Sul nostro “L’Informatore”, la socia Valeria Ghidoli, cura una rubrica dedicata alle testimonianze di lavoro e di vita, intervistando soci e non che accettano di raccontare la propria personale esperienza che, senza pretesa alcuna, potrebbe essere di spunto per altri.
L’articolo qui sotto è stato appunto ripreso da una edizione passata del nostro giornalino.

Massimo mi racconta che conosce il Galm da una vita, da quando c’era ancora Eugenio Marchesini. Abita a tra l’Alpo e Madonna di Dossobuono, dove ha anche un ufficio. La mattina lavora in una ditta come dipendente e al pomeriggio, come partita Iva, segue tre ditte. “Faccio disegno elettrico industriale con il CAD”, mi spiega. Poi mi racconta la sua storia, che assomiglia a un vero e proprio curriculum vitae: dopo l’incidente ha fatto la riabilitazione e poi ha seguito un corso al Don Calabria dove si imparava a usare appunto il CAD, un programma specifico che è necessario per il disegno tecnico. Dopo un anno di corso e lo stage ha iniziato a collaborare con una ditta, inquadrato come “prestazioni occasionali”. Nel 1996 viene assunto in una ditta di impianti elettrici, dove rimarrà fino al 2009. “Purtroppo, si sentiva che la ditta non avrebbe retto così mi sono aperto una partita Iva e dal 2009 fino al 2019 ho lavorato solo così. Finché nel 2019 sono stato assunto dalla ditta per cui lavoro attualmente”. L’assunzione è stata motivata con la necessità, per l’azienda, che ha più di 35 dipendenti, di dare accesso a una persona disabile. Gli chiedo anche se gli pesa il percorso casa lavoro e il fatto di avere le situazioni lavorative in due zone diverse, ma lui non è per niente turbato da questo percorso e – ammette – il lavoro gli piace molto.

Come ti sei trovato, lì?

Mi sono trovato molto bene! Adesso faccio cinque ore al giorno. Al pomeriggio invece collaboro con altre ditte per fare impianti elettrici..

In cosa consiste di preciso il tuo lavoro?

Per quanto riguarda il lavoro che ho come partita Iva, collaboro con elettricisti che fanno il lavoro manuale: io preparo il progetto e tutta la documentazione del lavoro svolto. Praticamente è una parte documentale con il disegno e una relazione. A volte si tratta di ristrutturazione, o di modifiche a un impianto già esistente: in questo caso, gli elettricisti lavorano all’ impianto e poi mi raccontano come e dove hanno fatto le modifiche. Altre volte invece, come nel caso delle draghe (impianti per dragare i fiumi e corsi d’acqua, ndr), viene fatto un progetto prima e poi viene fatta la documentazione per dire che il lavoro è stato fatto secondo il progetto.

Questo procedimento avviene anche nella ditta dove lavori come dipendente?

Sì, anche nella ditta dove lavoro ci sono dei progetti nuovi che prima devo disegnare, oppure ci possono essere anche modifiche rispetto al progetto vecchio o delle ristrutturazioni. Ma il principio è sempre quello, tranne che in ditta lavoro su scala industriale.

Mi sembra una cosa molto interessante!

Sì, c’è una continua necessità di aggiornamento sia per la normativa che per i prodotti a disposizione: per esempio in un progetto potrebbe essere richiesto di utilizzare determinati componenti e quindi il disegno va fatto in base a quei componenti.

E ora che progetti hai?

Adesso come partita Iva seguo solo due ditte e sto pensando di orientarmi maggiormente verso il lavoro dipendente. Il lavoro in proprio ti pone delle scadenze troppo ravvicinate, è piuttosto totalizzante.

Sono tanti anni che lavori in questo campo…

Avevo 17 anni e lavoravo in un’azienda di elettrodomestici, nel reparto montaggio. Ma ho lavorato là per 15 giorni soltanto: tornando dal lavoro in moto, mi sono scontrato col guard rail proprio con il paletto che sta alla base. Non mi hanno licenziato, ma quando sono tornato mi sono reso conto che non avrei potuto riprendere, perché dovevo manovrare oggetti molto pesanti: i televisori avevano ancora il tubo catodico! Lavorare a quelle condizioni per me era impossibile, quindi mi sono orientato sull’ elettrotecnica.

Nella nuova ditta dove eri entrato nel 96 hai avuto difficoltà a essere accolto?

No, assolutamente no! Sono stati molto accoglienti, hanno fatto le modifiche per eliminare le barriere architettoniche e si sono anche dimostrati molto flessibili con gli orari. Inoltre, se avevo bisogno di un giorno per gli esami per i miei motivi legati alla disabilità, me li concedevano senza problemi.

Questa ditta poi è fallita, ma con i vecchi colleghi ci sentiamo ancora.

Quando sono entrato avevo paura dei pregiudizi, invece non mi hanno fatto fare neanche tanta prova perché hanno visto che avevo molta volontà di imparare e mi hanno dato fiducia.

Hai avuto una vita lavorativa molto ricca…

Incasinata, direi! Ho fatto vari cambiamenti e ho anche rinunciato a varie occasioni perché non mi soddisfavano.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

È un lavoro stimolante perché devo tenermi aggiornato sulle nuove tecnologie: i quadri elettrici sono tutti diversi, si cambia continuamente e perciò bisogna studiare molto.

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