a cura del Dottor Mauro Menarini - Unità Spinale dell’IRCCS - ospedale Sacro Cuore Don Calabira di Negrar

Abbiamo scelto di riproporre anche sul nostro sito associativo, alcuni articoli di carattere medico, già pubblicati sul nostro “L’Informatore” in edizioni passate ma recenti, che crediamo possano essere di interesse collettivo.

Affrontiamo in questo numero della rivista un tema poco conosciuto ma estremamente invalidante: le paraosteoartropatie.
La prossima volta ci dedicheremo ad un altro argomento di grande interesse, anche se a volte sottovalutato: l’osteoporosi.

Le paraosteoartropatie (POA) sono manifestazioni patologiche che possono colpire la persona con mielolesione.

Sono costituite da neoformazioni ossee che si sviluppano nei tessuti molli periarticolari (tendini, legamenti e aponeurosi), senza interessare direttamente le articolazioni. Le localizzazioni più frequenti sono a carico del ginocchio (Fig. 1), dell’anca (Fig. 2), del gomito e della spalla. Le cause più accreditate sono rappresentate dai microtraumi meccanici (spasticità, immobilizzazione prolungata, mobilizzazioni inappropriate), dalle alterazioni del controllo neurologico del microcircolo periarticolare e da necrosi tessutale conseguente ad ischemia locale. Il quadro clinico è inizialmente dominato dai segni di una infiammazione locale (cute calda, edema, dolore se la sensibilità è indenne, a volte febbre); successivamente si osserva una limitazione della mobilità articolare più o meno severa che può determinare, a volte, anche una anchilosi (blocco) vera e propria dell’articolazione.                

Radiologicamente, nelle prime fasi, è possibile notare solo una tenue opacità dei tessuti periarticolari; con il progredire della malattia si osserva la comparsa, in corrispondenza delle articolazioni colpite, di neoformazioni di tessuto osseo.

Per valutare l’evoluzione delle POA (fino all’arresto della crescita: “maturazione”) si utilizza il dosaggio delle fosfatasi alcaline ematiche e la scintigrafia ossea (Fig. 3).

La presenza delle POA, compromettendo la mobilità articolare fino all’anchilosi, può limitare i risultati dell’intervento riabilitativo, specialmente nel raggiungimento di una buona autonomia per il paziente; la POA predispone, inoltre, alla formazione di piaghe da decubito, alla lussazione articolare e alla pseudoartrosi.

Il trattamento delle POA non ha dato, fino ad ora, risultati molto soddisfacenti.

Può naturalmente rivelarsi importante la prevenzione di posture scorrette a letto e in carrozzina.

Altrettanto importanti sono gli esercizi di mobilizzazione articolare passiva e, dove possibile, attiva, che debbono comunque essere prudenti, precoci e ripetuti più volte al giorno: in tal modo viene preservato un grado di articolarità sufficiente ad un buon recupero funzionale o, quanto meno, può essere mantenuto un certo grado di libertà articolare.

Le terapie farmacologiche e fisiche (ultrasuoni, ionoforesi, crioterapia, Rx-terapia) non hanno dimostrato alcuna efficacia. Il trattamento chirurgico trova indicazione quando una anchilosi non altrimenti risolvibile ostacoli gravemente il recupero funzionale.

Va tenuto presente comunque che, se l’indicazione chirurgica non è corretta (in altri termini se la POA non ha raggiunto la completa “maturazione” e non ha cessato la fase di crescita), è molto elevato il rischio di recidive.

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