Cosa succede al sistema immunitario dopo la sauna? L’effetto “febbre artificiale”
Una sessione di sauna finlandese di 30 minuti, intervallata da una doccia fredda, porta la temperatura corporea fino a 38,4 °C. Questo innalzamento controllato stimola il sistema immunitario senza provocare reazioni infiammatorie indesiderate.
Da tempo la sauna finlandese è associata a un minor rischio di patologie cardiovascolari e respiratorie, un dato sostenuto da numerose osservazioni epidemiologiche. Tuttavia, i meccanismi con cui il calore agisce sul nostro organismo non erano ancora stati chiariti in modo dettagliato.
A colmare questa lacuna è stato un gruppo di ricercatori dell’Università della Finlandia Orientale e dell’Università di Turku, che ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Temperature.
Gli scienziati hanno evidenziato che l’esposizione al calore, alternata a una breve doccia fredda, provoca un aumento immediato dei globuli bianchi circolanti, inclusi neutrofili e linfociti, cellule chiave nella risposta immunitaria.
L’esperimento: 30 minuti a 73 °C con monitoraggio continuo
Per analizzare la risposta del corpo allo stress termico, i ricercatori hanno coinvolto 51 volontari — 27 donne e 24 uomini, con un’età media di circa 50 anni — che presentavano almeno un fattore di rischio cardiovascolare, come fumo, ipertensione o colesterolo elevato, ma senza malattie cardiache acute.
I partecipanti hanno effettuato una sauna finlandese di 30 minuti, interrotta solo da una doccia di due minuti a metà seduta. La temperatura è stata mantenuta stabile a 73 °C, con un’umidità compresa tra il 10% e il 20%.
Durante la sessione è stato richiesto di bere circa mezzo litro d’acqua, mentre la temperatura corporea veniva monitorata costantemente. I ricercatori hanno poi raccolto campioni di sangue venoso in tre momenti: prima dell’ingresso, subito dopo l’uscita e dopo 30 minuti di riposo in una sala a 21 °C.
La “febbre artificiale” che attiva le difese
La temperatura corporea è salita da un valore medio di 36,4 °C fino a raggiungere 38,4 °C al termine della sauna. Un dato rilevante è che, grazie alla corretta idratazione, il volume del plasma è rimasto invariato: ciò conferma che le variazioni osservate nel sangue non erano dovute alla disidratazione, ma rappresentavano una vera risposta fisiologica al calore.
Le analisi hanno mostrato una rapida mobilitazione delle cellule immunitarie. Neutrofili e linfociti sono aumentati subito dopo la sauna, tornando ai livelli basali dopo mezz’ora. Le cellule MXD — monociti, eosinofili e basofili — sono cresciute nell’immediato e sono rimaste elevate anche dopo il periodo di riposo.
Anche il numero totale dei globuli bianchi ha registrato un incremento, più evidente nelle donne. Questo suggerisce che lo stress termico induce l’organismo a immettere temporaneamente nel sangue un maggior numero di cellule di difesa, rafforzando la “sorveglianza immunitaria” lungo il sistema vascolare.
Citochine sotto controllo: nessuna risposta infiammatoria eccessiva
Oltre alle cellule immunitarie, i ricercatori hanno misurato anche diverse citochine, molecole che regolano la comunicazione tra le cellule del sistema immunitario. La sauna ha determinato solo variazioni minime nelle concentrazioni medie di queste sostanze.
È emerso però un dato interessante: la risposta delle citochine variava in modo proporzionale all’aumento della temperatura corporea di ciascun partecipante. Al contrario, l’aumento dei globuli bianchi non dipendeva dal grado di innalzamento termico.
Quanto durano gli effetti?
Lo studio ha valutato esclusivamente le modificazioni immediate successive a una singola sessione di sauna, senza indagare gli effetti a lungo termine dell’abitudine regolare. Rimane comunque confermata la capacità del calore di fornire una stimolazione temporanea e positiva alla prima linea di difesa immunitaria.
fonte focus.it
