In tema di Sanità Veneta si annuncia il ricorso anche all’intelligenza artificiale per accorciare le attese.
Stop alle telefonate al Cup e alle code agli sportelli.
La prossima grande trasformazione della sanità veneta passerà attraverso l’intelligenza artificiale. Da settembre, infatti, la Regione avvierà una fase di test che estenderà l’uso dell’IA oltre la diagnostica, introducendola — in modo innovativo — «nell’analisi dell’appropriatezza delle prescrizioni, nella definizione delle priorità assegnate dal medico di medicina generale e persino nella gestione degli appuntamenti». A renderlo noto è l’assessore alla sanità, Gino Gerosa.
E anticipa alcuni dettagli: «Stiamo già sviluppando un algoritmo che permetta ai medici di medicina generale, nel momento in cui emettono una ricetta per una visita o una prestazione, di far contattare automaticamente il cittadino dal Cup, proponendogli giorno e ora dell’appuntamento». In sostanza, una volta emessa l’impegnativa, sarà il sistema a muoversi per primo, sollevando il paziente dalla ricerca della disponibilità e formulando direttamente una proposta di prenotazione.
Ma non è tutto. «Stiamo lavorando anche per ottimizzare il monitoraggio dei pazienti cronici — prosegue Gerosa —. Grazie all’intelligenza artificiale svilupperemo un algoritmo che, dopo la presa in carico, seguirà in automatico l’intero percorso di follow-up, richiamando il paziente per visite ed esami senza che debba preoccuparsi di prenotare ogni volta». L’obiettivo è trasformare la presa in carico in un processo continuo, accompagnando la persona lungo tutto il percorso diagnostico e terapeutico. Per l’assessore, il punto centrale è «migliorare da un lato l’appropriatezza delle prescrizioni dei medici e dall’altro quella delle richieste dei cittadini: è qui che si può intervenire per ridurre i tempi d’attesa». Una visione che, sottolinea, richiede anche «un nuovo rapporto con il cittadino, che deve essere informato e consapevole del valore in salute che deriva dal rivolgersi con fiducia al proprio medico di medicina generale, riconoscendone le competenze. Questa consapevolezza rafforza l’alleanza terapeutica alla base del sistema sanitario universalistico, pubblico, equo e solidale».
In quest’ottica, nelle Case della Comunità verrà introdotta la “Stanza del cittadino consapevole”, uno spazio che sfrutterà la realtà immersiva per promuovere stili di vita corretti, sensibilizzare sui fattori di rischio e incentivare la partecipazione agli screening. L’obiettivo è consolidare la cultura della prevenzione e aiutare le persone a distinguere tra sanità erogata, percepita e raccontata. «La prevenzione non può più essere considerata un optional, ma un dovere — ribadisce Gerosa —. Solo così riusciremo a generare salute in una società dove, nel prossimo futuro, la maggioranza sarà composta da persone fragili con più patologie».
Infine, l’assessore interviene sulla polemica sollevata dal Pd dopo l’accesso agli atti relativo alle 36 mila richieste in pre-appuntamento non conteggiate da Agenas nelle liste d’attesa. «Quel sistema — spiega — è regolato da una norma regionale del 2024. Il paziente viene inserito quando non c’è disponibilità, così l’Azienda può elaborare strategie per soddisfare il bisogno. Il rispetto dei tempi è monitorato ed è uno degli obiettivi assegnati ai direttori generali delle Ulss». Il Veneto, inoltre, nel report mostra un miglioramento ed è stabilmente tra le prime regioni. «Ci sono ancora margini, ma sono inevitabilmente condizionati dal cosiddetto “effetto tetto”. Il nostro obiettivo, però, non è soltanto aumentare il numero delle prestazioni, ma produrre salute».
fonte L’Arena.it
