La valle Aurina è la parte più settentrionale del territorio italiano. Dal punto di vista geografico inizia a nord di Campo Tures (BZ), dove si erge l’omonimo castello, e non da Brunico come talvolta erroneamente si suppone. Confina a nord col comune di Predoi, che è il più settentrionale della stessa vallata, della Regione e dell’intera Repubblica italiana. La Valle Aurina a sud confina col territorio che ricopre la Valle di Tures, che si estende a est verso la valle di Riva di Tures, e a ovest verso la valle di Selva dei Molini.
Il nostro soggiorno in questi luoghi è stato breve, quel che si dice una toccata e fuga, per incontrare una coppia di amici che invece se la sono goduta in lungo in largo, per cui il racconto delle nostre visite è limitato sia dal tempo a disposizione che dal tempo inteso come meteo che non è stato molto favorevole.
Avrei voglia di parlare anche di dove eravamo alloggiati, un aparthotel sicuramente invitante e largamente accessibile, ma con i bagni privi dei necessari maniglioni, per cui non mi dilungo, se qualcuno ne fosse comunque interessato, può chiedermi info in privato.
Partiamo la mattina di un sabato di luglio e temiamo il traffico, per fortuna tutto fila via liscio, ma le distanze (230 km circa) e i tempi di percorrenza (2ore e 45minuti) sono comunque impegnativi. Arriviamo puntuali per l’ora di pranzo e Rosalia e Giuseppe (i nostri amici) ci stavano aspettando.
Il pomeriggio ci presenta un po’ di sole, ne approfittiamo anche perché le previsioni non sono delle migliori.
Ci dirigiamo alle Cascate di Riva, che distano molto poco dall’abitato di Tures. Un comodo parcheggio, ed una passeggiata fattibile anche in carrozzina, meglio se con propulsore altrimenti qualcuno deve spingere, si costeggia il Rio Aurino che in quei giorni era bello ricco d’acqua perché le piogge non erano mancate, sino ad arrivare proprio vicini alla cascata. Un piccolo percorso a gradoni permette ai normodotati di avvicinarsi ulteriormente alla prima cascata e poi per gli amanti di salire in alto per vedere anche gli altri due tronconi della stessa cascata. Dal parcheggio partono un sentiero pedonale, non accessibile alle carrozzine (ma non segnalato), ma anche una ciclabile che con i nostri Triride abbiamo fatto in totale libertà. Entrambi questi due percorsi portano in prossimità del centro paese di Tures, piccolo, curato ed anche frequentato.
La giornata seguente, prevedeva una sorta di “operazione amarcord” (nostalgica), noi quattro 17 anni prima eravamo in questa stessa vallata, e tutti ci ricordavamo della strada sterrata che saliva lungo il fondo valle fino ai piedi della “Vetta d’Italia” cioè il punto più settentrionale della nostra penisola, ci eravamo inoltrati un pochino fino ad incontrare una festa locale dove ci siamo fermati per brindare anche noi. Questa volta avevamo anche i mezzi per poter fare un bel po’ di strada in più, ma il meteo è stato inclemente. In località Casere di Predoi, la strada è chiusa da una sbarra, i possessori di contrassegno potrebbero anche passare, ma noi abbiamo lasciato le auto nel parcheggio, e ci siamo attrezzati per affrontare la sottile pioggerellina, e ci siamo incamminati sino alla Chiesetta di Santo Spirito, una piccola e isolata chiesetta alpina fra le più antiche della Valle Aurina e dell’intero Tirolo, nonché la chiesa più a nord del territorio italiano. Fu costruita, su una preesistente cappella medievale, nel 1455 in puro stile tardogotico. È isolata, si presenta arroccata su una grossa rupe. Intorno sono presenti, oltre ad alberi vari, dei grossi massi, sinonimo di stabilità (forse è anche a causa di queste buone fondamenta naturali che la chiesa si è conservata fino ad oggi).
Io e Giuseppe avremmo voluto sfrecciare verso nord e mettere a prova i nostri ausili, ma la pioggerellina iniziale non era più tale, per cui abbiamo optato per scendere verso il paesino di Predoi e visitarne le antiche miniere di Rame. Dal parcheggio all’ingresso delle miniere c’è una bella salitella, (potevano riservare un paio di posti auto per … invece no, solo per i dipendenti, no comment).
La visita alle miniere di Predoi avviene più o meno così: le gallerie scavate se non ricordo male sono 5, ma visitabile al pubblico una sola, ci si veste di caschetto e giubbotto e si sale su un trenino, (qui la vedo dura per un paraplegico, si lavora di braccia, non c’è un elevatore che ti possa aiutare per salire e scendere), si entra nella montagna per 950 mt circa, la temperatura è sempre 8/9 gradi, poi ci si ferma, si scende e si prosegue a piedi con due o tre tappe, per seguire spiegazioni, per vedere un tunnel di collegamento, e per vedere alcuni strumenti di lavoro. Questa parte di percorso, di circa 250/300 mt, io l’ho fatto su una sedia che scorre sulle rotaie che sono proprie dei trenini che si inoltrano nella montagna, serve un accompagnatore che spinga ma il percorso è pianeggiante. Coloro che possono camminare vengono fatti scendere di un livello e visitare una parte di una diversa galleria. Tutta la visita dura poco più di un’ora. Il luogo è sicuramente carino, c’è una bella terrazza ed uno snack bar dove è possibile sia mangiare che riscaldarsi con qualcosa di caldo, che ammirare il panorama attorno.
La sera andiamo a cena fuori insieme, e tranquilli non vi tedierò con cosa o quanto abbiamo mangiato, ma solo per avvisare che era domenica sera e alle 22 si chiude, tutti fuori. Per me è stata una sorpresa, non lo sapevo, non me lo aspettavo, per cui lo racconto.
Il lunedì mattina il meteo ci avverte che non sarà una gran giornata, e su suggerimento del mio amico Giuseppe, prendiamo le macchine e da Selva di Molini, dove alloggiavamo, giriamo verso ovest e saliamo in direzione del Lago di Neves, che è un lago artificiale la cui diga, alta 94.66 mt, è la più alta dell’Alto Adige, si arriva nella frazione di Lappago a 1.430 metri s.l.m.. Da qui la soluzione migliore sarebbe quella di effettuare un’escursione a piedi, in circa un’ora, per raggiungere il lago. La nostra scelta (obbligata) è quella di proseguire in macchina, percorrendo una strada di circa 5 chilometri ripida e stretta, e non sempre aperta (soprattutto nelle stagioni invernali) e comunque a pagamento. Arrivati al lago, c’è un grande parcheggio, e per gli appassionati escursionisti è anche un importante punto di partenza per svariate gite in alta montagna. La diga in questo periodo è in manutenzione, per cui non è possibile fare il giro completo del lago, ma si può comunque passeggiare attorno alle acque del lago grazie ad una comoda stradina sterrata lungo la quale non è strano incontrare animali al pascolo. Ci sono anche due malghe dove è possibile fermarsi e ristorarsi. Nota di colore, non di calore, dal canalone centrale quello dal quale scende uno dei torrenti che alimentano il lago, soffiava un vento forte e freddo, per fortuna limitato all’attraversamento del canalone. Il nostro pic-nic all’aperto è stato puntualmente interrotto dal sopraggiungere della prevista pioggia. Uffa.
La nostra mini vacanza si conclude qui.
Un grazie a Giuseppe e Rosalia per la compagnia e a Lina per essere sempre al mio fianco.























































