di Renzo e Licinia
SECONDA PARTE

Lasciamo Lisbona diretti a Cabo Roca, estrema punta occidentale del continente. Il paesaggio che troviamo è stupendo però disturbato da una miriade di turisti, perlopiù giapponesi (?), insomma con occhi a mandorla…, perciò sommersi dal vocio e da un grande andirivieni, decidiamo di trovare un ristorantino. Lo troviamo proprio accanto al faro, su un promontorio a picco sul mare. Da fuori non sembrava nulla di speciale, invece con grande sorpresa appena entrati ci rendiamo conto della raffinatezza e della prelibata offerta. Pranziamo accanto a grandi vetrate gustandoci con gli occhi il mare e con il palato baccalà con mandorle e gamberi alle pere. Ripercorriamo la scogliera in camper sostando per delle foto in una zona piacevole, e mentre Licinia saltella da una parte all’altra scattando foto, mi intrattengo con due pescatori molto chiacchieroni che pensando che io capisca bene il portoghese mi raccontano chissà quali storie…. al congedo li saluto con grandi sorrisi che probabilmente convincono loro che ho capito davvero, ma io mi sto ancora chiedendo cosa mai mi avranno descritto con tanta enfasi.

Arriviamo a Obidos per il pernottamento, un carinissimo paesino raccolto dentro mura medioevali, in un’area di sosta camper proprio sotto ad un acquedotto romano. Ci svegliamo di buon mattino per iniziare la visita prima che arrivino i soliti pullman a scaricare valanghe di turisti. Appena dentro le mura della cittadina, nella strada principale, si affacciano case bianche ricoperte di buganvillee e gerani ed una miriade di negozietti molto carini. Scopro che il paesino è noto per dolci e un celebre liquore alla ciliegia, il Ginja, di cui ci viene offerto un assaggio in minuscoli bicchierini di cioccolato. Gironzoliamo con fatica per le stradine, perchè  -lastricate di marmo molto scivoloso-  mi rendono la vita difficile nonostante il ruotino. Torniamo al camper ed in un baleno siamo già in marcia per la prossima tappa, stiamo andando all’interno sulla strada dei monasteri e la prima sosta è Tomar.

Ci siamo alzati presto per cui arriviamo a Tomar che i parking sono ancora vuoti così riusciamo a sostare poco distanti dalla cattedrale. Il monastero cistercense di S. Maria, che risale al 1153, è grandioso ed io, nell’avvicinarmi, già stavo guardando se vicino ci fossero dei bar per attendere davanti ad un caffè che mia moglie visitasse l’antico luogo. Invece con grande sorpresa da un’ingresso laterale trovo scivoli, presenti anche all’interno, che mi consentono una visita in tutta tranquillità. L’accesso laterale introduce ad un superbo Claustro do Silencio a polifore su colonne binate e rosone centrale del 1300, mentre l’ordine superiore, molto più elaborato, è in stile manuelino e risale all’inizio del 1500.  Nel porticato del Claustro si aprono tutti gli ambienti del convento, ben conservati e in grado di restituirci l’atmosfera del tempo. Entriamo prima nella chiesa, splendidamente gotica, dove si percepisce la sensazione di austerità propria degli edifici cistercensi, ma anche di leggerezza data dalla luce che illumina soprattutto la parte finale delle navate, dove troviamo i magnifici gioielli della tomba di Don Pedro e Donna Ines, che abbiamo la fortuna di ammirare proprio quando ancora non c’è alcun visitatore. Nella sala capitolare due musicisti  cantano musica sacra, creando una suggestiva atmosfera. Ho trovato fantastica l’enorme cucina, con pareti maiolicate, un grande camino piramidale con un’ampia vasca, dove allevavano pesci, alimentata da una deviazione del fiume Alcoa. Conclusa la visita dal primo monastero dei tre che abbiamo in programma oggi, ci addentriamo per le vie del paesino in cerca di un bar per un piccolo ristoro. Notiamo con molto apprezzamento che parecchi ambienti sono dotati di scivoli e di toilette accessibili. Siamo invogliati da un dolce locale che si chiama cornucopia che però è più gradito alla vista che al gusto in quanto ha un forte sapore di uova.

