Sul nostro “L’Informatore”, la socia Valeria Ghidoli, cura una rubrica dedicata alle testimonianze di lavoro e di vita, intervistando soci e non che accettano di raccontare la propria personale esperienza che, senza pretesa alcuna, potrebbe essere di spunto per altri.
L’articolo qui sotto è stato appunto ripreso da una edizione passata del nostro giornalino.
Continuano i racconti delle esperienze lavorative dei nostri associati.
La persona con disabilità deve imparare a mettersi in gioco, pretendendo i propri diritti ma consapevole dei doveri di cittadino e lavoratore.
Telefono a Stefano in una fresca giornata di maggio: c’è un sole traditore e mi sono appena beccata un raffreddore fuori stagione. Anche Stefano lo nota: la sua casa, a Val di Sona, è ancora fredda, mentre fuori c’è caldo. Lui ha una cinquantina d’anni, vive da solo, ma al piano di sopra c’è il fratello con la sua famiglia.
Gli chiedo se al momento è impegnato in un’attività lavorativa.
Ho smesso da 5 anni – mi racconta-. Ora seguo privatamente le aste immobiliari. Cinque anni fa, in pieno Covid, lavoravo in ufficio, ma mi sono rotto una gamba, e poi… Ero stanco.
Sono rimasto vent’anni in un’azienda di legname, dove lavoravo a part-time. Stavo alla reception e quindi frequentavo gente, curavo la posta, i contatti, le relazioni, tutte quelle cose lì. Poi ho seguito l’ufficio acquisti, l’azienda si è trasformata, e facevo fatica a seguire tutte le nuove normative CEE (qualità del legname, provenienza, e altre pratiche), così in effetti mi portavo a casa il lavoro. L’ufficio acquisti è di rappresentanza, hai un contatto continuo con le persone: fa piacere, ma poi ti assorbe troppo…
Quindi hai deciso di smettere…
Sì, ho mollato il lavoro, ma avverto una sensazione di vuoto, la giornata è sballata. Non ho orari delimitati. L’anno prossimo vorrei iscrivermi all’Accademia Belle Arti, con un’amica che viene da Brescia. Penso di rimettermi a studiare anche per avere una scadenza fissa giornaliera, una routine obbligata che mi dia il ritmo. È vero, ho altri impegni, ma sento il bisogno di un ritmo della mia giornata.
Poi Stefano mi racconta di sé, perché l’idea di riprendere a studiare lo riporta indietro nel tempo.
Nel 1994, trentuno anni fa, avevo 19 anni ed ero in quinta istituto d’arte. Ero in motorino, e sono stato investito. Ho riportato una lesione alla C6 C7.
Allora non c’era sensibilità sull’handicap: c’erano scale dappertutto. Sono rimasto da febbraio a luglio in ospedale. Ho fatto la maturità, però mi davano una mano i miei compagni di scuola. A casa avevo ancora scale e il bagno inadeguato, non era come adesso, era tutto diverso. Anche i centri commerciali non avevano il pavimento così piatto e liscio, non c’erano i parcheggi adeguati a noi.
Nel frattempo provavo vari sport: basket, barca a vela… Ho fatto delle regate a Palermo Genova, Trieste, tre volte a Lugano. È fisicamente impegnativo. Ogni sport sta diventando sempre più agonistico.
Sì -lo interrompo- ricordo sulla chat alcune tue foto in barca a vela!
Non l’ho abbandonato, -sorride- sono ancora nel Direttivo dell’Associazione. Sto anche praticando il rugby, ma mi sono fratturato recentemente. Eh, sì, dal 2003 mi sono fratturato spesso… sono un po’ fragile. Vent’anni fa ero in famiglia, ma ora sono da solo. L’anno scorso, quando mi sono fratturato la gamba, ho dovuto andare in casa di riposo!
Un ricordo chiama l’altro…
Mi viene in mente mio padre. Per anni l’ho seguito in casa, aveva una demenza senile. Alla fine abbiamo dovuto ricoverarlo in casa di riposo: io l’ho seguito, ero anche amministratore di sostegno.
È stato molto impegnativo!
Sì, seguire mio papà è molto impegnativo: prima che entrasse in casa di riposo dovevo portarlo alle visite e gestire la sua situazione da solo. Gestivo mio padre e anche la badante; mancando la mamma, ho dovuto fare anche per lei! Ho due fratelli, ma loro hanno famiglia e lavoro e io mi ero già preso cura di mia madre, ormai ero “esperto”. Ma ora mi stanco molto più di prima.
Stefano torna sul discorso delle routine, dicendo che ha provato anche a fare volontariato. Quanta bella energia! gli dico. Lui mi racconta che quando è stato in malattia, la distanza dal lavoro gli ha fatto assaporare un po’ di libertà: ha imparato a cucinare e ogni tanto prepara dolci, prepara da mangiare anche cose complesse come i polpi, e non è facile! Bisogna prima preparare tutti gli ingredienti, e inoltre e ci sono delle posizioni del cucinare che sono difficili per noi.
Si -concordo- stare con le braccia alte stanca molto. Si rischia di scottarsi, si fa fatica a sporgersi, tirar fuori un tegame dal forno richiede attenzione e progettazione delle varie fasi e tappe di percorso…
In effetti ho imparato varie strategie, ma ci metto tanto tempo.
E dal punto di vista artistico, di cosa ti vorresti occupare?
Mah, devo vedere le proposte, ma vorrei occuparmi del disegno, di pittura e scultura.
So che hai fatto anche un viaggio in Vietnam.
Sì è stato un viaggio molto lungo ma non lo rifarei: occorrono 14 ore di volo con vari scali. Sono stato ad Hanoi, poi sono stato all’interno, nel nord del Vietnam, dove c’è più freddo, quindi tre giorni a Saigon dove invece c’erano 40 gradi! In tutto sono rimasto 12 giorni.
Sono stato in vari alberghi, ma solo uno su tre aveva lo scivolo per la carrozzina. Ho avuto l’accompagnatore ma no, non è accessibile a tutti! Ci sono molti cambi di clima, c’è difficoltà sia per l’alimentazione che per l’acqua.
So che la Spagna è molto accessibile mi hanno detto che Valencia è splendida.
Amo la Spagna! Sogno di trasferirmi là perché è molto accessibile, si mangia bene ed è vicina a noi dal punto di vista culturale. La mia lesione, che è alta, determina una scarsa termoregolazione, quindi soffro l’umidità. Perciò il clima secco mi si addice. Ci sono andato varie volte, mi son trovato molto bene, mi piacciono tantissimo l’Andalusia e Valencia.
Concludendo, cosa potresti dirmi del lavoro?
Il lavoro ti dà stabilità: ci sono dei punti fissi, come gli orari e come il rapporto interpersonale. Senza lavoro hai più libertà, però hai anche più vuoto, rischi di trascurarti.
Ti piacerebbe anche un lavoro con modalità Smart Working?
Non mi piacerebbe molto perché non c’è condivisione. Mi sono iscritto all’ufficio provinciale del lavoro, ma hanno offerte troppo pesanti per me. Vedremo.
fonte L’Informatore



