fotografia di Alessandro Rocca

Continuano i racconti delle esperienze lavorative dei nostri associati.
La persona con disabilità deve imparare a mettersi in gioco, pretendendo i propri diritti ma consapevole dei doveri di cittadino e lavoratore.

Alessandro ha 52 anni festeggiati da poco con gli amici, è sposato ha due figli: uno di 23 anni e uno di 19. Abita in Trentino, tra le montagne, in un paese ai piedi del Pasubio, vicino a Rovereto. Il suo racconto è pieno di stupore e gratitudine per gli amici e la comunità che lo hanno aiutato dopo l’incidente. Nonostante si sia dato da fare per loro, e si dia da fare tuttora, lui non dà niente per scontato: la sollecitudine con cui l’hanno aiutato resterà per sempre nel suo cuore.

Raccontami un po’ ti te, Alessandro: che lavoro fai?

Sono vigile del fuoco, ho anche lavorato per anni nel privato. Quando ho avuto l’incidente lavoravo già nei pompieri. Era il 2022, e tornavo dal bosco con il trattore, che parcheggiavo a casa di mia mamma perché c’era posto. Ma pioveva, il trattore ha perso aderenza ed è rotolato giù per la campagna. Non ricordo niente. Mi hanno detto che sono venuti a prendermi con l’elisoccorso, chiamato da mia madre; mi hanno portato all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove mi hanno operato dopo una settimana, e mi hanno messo in coma farmacologico per 15 giorni: avevo tutte le coste rotte tranne due, due vertebre rotte e uno stiramento del midollo fino a T3, per cui ho riportato una lesione midollare completa, un polmone lacerato in più punti e collassato, l’altro con edema…

Mamma mia! E come te la sei cavata?

Eh, è stato un decorso impegnativo. Al Pronto Soccorso hanno detto a mia moglie che non sapevano se sarei arrivato fino al mattino. Ma poi l’ho scampata, e mi hanno mandato a Villa Rosa, a Pergine, per la riabilitazione. Avevo difficoltà anche a parlare! Mi sono “spento”. E poi “riacceso in un mondo diverso”. Passo dopo passo ho capito la mia situazione, non ho vissuto quella disperazione come quando ti accorgi d’improvviso. Ma mi hanno tanto aiutato la famiglia, gli amici e i miei compagni di lavoro. Venivano a trovarmi, mi sostenevano, mi hanno anche aiutato economicamente! Io ero incredulo. Ne avevo bisogno, perché mi ero appena impegnato per rimettere a posto la casa, avevo il mutuo, due figli che studiavano… e loro mi hanno aiutato.

Una bella solidarietà!

Sì, al mio paese c’è ancora senso della comunità, siamo molto solidali gli uni con gli altri. È una cosa che fa stare molto bene. Tutta la comunità si è stretta attorno a me offrendomi sostegno ed aiutando me e la mia famiglia con un importante raccolta di fondi. Pensa, io sono sempre stato molto sportivo e amante della montagna: dopo pochi mesi ero già sull’handbike e sul monosci. Grazie al contributo della Provincia autonoma di Trento attraverso un’associazione di ciclismo dilettantistica, SC Avio, mi è stata acquistata un handbike mtb assistita che in cinque, massimo sei ore mi permette di fare dai 50 ai 60 chilometri, superando dislivelli anche di 1.600 metri. Mi hanno aiutato ad andare in montagna: aiutato, non portato.

Portato?

Sì, volendo ci sono associazioni con volontari che ti portano anche a 4.000 metri sulla Joelette, una specie di portantina dove stai seduto. Ma non mi piace stare in balia di altri, la montagna è pericolosa. E poi a me piacciono le salite, mi piace affrontarle in autonomia.

E sul lavoro, quando sei tornato, com’è andata? Il vigile del fuoco è un lavoro molto impegnativo anche dal punto di vista fisico

Quando sono tornato al lavoro ero già operatore di centrale, che in Trentino risponde al numero 112, e tecnico di laboratorio radio. Adesso è un po’ diverso: per quanto riguarda la radio, si fanno riparazioni e installazioni. È calata l’attività di questo tipo a causa del cambiamento di tecnologie a livello provinciale. Ora il sistema di protezione civile è integrato, c’è una rete unica, però è rimasta anche una rete gestita solo dai vigili del fuoco “permanenti”.

Mi hai accennato che da giovane facevi il volontario, ora mi parli di “permanenti”: ci puoi spiegare meglio?

In Trentino la rete di vigili del fuoco è molto complessa, in quanto ogni comune ha un presidio dove ci sono dei volontari coordinati con la sede provinciale dei vigili del fuoco permanenti, cioè quelli che lo fanno per lavoro. Gli altri sono volontari che intervengono allertati dalla Centrale di Trento, sono preparati, in quanto fanno visite mediche e corsi specifici. Fin da quando avevo 18 anni ho fatto il volontario come vigile del fuoco, lavoravo nel privato; poi nel 2007 ho vinto il concorso come “permanente” a Trento, dove il comando è equiparato al Corpo nazionale. Adesso lavoro nella Centrale operativa, dove arrivano le chiamate di emergenza e si decide chi inviare e con quali mezzi. Sono anche specializzato come pilota di droni, non più interventista ma collaboro facendo lavori per conto della Provincia e posso muovermi in giro per la provincia. Prima mi occupavo di telefonia, e questo lo faccio ancora, naturalmente con i limiti della sedia a rotelle.

Il lavoro di vigile del fuoco affascina i bambini di ogni età. Mi puoi dire com’è la situazione in Trentino per quanto riguarda gli incendi e gli incidenti?

Ci sono incendi di tetti, perché si usa ancora molto la stufa a legna e ci sono canne fumarie ancora vecchie nonostante la normativa sia cambiata proprio per evitare gli incendi. Per quanto riguarda gli incidenti stradali, questi sono diminuiti grazie alla patente a punti che è stata un grande deterrente. Tuttavia ci sono ancora troppi incidenti dovuti a distrazione, principalmente causata dai cellulari, perché ci si distrae per guardare il messaggio che arriva.

La tempesta Vaja poi ci ha messo davanti a una situazione che prima non c’era: ha causato un picco di incidenti nei boschi perché la gente andava a recuperare il legname, e le piante cadute una addosso all’altra si trovavano in una situazione instabile. Perciò, con l’aumento di attività di raccolta, ci siamo trovati un aumento anche di incidenti, anche perché è comunque un’attività pericolosa. Un altro fattore di rischio è costituito dall’ambiente impervio e quindi a volte si deve recuperare una macchina che si è messa in situazione pericolosa. La situazione dei piromani invece è molto diminuita: abbiamo ancora incendi boschivi, ma più che altro per l’alta temperatura, la siccità o per situazioni meteo come temporali e dissesti idrogeologici.

E i tuoi figli? Chissà come sono orgogliosi del loro papà!

Ho un bellissimo rapporto coi miei due figli: si scherza, si ride e si gioca. Loro si occupano di molte cose, anche di fare legna, ma il lavoro nel bosco è faticoso. Si fa per motivi economici, perché la casa è stata un grosso impegno finanziario. Il lavoro nel bosco mi ricorda la vita da piccolo, quando finita la scuola si lanciava lo zaino oltre la porta di casa e si correva subito a esplorare il bosco… Sì, facevamo una vita “selvatica”! (sorride) Giocare insieme, anche se i due ragazzi sono grandi.

Questa cosa mi è sembrata molto bella.