«La persona con disabilità e la sua famiglia non possono essere trattate come oggetto di sospetto»: lo dicono i Presidenti delle Federazioni FISH e FAND, chiedendo a Governo e Parlamento lo stralcio di quella norma contenuta in un articolo del Disegno di Legge di Bilancio, tramite la quale si intende affidare all’INPS, su richiesta del datore di lavoro, la verifica della permanenza dei requisiti sanitari per i dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi previsti dalla Legge 104

«È inaccettabile che si possa arrivare a subordinare l’esercizio di un diritto fondamentale a ulteriori verifiche promosse dai datori di lavoro. La persona con disabilità e la sua famiglia non possono essere trattate come oggetto di sospetto. Questa impostazione rischia di creare un clima di tensione e di sfiducia, minando la serenità e la dignità di chi quotidianamente si fa carico di situazioni di grande fragilità»: lo dichiarano a una voce i Presidenti di FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), Vincenzo Falabella e Nazaro Pagano, a proposito della norma contenuta in un articolo del Disegno di Legge n. 1689, riguardante la Legge di Bilancio per il 2026, tramite la quale (articolo 129, comma 8) si intende affidare all’INPS, su richiesta del datore di lavoro, la verifica della permanenza dei requisiti sanitari per i dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi previsti dalla Legge 104/92.

«Comprendiamo l’esigenza di garantire correttezza e trasparenza – aggiunge il Presidente della FISH -, ma il modo in cui questa norma è concepita è sbagliato nel principio e nel metodo. Non si può infatti introdurre un sistema che, di fatto, consente controlli discrezionali e ripetuti su persone già sottoposte a un percorso sanitario e amministrativo complesso. È necessario pertanto invertire la rotta e riaffermare che la Legge 104 non è un privilegio, ma uno strumento di civiltà».
Ma non solo: le Federazioni evidenziano anche che la previsione di convenzioni onerose tra INPS e le singole Amministrazioni Pubbliche per l’effettuazione delle verifiche rappresenterebbe un inutile aggravio economico e burocratico, in contrasto con gli obiettivi di semplificazione e razionalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Per tutto quanto detto, dunque, FISH e FAND chiedono con forza al Governo e al Parlamento «di stralciare il comma 8 dell’articolo 129 del Disegno di Legge di Bilancio e di aprire un tavolo di confronto con le rappresentanze delle persone con disabilità e delle loro famiglie, al fine di individuare soluzioni condivise, eque e rispettose dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
«La disabilità – conclude Falabella – non può essere gestita con strumenti di controllo, ma con politiche di fiducia, sostegno e responsabilità condivisa. Chiediamo un confronto immediato per correggere una norma che rischia di riportarci indietro di decenni sul piano dei diritti e della civiltà giuridica». (S.B.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *