Sul nostro “L’Informatore”, la socia Valeria Ghidoli, cura una rubrica dedicata alle testimonianze di lavoro e di vita, intervistando soci e non che accettano di raccontare la propria personale esperienza che, senza pretesa alcuna, potrebbe essere di spunto per altri.
L’articolo qui sotto è stato appunto ripreso da una edizione passata del nostro giornalino.
Continuano i racconti delle esperienze lavorative dei nostri associati.
La persona con disabilità deve imparare a mettersi in gioco, pretendendo i propri diritti ma consapevole dei doveri di cittadino e lavoratore.
Sandro è un socio del GALM di vecchia data: è “carrozzato” dal ’97 e perciò ha tanta esperienza. Mi racconta un po’ degli acciacchi che capitano dopo tanti anni di carrozzina, comprese le battaglie per essere adeguatamente curato, tra palestre e ortopedia. Il ’97 è stato l’anno dell’incidente, con il padre malato terminale, ma è stato anche l’anno che gli ha regalato la sua bambina che oggi, ormai donna, ha acquistato casa. Ora è rimasto lui con sua moglie Monica, e con Nala, un labrador qualche volta “in prestito” (il cane è di sua figlia, che lo adora). Mi fa presente che ha molto amato l’handbike, lo sport che più ha amato e praticato.
Ho corso con amici di sventura conosciuti all’ospedale, hanno la squadra a Isera. Sono chiamati Sport Team Vallagarina e con loro ho corso per otto anni, dal 2010 al 19.
Chissà quanti posti hai visto! Ma qui parliamo di lavoro, raccontami cosa facevi una volta
Restauravo mobili antichi, anche pregiati. Mi è capitata una credenza del Seicento, qualche altare…
Era un lavoro da artigiano
Sì, Bovolone era la culla dei mobili classici. Si facevano dei bei “falsi antichi” – mi dice ridendo- ma non era un imbroglio: si capiva dal prezzo se il mobile era originale o meno. Il mobile antico allora era ricercato. Ora il patrimonio d’arte ce l’ha la Chiesa. I gusti sono cambiati: si preferiscono i mobili lisci, con tonalità bianco/grigio/nero… trovi ancora qualcosa degli anni Cinquanta e Sessanta, ma sono oggetti piuttosto kitsch. Allora c’è stato un abuso di plastica e sky…
Certo, ricordo i mobili di casa mia! Il divano in ecopelle, si direbbe ora. Ma raccontami, dopo l’incidente, dopo che ti sei ripreso, che lavoro hai fatto? Penso che non potevi continuare a fare il falegname…
Infatti, la falegnameria è un posto pericoloso, in sedia a rotelle è un problema. Ci sono attrezzi ovunque, cosa che sporgono, trucioli per terra… no, non era possibile. Ho passato dieci anni cercando inutilmente di recuperare questo lavoro che mi appassionava, ma poi mi sono iscritto alle liste di collocamento mirato, e nell’arco di cinque-sei anni sono approdato alla Pubblica Amministrazione. Intanto ho visto di tutto. Spesso le aziende preferiscono pagare la penale, piuttosto che assumere un disabile. Anche nella Pubblica Amministrazione non è tanto facile. Nel 2013 però sono riuscito ad entrare nell’Agenzia delle entrate. Purtroppo ora le mie spalle risentono dell’uso; così ho dovuto chiedere molti giorni di malattia. Ora ho ottenuto di lavorare in smart-working per la maggior parte dei giorni, e di usare i permessi 104 spalmati durante la settimana, riducendo così -anche se di poco- l’orario giornaliero.
Com’è il rapporto con i tuoi colleghi?
Quando sono entrato, sono stato accolto molto bene. Ma, con l’andar del tempo, i miei colleghi sono andati quasi tutti in pensione; prima si faceva una festa quando qualcuno compiva gli anni, o c’erano eventi particolari, ora i rapporti sono più distaccati, più asettici. Molto è cambiato dopo il Covid: l’utilizzo dei dispositivi informatici ci sta abituando alla distanza, anche emotiva.
Mi dicevi che, con l’ingresso nelle liste di collocamento mirato, “hai visto di tutto”: a cosa ti riferivi?
Mi offrivano lavori poco adatti a una persona in carrozzina, c’erano barriere architettoniche ovunque. Oppure, nei colloqui, mi facevano domande assurde, non riferite alle competenze lavorative, che avevano una connotazione pretestuosa. Ad esempio, per l’accesso a un lavoro dove non c’erano di fatto barriere architettoniche, mi hanno chiesto come faccio a chiudere una finestra, o a portare un oggetto ingombrante… Io sono abituato a risolvere questo tipo di difficoltà, perché, dopo qualche anno, ti ingegni a trovare una soluzione per ogni problema. Ma il posto non era destinato a me. Sono rimasto iscritto in queste liste, assieme ad altre due-tre mila persone, poi la lista si è sgranata.
Quella di lavorare è stato un obbligo o una scelta? E di che tipo?
All’inizio, subito dopo l’incidente, avevo comunque un reddito. Trovare un lavoro mi serviva per integrarmi nella società. Non era lontano il tempo in cui chi aveva una lesione al midollo se ne stava chiuso in casa. Ricordo i “vecchi” del Galm andavano nelle case a tirar fuori i ragazzi per farli giocare all’aperto e costituire gruppi. Il lavoro è di per sé molto inclusivo.
So che gli assicurati INAIL percepiscono spesso una buona rendita…
Sì, ma il lavoro è impagabile, stai in mezzo alla gente, ti senti più utile e integrato. È importante per la vita in comune, gli altri ti rispettano, perché fai la tua parte. Io mi mantengo!
In cosa consiste il tuo lavoro?
Sono le solite cose, pc, scrivere e mail, archiviare dati…è un lavoro virtuale…
Ti manca la creatività?
Mi manca anche la manualità, costruire un oggetto dall’inizio alla fine, vederlo “crescere” dalla materia informe, vederlo che acquista una sua propria vita, la creatività che ti fa sentire padrone di quello che fai. Ma ora anche il lavoro di falegname è cambiato, viene incentivata la quantità, la gente non è più disposta a pagare per la qualità.
Sandro poi mi spiega un sacco di altre cose a partire dallo stile dei mobili d’antiquariato: la forma a S che contraddistingue i mobili prodotti nella Serenissima, la questione dell’iscrizione alle “arti e mestieri” che dava titolo di poter effettuare il lavoro, e altre cose molto curiose che magari racconteremo un’altra volta. Intanto mi sono goduta questa conversazione, sperando che Sandro trovi il modo di esprimere tutto il suo sapere anche in altre occasioni, perché tanta esperienza è un patrimonio prezioso da trasmettere ad altri.
fonte L’Informatore


