Caterina Biscaro

Continuano i racconti delle esperienze lavorative dei nostri associati.
La persona con disabilità deve imparare a mettersi in gioco, pretendendo i propri diritti ma consapevole dei doveri di cittadino e lavoratore.

Caterina è impegnata con il GALM: frequenta lo Sportello nell’Unità Spinale di Negrar e si occupa anche della Segreteria. Si è trasferita a Verona da poco tempo per seguire il suo amore Alberto. Ma andiamo con ordine….

Caterina, mi dicevi che la tua disabilità non è subentrata dopo una vita in piedi, ma si è manifestata quando eri molto piccola.

Sì, avevo 9 mesi e mezzo. Ho dovuto fare un intervento al cuore, che mi ha provocato un embolo.

Quindi hai conosciuto la carrozzina fin da piccola…

In realtà la carrozzina la usavo solo per i tragitti lunghi. Da piccola camminavo con un tutore, ma poi l’ho abbandonato e ho preso ad andare con la carrozzina. Comunque l’ho vissuta bene. È diverso, per uno che fa un incidente la vita cambia improvvisamente, mentre io sono abituata fin da piccola.

Che lavoro fai ora?

Lavoro all’Agenzia delle Entrate. Anche quando ero a Treviso, nel 2022, lavoravo lì. Nel 2023 ho fatto domanda di trasferimento a Verona, trasferimento che mi è stato concesso nel 2024, dal 2 gennaio. Lo ricordo, era un giorno freddo con la nebbia, e dovevo attraversare questa città nuova con orari diversi e un traffico diverso.

È tanto diverso il traffico a Treviso?

Treviso è una città più piccola e poi qui una differenza di 5 minuti nella partenza comporta anche una differenza nella tempistica del percorso. Mi sono trasferita qui per venire ad abitare con Alberto. Non potevamo più stare così, separati, troppo lontani.

Sei contenta di questa scelta?

Sì, con il lavoro ha trovato una stabilità. All’inizio è stata dura perché il cambiamento era duplice, sia nell’ambito del lavoro che nell’ambito personale. A causa della distanza che c’è tra Treviso e Verona ho dovuto completamente rivoluzionare la mia vita, imparando a gestirmi in tutto e per tutto, mentre quando vivevo con i miei vivevo più “coccolata”. Avevo chi mi faceva la spesa, chi preparava i pasti, chi mi lavava i vestiti e chi mi gestiva anche la macchina, che per me era fondamentale per andare a lavorare. Da quando mi sono trasferita a Verona ho dovuto imparare a gestire tutte queste cose da sola, insieme ad Alberto, perché per me questa è la prima convivenza. Nonostante io viva a Verona ritaglio sempre qualche giorno a settimana per tornare a Treviso dai miei genitori. Dopotutto un’ora e un quarto di treno da Verona. Questo è pesante soprattutto nei loro confronti: se avessi bisogno di andare da loro, dovrei programmarmi per tempo. Comunque sono contenta, torno là una volta la settimana.

Com’è il tuo orario di lavoro?

Lavoro in Agenzia tre giorni in ufficio e due giorni da casa. Per me è molto comodo, perché in questo modo evito il trasporto e il traffico. Infatti l’Agenzia delle Entrate si trova lontano da casa e devo attraversare tutta la città.
Parlare del proprio lavoro è abbastanza delicato per i miei interlocutori, soprattutto quando si tratta di un lavoro pubblico: infatti di solito sono preoccupati che si scenda in particolari che possano violare la privacy degli utenti. Ma noi qui parliamo soltanto del risvolto che ha il lavoro sulla persona intervistata: alcune volte in situazioni di disabilità ci si preoccupa di non poter più lavorare…

E tu, come ti sei sentita accolta sul lavoro?

Mi hanno accolto molto bene sia all’inizio, quando lavoravo a Treviso, sia qui a Verona. Sono rimasta sorpresa: mi trattavano proprio come una di loro!
Ad esempio, mi hanno inserito in un gruppo di lavoro, in una stanza con altri colleghi che così ho potuto conoscere. Non ho avuto problemi nell’integrazione, sono rimasta piacevolmente sorpresa perché non è detto che sia così per tutti. Infatti potrebbero avere pregiudizi, ma per fortuna così non è stato.

È stato così anche a Treviso?

Oh, a Treviso erano come la mia seconda famiglia: là avevo più esperienza sul tipo di lavoro, mentre a Verona ho dovuto imparare alcune cose.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Il mio è un lavoro prettamente di ufficio: devo gestire la posta, sia quella cartacea che quella telematica, e condivido la stanza con due colleghe che invece gestiscono il personale. Però ci si può aiutare. Mi occupo anche della certificazione delle “missioni di lavoro”: si tratta di far combaciare il cartaceo con quanto dichiarato dal lavoratore.

Quindi, da parte dei colleghi hai incontrato molta disponibilità. Hai constatato anche l’esistenza di barriere architettoniche, per quanto ti riguarda?

No, nel mio ufficio non ci sono barriere architettoniche e neanche nello stabile. Io lavoro al terzo piano, ma c’è l’ascensore, e dove sono io tutti gli uffici, le stanze e i bagni sono al piano e accessibili.

Avevi perplessità, paure?

Certo! Avevo paura del cambiamento, di non essere all’altezza. Ma poi mi sono abituata, e le paure si sono ridimensionate. Spesso le cose sono più semplici di quello che temevi.
Certo, ho cambiato vita, ma mi hanno sostenuto tutti.

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