Ma eccoci già in viaggio con destinazione Batalha. Il sole comincia a scaldare, lasciato il camper in un grande parcheggio occupato anche da altri mezzi, iniziamo ad avvicinarci al convento de Santa Maria de Vitoria, non nego con un certo scetticismo. Invece anche qui hanno pensato alle persone in carrozzina che fanno entrare da una porta laterale. Sarei tentato di descrivere le bellezze di questo monastero, succintamente vi dico che è interessantissimo e meritevole di una visita: il convento risale al 1388, ha avuto parecchi interventi anche successivi con aggiunte nel periodo manuelino, quindi gotico portoghese. Spicca al centro il sepolcro del re Dom Joao I e della moglie Filipa de Lencastre che si tengono per mano. All’interno ospita anche le tombe dei militi ignoti della prima guerra mondiale ed abbiamo la fortuna di assistere alla cerimonia del cambio della guardia. Raggiungiamo infine anche l’ultimo dei tre monasteri che oggi vogliamo visitare. Il convento si trova sulla cima di una collina che riusciamo a raggiungere agilmente in camper parcheggiando giusto  a lato dove scopriamo esserci proprio l’ingresso per le carrozzine. Il Convento Do Cristo è un complesso architettonico molto articolato, organizzato intorno a sei chiostri che si succedono, e mostra stili appartenenti ad epoche diverse. Incantevole quello principale con forme classiche di ispirazione palladiana su due piani, con serie di archi poggianti su colonna, severo e raccolto con al centro una bella fontana barocca. In carrozzina riesco, con soddisfazione, a visitare tante cose, eccetto i piani superiori. Penso anche ai tempi in cui il monastero era attivo e una delle principali fonte di aggregazione per tante persone, tanti monaci e templari. Nel susseguirsi degli ambienti si perde l’orientamento e si rimane confusi, troppe le cose da vedere. Lasciamo il monastero per raggiungere un campeggio vicino, che per fortuna ha una bagno disabili, mi butto sotto la doccia, che divido con una enorme quantità di formiche, ma vabbè sono anche loro creature del Divino.

Oggi ritorniamo sull’atlantico e precisamente a Sao Pedro do Moel. Si  parcheggia  in un piazzale sopra un promontorio appena sopra la spiaggia. A poca distanza ci fanno compagnia il faro ed una bellissima vista panoramica, nonché un vento impetuoso che a vedere  gli alberi tanto  piegati riteniamo soffi spesso così forte. Scendiamo in paese, certo molto frequentato  nella stagione estiva, ma che oggi (ottobre) troviamo desolatamente vuoto con bar e ristoranti chiusi. Perciò decidiamo di cenare sul camper con una vista mozzafiato cullati dal vento che non dà tregua. Ci svegliamo con il vento ancora più forte accompagnato da una modesta pioggia.

Ripartiamo con méta Costa de Lavos dove troviamo posto a lato del paese in un’area dedicata, fronte mare, davvero carina. Le dune sono coperte di bassa vegetazione ed hanno delle passerelle in legno che mi permettono di fare dei lunghi percorsi agevolmente. Oggi è proprio una giornata con cielo plumbeo e vento forte, perciò dopo la fugace passeggiata, ci dedichiamo alle pulizie del camper ed ai programmi per i prossimi giorni. Ci sveglia il suono del clacson di un furgone che scopriamo essere venuto per vendere il pane ai camperisti. Ci prepariamo velocemente poiché dopo una notte di pioggia e di vento forte, che ostacola le operazioni di camper service, abbiamo voglia di continuare il nostro tour.

Dopo brevi soste durante il tragitto, sempre accompagnate da forte pioggia e forte vento, eccoci a Costa Nova sulla laguna di Aveiro. Una particolarità di questo paese è di avere tante case dipinte a strisce colorate. Dopo aver gironzolato, non molto a dire il vero poiché vento e pioggia ostacolavano gli spostamenti, ci siamo trovati un parking in prossimità di dune e mare. E’ stato molto bello addormentarsi cullati dal dolce rumore dell’infrangersi delle onde, un pò meno quello della violenta pioggia che si è scatenata per parte della notte.

