Come uomo, sento il dovere di dire con forza che non mi riconosco in chi usa la propria forza o il proprio ruolo per umiliare, ferire o annientare una donna. Anzi, provo disgusto e rabbia verso quei maschi che scelgono la violenza come linguaggio: non sono uomini, ma codardi.
La violenza contro le donne non è un problema privato, è una ferita collettiva che riguarda tutti. