Abbiamo scelto di riproporre anche sul nostro sito associativo, alcuni articoli di carattere medico, già pubblicati sul nostro “L’Informatore” in edizioni passate ma recenti, che crediamo possano essere di interesse collettivo.
Lo scorso anno sono stati pubblicati sulle pagine dell’Informatore una serie di miei articoli dal titolo “Le moderne ortesi nel trattamento della paraplegia”. Ho pensato che sarebbe stato utile e interessante far seguire a questi articoli una testimonianza diretta. Per questo ho chiesto a una mia paziente, Luisa, di raccontare la sua storia. Queste sono le sue parole, che ritengo valgano più di tanti discorsi teorici o di tante pubblicazioni scientifiche. Ho imparato molto da lei, dalla sua forza di volontà e dalla sua voglia di mettersi in gioco e di accettare la “scommessa” che ho fatto su di lei, ovvero il tentativo di rimetterla in piedi dopo la dimissione in carrozzina da una importante Unità spinale della nostra Regione.
Oggi, di fronte a una paraplegia incompleta, un professionista della riabilitazione deve valutare l’adozione di ortesi su misura, capaci di ripristinare il movimento più fisiologico e naturale possibile. Questo richiede tempo, impegno, studio e fatica. Ma ne può valere davvero la pena, come ci insegna la storia di Luisa che ringrazio per la sua testimonianza diretta e sincera. Aggiungo qualche ulteriore dettaglio. Luisa non vive a Verona, ma in una altra provincia del Veneto. La diagnosi era paraplegia incompleta livello neurologico L1. È stata ricoverata al Centro Polifunzionale Don Calabria di Verona per quattro mesi e dal momento della dimissione prosegue a tutt’oggi l’esercizio del cammino al proprio domicilio, senza necessità di un fisioterapista ma semplicemente con l’aiuto di un familiare o di un assistente per indossare le ortesi, dopodiché il cammino avviene in totale sicurezza con semplice supervisione.
Mi chiamo Luisa ed ho da poco compiuto 74 anni. Ho avuto una vita molto ricca di relazioni, di attività ed esperienze familiari e sociali, quattro figli e ora sette nipoti, insegnante per quasi quarant’anni, ho fatto politica e ho avuto diversi incarichi soprattutto nell’ambito del sociale.
Ho avuto una paraparesi e successivamente un’ischemia midollare che ha complicato il mio quadro clinico. E mi sono ritrovata con la paralisi degli arti inferiori con le naturali conseguenze. Sono stata ricoverata molti mesi in una struttura di alta specializzazione, dove ho fatto un percorso riabilitativo ottimo sotto tutti i punti di vista.
Ma, al momento delle inevitabili dimissioni, ero in carrozzina con un discreto livello di autonomia ma pochissime speranze di recupero del movimento degli arti inferiori. Proprio in quel momento ho conosciuto l’esistenza del Centro Polifunzionale Riabilitativo Don Calabria di Verona e, vedendo che in alcune parti della gamba sinistra iniziavano deboli movimenti, ho sentito molto forte il desiderio di provare a sperimentare se e quanto avrei potuto recuperare. Così ho chiesto di poter essere ricoverata per proseguire un percorso di fisioterapia.
A Verona, vedendo la mia determinazione nell’eseguire tutti gli esercizi di fisioterapia che potessero migliorare il grado di autonomia, il dottor Salvi mi ha proposto di sperimentare due ortesi, poco conosciute in Italia ma molto diffuse in Germania (si tratta in effetti di brevetto tedesco), una più piccola per l’arto sinistro e una che arriva sino all’inguine per l’arto destro, molto più complessa poiché il mio arto destro esegue minimi movimenti.
L’ortesi della gamba destra con un complesso sistema comandato elettronicamente da un pulsante o da una applicazione che si può installare sul cellulare, blocca il ginocchio permettendomi la stazione eretta e la possibilità di camminare con un deambulatore.
Sono circa 10 mesi che uso queste ortesi, purtroppo non continuativamente perché ho avuto alcuni problemi di salute e un ricovero chirurgico. Ora che ho ripreso con sistematicità il mio esercizio del cammino quasi tutti i giorni della settimana, anche due volte al giorno, la posizione eretta continua a migliorare e anche il camminare si sta facendo più sicuro.
La sensazione che provo, mettendomi in piedi è incredibilmente bella, quando mi alzo mi sembra di essere altissima e muovendomi con il deambulatore avverto che tutto il mio corpo ne trae beneficio. Non posso nascondere che i primi tempi avvertivo dolori alle gambe che sono lentamente diminuiti, certo non scomparsi, come i dolori alle spalle, alle braccia e alle mani poiché la tensione muscolare era tutta negli arti superiori.
Ora ho imparato a tenere rilassate spalle, braccia, mani e mi concentro sui piedi, sui quali mi sforzo di far cadere tutto il peso del corpo. Sento di aver acquisito una certa sicurezza nello stare in piedi e nel movimento anche se capisco che ho ancora molta strada da fare. Sono ottimista e disponibile a confrontare la mia esperienza con chi lo desiderasse.

