Rappresentare correttamente le persone con disabilità, e non celebrarle: è questo il punto di partenza, anche per il mondo dei media e della pubblicità, per un reale cambio di prospettiva, aderente al vero
L’idea che abbiamo delle persone con disabilità condiziona in maniera preponderante la percezione generale della disabilità stessa. Ecco perché raccontare e mostrare la realtà delle persone disabili è il modo migliore per veicolarne il più autentico racconto, evitando stereotipi, eroismi forzati e narrazioni pietistiche che non rispecchiano il vero.
Mostrare allora una persona cieca che fa la spesa, una in carrozzina che va al lavoro, significa dare spazio alla reale quotidianità delle persone con disabilità, contribuendo così a smantellare alcuni pregiudizi che ancora insistono sulla percezione di chi vive questa condizione, riportando il tutto a quello che è: una delle condizioni possibili, che riguarda ben il 24% della popolazione europea.
Le persone disabili vivono una vita normale: Strano ma vero!
E’ proprio questo l’obietto della nuova campagna “Strano ma vero” di “ShowREAL”, il progetto ideato da YAM112003, Valore D e Fondazione Diversity e supportato da IKEA, che intende rompere gli stereotipi, promuovere una narrazione autentica delle persone con disabilità, invitando il mondo della comunicazione a includerle in modo concreto nei propri progetti.
All’interno degli spazi espositivi del negozio IKEA, le protagoniste e i protagonisti della campagna compiono gesti quotidiani che ribaltano convinzioni errate ancora molto diffuse, sfatando alcuni pregiudizi legati alla disabilità.

Martina è in bagno e sta caricando una lavatrice di colorati e ci ricorda che una ragazza cieca come lei può fare una lavatrice senza incidenti di lavaggio introducendo così il tema della campagna: ciò che può sembrare “strano” è semplicemente “vero”.
Nella camera matrimoniale si intravede una sedia a rotelle. Francesca, una donna con tetra paresi spastica, è nel letto con il suo partner e rivela una dimensione spesso negata nell’immaginario collettivo: quella dell’intimità.


Ettore, un ragazzo senza una mano, è nello studio, immerso nel suo lavoro alla tastiera del computer. L’ambiente e gli strumenti che usa mostrano con semplicità qualcosa che a molte persone, ancora oggi, sembra strano: una persona con disabilità impegnata in un’attività lavorativa a tutti gli effetti.
La scena si sposta su Max, un uomo con Charcot – Marie – Tooth di tipo 1A, in una cameretta piena di giochi, pupazzi e pannolini, nel classico caos da genitore. Si, perché anche lui è un papà.

Media e disabilità: una narrazione da migliorare
La campagna non si rivolge solo alla collettività, ma richiama anche le aziende ad alcuni dati significativi: in primis quello della presenza delle persone con disabilità nelle pubblicità, solo nell’1% delle pubblicità (Nielsen Ad Intel, 2021). Inoltre spesso vengono rappresentate da paersone non disabili.
Considerare poi le persone disabili anche come consumatrici e consumatori è unìaltra chiave importante per un ribaltamento di approccio verso la disabilità, da parte delle aziende: al proposito, vale la pena ricordare che secondo il Diversity Brand Index 2025, in Italia il69,5% della popolazione preferisce marchi realmente inclusivi. 7 persone su 10 scelgono brand che parlano di inclusione e altrettante eviterebbero di consigliare quelli percepiti come non inclusivi. Un approccio inclusivo, quindi, non è solo giusto: porta anche risultati concreti, con un +24% di crescita dei ricavi per i brand che lavorano seriamente sulla DE&I.
fonte Disabili.com
