da ultimo conosceva bene le procedure per il rinnovo. Niet! Da oggi (o meglio da ieri) Luigi si deve rivolgere solo a strutture e medici identificati dall’ULSS. Non se ne parla più di andare dallo specialista di fiducia.

Questa è dittatura sanitaria! Impedire al cittadino, con le scuse dell’appropriatezza, della razionalizzazione, del contenimento della spesa, di scegliere dove curarsi è contro la libertà di scelta ed è palesemente in contrasto con la facoltà di curarsi dove si ritiene più opportuno. Certo, molte strutture, soprattutto private accreditate possono aver barato, lavorato per avere clienti e fatturato…ma che c’entra? Compito del pubblico è controllare e non impedire l’accesso, è verificare l’appropriatezza e non stabilire vincoli per il paziente. Ma per controllare servono decisori politici ed amministrativi integerrimi ed incorruttibili. Aggettivi che da molto tempo non contraddistinguono più, nella maggioranza dei casi, coloro che ci governano.

Il Grillo Parlante

9 dicembre 2021

Fornire risposte

Dopo qualche settimana dalla comparsa del “green pass”, atteso che si facesse chiarezza sugli inevitabili disguidi iniziali, ho dovuto ricorrere al sito governativo per avere dei chiarimenti. La faccenda è piuttosto personale ma merita di essere descritta per trarne poi delle considerazioni. Mia figlia, residente in Italia, ma domiciliata per ragioni lavorative in Francia, si è vaccinata là in quanto lavoratrice in ambiente sanitario. Aveva previsto di sposarsi a fine luglio e quindi, in ottemperanza alle regole sulle cerimonie e sui movimenti tra stati, ha iniziato a chiedere di avere il green pass. Risparmio tutte le telefonate con il distretto sanitario locale ( con attese interminabili al telefono), in regione, al medico di famiglia etc per avere delucidazioni. Dopo vari tentativi arriva il suggerimento dalla Regione di inviare giustamente il certificato di vaccinazione effettuata in Francia. Fatto tutto e verificato dopo qualche gg che il tutto apparisse nel fascicolo sanitario. Uno dice cosa fatta!. Invece no. Non si puo’ emettere il green pass. Il tempo stringe, il matrimonio si avvicina, si sa, un po’ di agitazione è la regola. Chiede il mio intervento non potendo lei rimanere attaccata al telefono. Trovo un sito governativo con indirizzo mail dove scrivere per avere risposte sul famoso lasciapassare. Inoltro la cortese richiesta per conoscere come fare ad avere il documento. Immediata risposta che inizia con: gentile utente la sua domanda è stata presa in carico con il numero 111111 ( di ìco a caso). No reply!. Bene, un passo avanti.

Dopo 10 gg non avendo ottenuto risposta riformulo il quesito aggiungendo che la precedente richiesta era stata presa in carico con il numero 111111. Immediata risposta no reply che dice cha la mia richiesta è stata presa in carico con il numero 222222 ( a caso). La cosa comincia ad infastidirmi. Lascio passare 10 gg e riformulo il quesito sempre precisando che lo stesso era stato preso in carico con il numero 111111 prima, 222222 dopo. Immediata risposta no reply che il mio quesito è stato preso in carico con il numero 333333( sempre a caso). La faccio corta. Alla fine mia figlia si è fatta fare il green pass in Francia ( ma sarebbe pare spettato all’Italia rilasciarlo) e si è precipitata in Italia a sposarsi e a farsi le vacanze.

La cosa sarebbe passata nel dimenticatoio se oggi non mi fosse arrivata una mail ( noreply) dal sito del governo che sostanzialmente dice che rispetto alla pratica numero 333333…l’indirizzo dal primo ottobre non è più attivo e di rivolgersi al numero xy per notizie sul green pass.

Non è certo la prima volta che mi accade che risponditori automatici tentino di rassicurare il cittadino che la sua richiesta è stata presa in carico e si metta tranquillo che prima o poi la risposta arriverà. ( se arriverà). E’ comprensibile che ci sia attesa, comprensibile anche che non ci sia una miriade di tecnici pronti a rispondere per e mail. Appare tuttavia anonimo, poco rispettoso, lontano dalle esigenze del cittadino il modo “informatico” di rassicurare, concedendoti un numero. Lontani i tempi nei quali si voleva far credere che il cittadino non era una entità numerica ( vi ricordate la battaglia sui pazienti come numeri?), poco credibile anche tutta l’enfasi sull’umanizzazione dei rapporti ad esempio nei luoghi di cura.

