Dopo la fine del Reddito di Cittadinanza sono aumentate le pensioni di invalidità civile, soprattutto al Sud. Ecco i dati CGIA che lo rilevano e spiegano perché.
Dopo la fine del Reddito di Cittadinanza, il numero delle pensioni di invalidità civile è aumentato in modo evidente, con un’accelerazione che si concentra soprattutto nel Mezzogiorno. A fotografare il fenomeno sono i dati aggiornati dell’Ufficio Studi CGIA, che mettono in relazione la crescita delle prestazioni assistenziali con l’uscita di scena del principale strumento di contrasto alla povertà degli ultimi anni.
I numeri delle pensioni di invalidità
Al 31 dicembre 2024, in Italia risultano erogate 4.313.351pensioni di invalidità. Di queste, 3.414.007 sono prestazioni di natura civile, mentre le restanti riguardano l’invalidità previdenziale. Il dato complessivo mostra una crescita netta rispetto al 2020, trainata quasi esclusivamente dalle prestazioni civili, aumentate del 7,4% in quattro anni.
Nel solo 2024, la spesa complessiva per le pensioni di invalidità ha raggiunto i 34 miliardi di euro, di cui 21 miliardi destinati alle prestazioni civili e 13 miliardi a quelle previdenziali.
Il legame con la fine del Reddito di Cittadinanza
Secondo l’analisi della CGIA, la crescita delle pensioni di invalidità civile si colloca temporalmente dopo la graduale abolizione del Reddito di Cittadinanza, avvenuta nel corso del 2023. Le due misure rispondono a finalità diverse, ma la scomparsa del RdC ha lasciato scoperta una fascia di popolazione con fragilità occupazionali e sociali strutturali. Evidentemente, l’Assegno di Inclusione così come è pensato oggi non basta.
In questo contesto, la pensione di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma di sostegno economico disponibile. La CGIA sottolinea che una correlazione diretta non è dimostrabile sul piano statistico, ma il parallelismo temporale resta evidente, soprattutto in alcune aree del Paese.
Il Mezzogiorno concentra più prestazioni con meno popolazione
Il divario territoriale è uno degli elementi più rilevanti. Il Mezzogiorno, pur avendo circa 19,7 milioni di abitanti contro i 26,3 milioni del Nord, eroga oltre 500mila pensioni di invalidità civile in più.
Tra il 2020 e il 2024, l’aumento delle prestazioni civili nel Sud è stato pari all’8,4%, una crescita superiore a quella registrata nel Centro e nel Nord. Le regioni con l’incidenza più elevata di pensioni di invalidità sul totale della popolazione sono Calabria, Puglia, Umbria e Sardegna. In coda si collocano Piemonte, Lombardia e Veneto.
Quanto pesano le pensioni di invalidità sui conti pubblici
Limitando l’analisi alle sole prestazioni civili, nel 2024 la spesa ha superato i 21 miliardi di euro. Quasi la metà di questo importo viene erogata nel Mezzogiorno, con la Campania al primo posto per spesa complessiva, seguita da Lombardia e Lazio.
L’importo medio mensile nazionale delle prestazioni civili si attesta attorno ai 501 euro, ma la distribuzione territoriale mostra differenze significative che riflettono la diversa composizione delle prestazioni tra pensioni e indennità di accompagnamento.
Un fenomeno che apre interrogativi strutturali
I dati non consentono di parlare di un automatismo tra fine del Reddito di Cittadinanza e aumento delle pensioni di invalidità civile, ma sollevano interrogativi sul funzionamento del sistema di welfare. In particolare, emerge il rischio che strumenti nati per tutelare condizioni sanitarie reali vengano percepiti come surrogati di misure di sostegno al reddito venute meno.
Un tema che, secondo la CGIA, merita attenzione sia sul piano della tutela delle persone fragili sia su quello dell’equilibrio dei conti pubblici nel medio periodo.
fonte PMI.it