Ripartiamo pieni di entusiasmo poiché la tappa odierna ci porterà a Porto. Prima fermata a Furadouro, dove però il tempo ci permette solo una breve passeggiata in quanto vento e pioggia ci fanno ritornare velocemente al camper. Lo spettacolo da lì è magnifico. Il mare in tempesta crea onde gigantesche che infrangendosi sulla banchina del lungomare fanno arrivare gocce salmastre contro di noi. Eccoci finalmente nel camping Orbitur della Maddalena di Porto. Notiamo subito i segni del nubifragio che la notte precedente ha colpito anche qui con rami spezzati lungo i viali. Parcheggiato il camper siamo già sull’oceano dove lunghe passerelle in legno mi consentono di godere dello stupendo panorama. Purtroppo il camping non è molto attrezzato per disabili, ha si una doccia, ma molto scomoda, certamente non a norma delle leggi italiane, ma soprattutto dei principi della fisica. In poche parole il sedile doccia è bassissimo e dentro un quadrato, con piccolo scalino che lo abbassa ulteriormente, senza nessun appoggio per aiutarsi a sollevarsi dal sedile alla carrozzina. Porto è una città adagiata su una collina che mi mette subito soggezione. Invece grazie al ruotino sono riuscito a fare dei fantastici giri. Essendo di origine romana pone grosse limitazioni a chi è in carrozzina, il bagno ad esempio è sempre un rebus. Ma l’esperienza di tanti anni mi favorisce sempre, quindi ho risolto andando ogni volta alla stazione ferroviaria, proprio in centro, dove vi era una toilette dedicata con tanto di personale molto gentile. La città è molto bella e si gira bene, sicuramente meglio di Lisbona, lo spettacolo di negozi, vicoli, piazze è affascinante. Purtroppo tanti monumenti non sono visitabili in quanto privi di rampe d’accesso. Anche lo splendido caffè Majestic, del 1921, bell’esempio di art-decò, mi limito a sbirciarlo dall’esterno, complice anche una folla oceanica di turisti da ogni parte del mondo, che occupa tutti i tavoli. Mi ha affascinato la visita del mercato Bolhao, struttura in parte in metallo su due piani, che sembra cadere da un momento all’altro. E pensare che poco più avanti l’amministrazione comunale ha costruito un nuovo edificio più moderno e sicuro, i commercianti però non hanno voluto spostarsi. Ci apprestiamo a scendere verso la parte bassa della città e nel tragitto restiamo affascinati da tanti bei lazzi, parecchi risalenti al 1500, con azulejos, balconi in ferro battuto, infissi in legno ben lavorati. Siamo oramai arrivati al fiume Duero e percorriamo la Cais de Ribeira dominata dall’alto profilo del ponte di ferro di Dom Luis I e l’intrico di vicoli alle sue spalle che costituiscono l’angolo più pittoresco della città. Gustoso pranzetto alla fine della Cais vicino al ponte in ferro, con un simpatico cameriere che parlava bene l’italiano. Dopo un pomeriggio che ci vede ancora passeggiare per l’interessante città portoghese, prima del rientro in camping ci concediamo un bicchiere di porto che troviamo ottimo. Altra giornata dedicata a questa affascinante città, la seconda per popolazione del Portogallo. Ripercorriamo anche parte del tragitto del giorno precedente, gustandoci la vista dei palazzi veramente interessanti. Sosta “tecnica” sempre alla stazione treni, e poi dopo un buon pranzetto, decidiamo di andare a visitare una cantina passando sotto il ponte di ferro Dom Luis I. Ecco proprio alla fine del ponte il passaggio è bloccato da diversi scalini….un ragazzo forzuto capisce subito il mio imbarazzo e con l’aiuto di mia moglie eccomi risolvere il problema. Passeggiamo sulla banchina su cui affacciano le numerose cantine di porto e su cui sono attraccati i tipici battelli, che un tempo erano adibiti al trasporto delle botti e adesso fanno fare dei tour ai turisti. Non ci facciamo mancare un bicchierino di porto godendo, dalla parte opposta del quartiere Ribeira, il suggestivo panorama. Decidiamo di entrare nella cantina Calem con tanto di simboli di carrozzine, ed in effetti la trovo agibile e comoda, unico disagio essere capitati in un giro in lingua francese, che conosciamo ma non così bene da recepire compiutamente tutte le parole della loquace guida. Ci consoliamo, si fa per dire, acquistando alcune bottiglie del pregiato e rinomato vino portoghese. Rientriamo in camping e ci rechiamo subito in riva al mare, dove una costante brezza ci accompagna per tutta la passeggiata. E’ bellissimo godere del tiepido sole con il rumore dell’oceano, il suo profumo, il tenue vento che muove gli arbusti delle dune, creano un ambiente magico che ci fa star bene. Porto è l’ultima città che visitiamo in Portogallo, domani vogliamo svegliarci presto poiché la prossima tappa é Salamanca, in Spagna.

