In friulano è “STRAordenari”, in italiano semplicemente “straordinari” ed è una serie televisiva prodotta dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia, dedicata a persone con gravi disabilità che vi raccopntano la loro vita piena. Sono per ora cinque i filmati disponibili su Raiplay, ma ne sono previsti sette in tutto, prodotti originalmente in lingua friulana, ma anche tradotti in italiano
È dedicata alle persone con disabilità STRAordenari, serie televisiva prodotta dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia, si avvale anche del patrocinio di ASUFC (Azienda Sanitaria Universitaria del Friuli Centrale), CIP Friuli Venezia Giulia (Comitato Italiano Paralimpico), Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, ANMIL Friuli Venezia Giulia (Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi del Lavoro), Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia, Istituto Salesiano “G. Bearzi” di Udine, Comunità Piergiorgio e UILDM di Udine (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Come si può intuire STRAordenari, in friulano, vuol proprio dire “straordinari”, ossia persone straordinarie che, in barba alla loro disabilità, si concedono una vita piena. Sono per ora cinque filmati, ma ne sono previsti sette in tutto, prodotti originalmente in lingua friulana, ma anche tradotti in italiano. Sono visibili su RAI 3/bis e su Raiplay a questo link.
Curati dal regista Dorino Minigutti sono stati prodotti con il sostegno del Fondo Sostegno Audiovisivo FVG e dall’ARLEF (Agenzia Regionale per la Lingua Friulana).
La prima puntata è dedicata a Remo Molaro che dopo un gravissimo incidente in moto non ha abbandonato la sua passione per i motori e ora, tetraplegico, tra le tante cose che fa, gareggia in carrozzine progettate e realizzate da lui stesso. Dice tra l’altro: «La malattia della velocità non ti passa […] è tutto molto simile alla preparazione di una macchina da corsa, i principi sono gli stessi, assetto, posizione del corpo, stabilità, le leggi sono quelle, la fisica è quella, solo che le applico a una scala minore».
La seconda puntata vede quale protagonista Flavio Frignè che a 17 anni, mentre lavorava come apprendista, urtò con una sbarra i fili dell’alta tensione. Una scossa fatale da 20.000 volt. Ma Flavio sopravvisse, seppure amputato delle gambe e di un braccio. Passarono gli anni, ma per lui accettare la menomazione e convivere con essa non fu facile. La svolta avvenne nel 1990 quando l’Associazione Invalidi Civili (ANMIC) lo contattò per testimoniare nelle scuole il suo incidente sul lavoro. Da quel momento iniziò per lui una nuova vita. Con consapevolezza e determinazione, ancora oggi porta avanti la sua attività di sensibilizzazione sulla sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende.
Mauro Costantini, protagonista del terzo episodio, è un pianista cieco dalla nascita. Nascere cieco negli Anni Sessanta, in una realtà dove il lavoro nei campi era una priorità rispetto allo studio, comportava l’emarginazione. Per i suoi genitori invece, la formazione e l’autonomia personale furono il modo migliore per permettergli di costruirsi un futuro. E così, dopo un percorso accademico musicale, Mauro prosegue gli studi specializzandosi in musica jazz. Arrangiatore, esecutore e didatta, oggi si occupa anche dell’insegnamento dell’uso del computer alla persone cieche.
Quarta puntata per Benedetta De Cecco che, nonostante la malattia che l’ha resa tetraplegica, ha sempre affrontato la vita con grande determinazione e spirito di iniziativa. È dirigente e capitano dei Madracs (“bisce”), squadra di hockey su carrozzina neopromossa in Serie A, una passione condivisa con il compagno Ivan, anch’egli tetraplegico. Oltre all’impegno sportivo, Benedetta si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi anche a livello internazionale.
Infine, per il momento, la storia di Moreno Burelli, che dipinge con la bocca, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, malattia degenerativa che l’ha portato sin da bambino a vivere in carrozzina e che affronta la vita con energia, ironia e lucidità disarmante. Si definisce un ragazzo “iperattivo e rompiscatole”, ma dietro la battuta si cela una visione profonda della disabilità come condizione di vita e non di limite.
Non resta dunque che guardare e anche ammirare queste storie di STRAordenari.
di Claudio Calligaris, Presidente dell’Associazione Tetra-Paraplegici del Friuli Venezia Giulia.
fonte Superando.it