Se poi passiamo dalla parte di chi quella risposta attende…beh si potrebbero fare molte considerazioni. Quante volte “ il cittadino” aspetta inutilmente risposte? quante volte le associazioni chiedono, inoltrano richieste, propongono incontri e rimangono in attesa? Sia chiaro ci sono sempre delle priorità da evadere. Specie in epoca COVID.Ma non è detto che la richiesta banale e la risposta sollecita non tornino utili a modificare l’idea del rapporto tra cittadini ed istituzioni.

Il Grillo Parlante

Green pass e libertà

Non si fa che parlare di questo e tutto ruota attorno a questo lasciapassare indispensabile ormai per fare molte cose, tra le quali lavorare. Pare che il 15% circa degli italiani non ne voglia sapere né di vaccinarsi né di farsi “controllare” nei luoghi pubblici o privati che siano ove è richiesto appunto il lasciapassare. Si invocano diritti, complotti, dittature, di tutto di più. Si arriva a minacciare a protestare in modo organizzato sfasciando tutto ed assaltando sedi per così dire istituzionali. Tutto ok? Va tutto bene nella logica della libertà del singolo?

Da vaccinato, qual sono, mi sento offeso per una infinità di ragioni.

Considero questi miei concittadini soggetti che in qualche modo ( inconsapevolmente mi auguro, ma consapevolmente pure) vivono sulle spalle di chi, e sono la stragrande maggioranza) ha corso qualche rischio, si è fidato della scienza, ha capito che una via d’uscita in qualche modo bisognava trovarla.  Questi ( pare tra l’80 e l’85%) della popolazione adulta si sono vaccinati, determinando un grande beneficio anche per i restii, i negazionisti, i timorosi, i contrari per principio.

Non è mai esistito nessun farmaco privo di rischi e di effetti collaterali, mai nessun vaccino privo di qualche incertezza, ma mai nessun vaccino è stato usato in così larga scala in così poco tempo e determinando anche effetti positivi insperati. 

Attenzione però, non culliamoci troppo sugli allori. Non diamo adito al virus ( che cervello non ha)  di dimostrare che è più intelligente di noi. La guerra non è finita e la vittoria passa necessariamente attraverso il rigoroso controllo….dei non vaccinati.

Due milioni di euro al giorno costa alla sanità la malattia dei non vaccinati. 640 milioni al mese, Fate voi il conto di quanti miliardi su base annua. 1.700 euro al giorno il costo per una persona malata di Covid in rianimazione. Facciamoci il conto di cosa si potrebbe fare a favore dell’assistenza  con i soldi risparmiati semplicemente con il vaccino.

Ci puo’ stare che uno non voglia vaccinarsi ( ma , al pari del testamento biologico, dovrebbe lasciar scritto che in caso di malattia….), ma non può proprio esistere che uno si sottragga all’obbligo dei tamponi e del green pass. Per un semplice ragionamento di rispetto nei confronti dell’ 85% che ha accettato la sfida di combattere questa terribile pandemia con le armi a disposizione. 

Nella storia, le pandemie hanno sempre determinato grandi sconvolgimenti sociali. In un certo senso facevano pulizia e, a prezzo di molti morti, negli agivano come motore di ricrescita economica, di cambiamenti nei rapporti sociali. Lasciata a sè questa pandemia non si sarebbe comportata diversamente ( non è detto che ancora non accada) : basta fare milioni o centinaia di milioni di morti…e dopo qualche anno, a virus “spento”, il mondo sarebbe più leggero, meno occupato, forse anche meno inquinato. Forse è questo in fondo il pensiero dei no vax. Resisteranno i più forti, i più sani, i più giovani!

E poi c’è il concetto di maggioranza. Parola abusata, tirata sempre in ballo dai politici anche quando le loro maggioranze sono in misura centesimale. Che dire invece della maggioranza del popolo italiano che si è vaccinata? Che dire se l’85% scendesse in piazza domani per contrastare il 15% degli irriducibili no vax? Non sarebbe un loro diritto? Non hanno forse il diritto di veder riconosciute le loro scelte di protezione, di voglia di far ripartire l’economia, i rapporti tra le persone? Non hanno forse il diritto di essere protette?

L’idea di collettività, di società inclusiva, rispettosa di tutti parte dalla necessità di assumere sulle proprie spalle il dovere di protezione dell’altro. Se così non fosse stato in passato nulla sarebbe stato delle conquiste a favore dei deboli, poveri, disabili, ammalati etc. etc.

Se non sconfiggeremo l’idea che sempre e comunque viene prima la mia libertà ( di fare o non fare il vaccino, di avere o non avere il green pass, etc), apriremo le porte ancora di più alla distanza tra le persone  con la perdita del valore della solidarietà. 

Fermiamoci finché siamo in tempo!

Il Grillo Parlante