Arriviamo a Salamanca dopo 362 km, quasi interamente in autostrada, dove praticamente il traffico era inesistente. Troviamo un buon camping a 6 km dalla città a Cabrerizos ed in taxi (10 €) ci facciamo portare in centro città. La cittadina della Castiglia e Leòn è bellissima. E’ piena di edifici che pur edificati in epoche diverse offrono una grande omogeneità, perchè costruiti in pietra arenaria, ricca di ferro proveniente da una vicina cava, che dal suo colore rosato emana una luce calda. Molto interessante la Catedral Vieja, romanico e gotica, la Plaza Mayor e tante altre cose di notevole interesse. La città è piena di giovani e scopriamo un buon centro universitario, è la prima università spagnola. Il giorno seguente eccoci a Segovia. Iniziamo il nostro tour dalla Plaza Mayor, di impianto seicentesco con dei bei portici su cui prospetta la magnifica cattedrale costruita tra il 1525 e 1768.

Gironzoliamo per la cittadina finchè un buonissimo odore di cibo ci conquista. Facciamo la conoscenza del cochinillo asado (maialino da latte) arrostito nel forno a legna. Troviamo il piatto veramente buono con il quale apprezziamo un buon bicchiere di vino tinto. Sempre grazie al ruotino riusciamo a visitare gran parte della cittadina, situata su una collinetta, molto affascinante il miradeor de la Canaleja da cui si gode di un bellissimo punto panoramico. Arriviamo all’affascinante e splendido Acueducto romano, opera straordinaria eretta nel I secolo in pietra granitica del Guadarrama, con 118 arcate alto 28,5 metri. La nostra visita si conclude nella piazza da Azoguejo, antico luogo di mercato e uno degli spazi più animati della città, con un buon gelato “all’italiana”.

Partiamo il giorno successivo che il campeggio dorme profondamente, c’è ancora buio, ma oggi dobbiamo fare più di 400 km, con una tappa a San Lorenzo de Escorial perchè abbiamo voglia di visitare il grande complesso del El Escorial. Alle 9,30 riusciamo a parcheggiare il camper proprio a lato del grandioso monastero. Il nostro entusiasmo si spegne quasi subito, in quanto arriviamo all’ingresso e il guardiano ci dice che dobbiamo fare la fila anche noi, ma la cosa più ”triste” accade proprio alla biglietteria dove troviamo una signorina, piuttosto maleducata che ci informa che nulla è visitabile in carrozzina, tranne la cattedrale il cui ingresso è all’esterno. Rimaniamo allibiti per il trattamento e mentre ci avviamo sconsolati all’uscita, Licinia vede una rampa e quindi chiede prontamente ad una guardia a cosa possa servire uno scivolo in un posto inaccessibile alle carrozzine. L’addetto ci invita a seguirlo e ci introduce in un corridoio dove possiamo visitare una sala che contiene la splendida tela del El Calvario di Rogier Van der Weyden. Convinti di aver concluso così la visita abbiamo la grande sorpresa di trovare ad attenderci un altro addetto al complesso, che in un ottimo italiano, saputo quanto ci era in precedenza accaduto, si scusa, va a farci i biglietti gratuiti e ci spiega tutte le parti che possiamo agevolmente visitare. Davvero fantastico. Riesco così a vedere le opere di maggior importanza, iniziando dalle stanze che accoglievano il Capitolo dei monaci, decorate con affreschi e da grottesche sui soffitti con alle pareti notevoli dipinti, fra cui, San Girolamo, Ecce Homo, Ultima cena di Tiziano e quindi Tintoretto e Veronese, un bellissimo El Greco, il martirio di San Maurizio, la croce degli Improperi di Bosch e molti altri. Nella cattedrale é superlativo il crocifisso in marmo, capolavoro di Benvenuto Cellini del 1562. Siamo contenti di aver potuto visitare gran parte di questa maestoso ed importate luogo pieno di storia e di opere maestose.

