a cura di Laura Daveggia

Il tiro con l’arco è una delle attività di sport-terapia quasi sempre proposta in Unità Spinale durante il percorso di prima riabilitazione. Molte persone mielolese, poi, si appassionano e continuano a svolgerlo anche dopo la dimissione.

Fra tutte le attività sportive, è una di quelle che presenta i maggiori vantaggi e le minori controindicazioni, perciò si presta ad essere praticato anche da coloro che hanno problemi che impedirebbero lo svolgimento di altri sport.

Tra i vantaggi, il primo è che si può tirare con l’arco utilizzando la propria carrozzina abituale ed il proprio sistema di postura. In questo modo, il mieloleso può concentrarsi unicamente sul gesto atletico, senza dover imparare l’utilizzo di altre carrozzine come ad esempio nel tennis o nel basket. Il mieloleso con lesione incompleta può tirare anche utilizzando una qualsiasi sedia; in tal caso, talora, uno degli obiettivi terapeutici è quello di migliorare equilibrio e forza in modo tale da arrivare a tirare in posizione eretta.  Inoltre, esistono specifici ausili che permettono di tirare con l’arco anche a chi ha una lesione alta, quindi con scarsa manualità e poca forza nelle braccia. Può essere praticato sia al chiuso che all’aperto e quindi in tutte le stagioni. L’arco deve essere scelto in rapporto alle dimensioni corporee della persona, alla forza muscolare e alla dominanza oculare. Gli archi-scuola sono semplici e leggeri e si adattano bene anche a coloro che hanno scarsa forza muscolare.

Il tiro con l’arco è un’attività sia individuale che di gruppo. Infatti, gli allievi possono tirare in gruppo, ma ognuno può tirare con i propri ritmi, prendendo i tempi e le pause necessarie.

Il tiro con l’arco migliora la stabilità del tronco, ed in particolare tutta la muscolatura posteriore. Migliora la forza delle braccia, la stabilizzazione posturale e la coordinazione oculo–manuale. Notevole è anche la ricaduta positiva sulla capacità respiratoria. La posizione “aperta”, infatti, facilita l’espansione toracica; inoltre determinate fasi del gesto sportivo richiedono la sospensione del respiro e ciò implica una consapevolezza ed un controllo respiratorio assai notevoli. Tutto ciò ha immediate ricadute positive sulle attività quotidiane. Richiede anche una buona concentrazione, facilitando attenzione e consapevolezza della propria postura ed attività sia pure in presenza di una sensibilità alterata. Prima che una sfida con gli altri, il tiro con l’arco è una sfida con se stessi. Le possibili difficoltà consistono nel montare l’arco in autonomia e, per coloro che hanno scarsa manualità o instabilità del tronco, nell’estrarre le frecce dal paglione. Ovviamente, vanno rispettate le specifiche norme di sicurezza che, comunque, vengono insegnate sin dalle prime lezioni. Ulteriore vantaggio, infine, è l’aspetto economico. Non serve, infatti, acquistare specifiche carrozzine o costose attrezzature. Spesso, le società sportive prestano i propri archi ai principianti e solo quando l’arciere ha provato e deciso di continuare acquista il proprio arco, i cui costi si differenziano in base alla tipologia scelta. Il costo iniziale, dunque, è solo quello dell’iscrizione alla società sportiva.

Le controindicazioni assolute sono le stesse degli altri sport, ma vi sono delle peculiarità. Ad esempio, una lesione da decubito ischiatica che controindica la postura seduta impedisce anche il tiro con l’arco, ma un decubito al malleolo che impedirebbe il nuoto consente il tiro con l’arco. Analogamente, un’incontinenza o una gestione problematica di intestino e vescica complicano il nuoto ma non il tiro con l’arco. Al di là degli indubbi benefici riabilitativi, si tratta quindi di un’attività di cui possono usufruire quasi tutti e, cosa da non trascurare, il lavoro sulla respirazione e sulla parte posteriore del tronco è assai specifico ed utilissimo ai mielolesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *