Ha preso il via “Progettare una vita”, nuovo progetto nazionale dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con sindrome di Down), iniziativa che nasce con l’obiettivo di contribuire, con le risorse, l’esperienza e le competenze della stessa AIPD, a trasformare il Progetto di Vita delle persone con disabilità da diritto e norma a opportunità concreta e accessibile
Ha preso il via in questi giorni Progettare una vita, nuovo progetto nazionale dell’AIPD (Associazione Italiana Persone con sindrome di Down), realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio-Ministro per le Disabilità (Fondo Unico per l’Inclusione delle persone con disabilità, bando 2025). «Si tratta di un’iniziativa – spiegano dall’AIPD – che nasce con l’obiettivo di contribuire, con le risorse, l’esperienza e le competenze della nostra Associazione, a trasformare il Progetto di Vita da diritto e norma a opportunità concreta e accessibile. In particolare, intendiamo abilitare e sostenere gli attori chiave (dalle persone con sindrome di Down ai familiari, dagli operatori ai quadri associativi) e riorganizzare la nostra stessa struttura interna, per avvicinarci maggiormente alle persone e alle loro famiglie e creare appunto reti per l’attivazione e applicazione del Progetto di Vita».
«La riforma della disabilità introdotta dal Decreto Legislativo 62/24 – afferma Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD -, in coerenza con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ha reso il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato un diritto esigibile, ma un diritto scritto nella legge non diventa automaticamente realtà nella vita delle persone. Con questa iniziativa, dunque, vogliamo colmare quella distanza, valorizzando le risorse già presenti nelle comunità e il ruolo delle Associazioni AIPD, accompagnando le persone e le famiglie nell’accesso ai diritti, ai servizi e alle opportunità del territorio».
«Progettare una vita – aggiunge – significa riconoscere che ogni persona ha diritto a un futuro possibile, scelto e condiviso ed è quello che cerchiamo di fare da ormai quasi cinquant’anni, durante i quali abbiamo visto tante trasformazioni nella cultura e nelle politiche per la disabilità. In tal senso, il Progetto di Vita rappresenta un tassello fondamentale di questa piccola grande rivoluzione, perché dall’inclusione delle persone con disabilità si passi alla loro piena partecipazione sociale e al protagonismo».
Ma come si articolerà questo progetto? Coinvolgendo innanzitutto l’AIPD nazionale e, nella fase sperimentale, nove Associazioni territoriali selezionate (le AIPD di Anzio-Nettuno, Brindisi, Campobasso, Gallura, Marca Trevigiana, Napoli, Pisa, Reggio Calabria e San Benedetto del Tronto-AscoliPiceno), in un percorso di 30 mesi dedicato appunto alla promozione del diritto al progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
Una novità riguarderà il coordinamento, che sarà affidato non a un singolo referente, ma a un gruppo tecnico e a una cabina di regia nazionale, con il diretto coinvolgimento del Consiglio di Amministrazione dell’AIPD. Nello specifico, la cabina di regia avrà il compito di accompagnare l’andamento complessivo dell’iniziativa, sostenere il raccordo tra le Associazioni territoriali e monitorare i passaggi principali.
Nel complesso, dunque, le attività coinvolgeranno 290 persone con sindrome di Down dai 14 anni in su, 400 caregiver familiari, 30 operatori e 40 quadri associativi. Il tutto ruotando attorno a un insieme di attività: formazione, sportelli, lavoro di rete.
Per quanto riguarda la formazione, sono previsti quattro percorsi: Sta a me decidere! si rivolgerà alle persone con sindrome di Down per accompagnarle nell’autodeterminazione e l’espressione di desideri e scelte. Prova a lasciarmi decidere da solo/a guarderà invece alle famiglie, con l’obiettivo di sensibilizzarle e sostenerle. E ancora, Aiutami a decidere da solo/a si rivolgerà agli operatori delle associazioni AIPD coinvolte. Infine, Decidiamo da soli! sarà un percorso destinato ai quadri associativi, allo scopo di fornire le competenze fondamentali per gestire correttamente l’Associazione, secondo quanto previsto dal Codice del Terzo Settore e alla luce della riforma sulla disabilità.
Saranno poi aperti – o potenziati, laddove già esistenti – nove sportelli territoriali di accoglienza e orientamento e costruite mappe dei servizi e dei processi di presa in carico dei territori coinvolti.
Sono inoltre previste attività di co-progettazione con i servizi pubblici e collaborazione con gli Enti del Terzo Settore, oltre agli Open day di AIPD, momenti di presentazione, incontro e confronto con le comunità locali.
E da ultimi, ma non ultimi, verranno realizzati e messi a disposizione strumenti accessibili, per rendere più comprensibile il percorso del Progetto di Vita.
fonte Superando.it