Ripartiamo per Saragozza. Arriviamo al camping che troviamo quasi completamente esaurito, ci stupiscono tante presenze che scopriamo essere a causa della festa nazionale dell’ispanicità. L’indomani, dopo una dormita di quasi 12 ore, ci immergiamo nella caotica cittadina dell’Aragona. Siamo capitati nella festa anzidetta, ma non solo, perchè c’è anche quella della Vierge del Pilar, patrona di Saragozza. Tutte le donne portano fiori e sono vestite con grandi gonne colorate, camicia e corpetto e bellissimi scialli variopinti. Gli uomini indossano calzoni alla zuava, calzettoni di lana bianchi e calzari in stoffa. Con questi abbigliamenti troviamo persone di tutte le età, ed anche in carrozzina si vedono volti sorridenti che partecipano entusiasticamente al sentito evento. Riusciamo faticosamente a fare un giro nella simpatica città, approdando infine in un ristorantino per accomodare lo stomaco. Siamo un pò frastornati da fiumi di persone, code ovunque, sia per portare i fiori alla Vergine, sia per baciare il pilastro su cui, secondo la tradizione, la Madonna è apparsa. Appena il tempo di arrivare in camping e farci una doccia che si scatena un robusto temporale, ci dispiace per la festa ancora in pieno svolgimento, ma noi siamo contenti di essere al coperto e di gustarci un piatto di spaghetti innaffiati da un buon rosso portoghese.

Oggi partiamo per Barcellona, ultima tappa prima di iniziare il rientro. Scegliamo un campeggio apparentemente molto bello n riva al mare, peccato che sia proprio a ridosso dell’aeroporto, il rumore non dà tregua alle nostre orecchie. Il giorno seguente decidiamo così di spostarci in un parking molto grande, vicino al Forum, da dove con mezzi pubblici è comodo raggiungere il centro in pochi minuti. Dedichiamo poco alla visita della città, che già abbiamo avuto modo di vedere in precedenti viaggi, poiché la sosta è per prendere la nave per il rientro in Italia. Il giorno seguenti infatti alle 11,30 ci imbarchiamo guadagnando rapidamente il ponte, e  salutiamo la gigantesca città Catalana affascinati anche dalla grandiosità del porto. Veloce cena al ristorante di bordo e via a nanna, dopo 3 settimane abbiamo nostalgia di casa e voglia di abbracciare i nostri nipotini.

Dal porto di Genova in poco più di 270 km arriviamo, dopo aver goduto di un viaggio di notevole spessore che ci ha soddisfatti oltre le aspettative. Certo per me in carrozzina, grazie al prezioso amore di Licinia, riuscire a fare viaggi così è una gran bella soddisfazione. Non nego che ci siano stati momenti in cui avrei voluto gridare l’amarezza causata da difficoltà che con un minimo buon senso potrebbero essere risolte. Ma vabbè la vita è irta di prove e superarle o trovare la soluzione è davvero bello. Grazie alla mia compagna, sempre amorevolmente preziosa ed indispensabile , grazie anche a Giuseppe per darmi lo spazio per condividere con voi esperienze  che spero possano essere utili e invogliare tutti a non arrendersi mai. Al prossimo viaggio, un abbraccio a tutti.

Renzo e Licinia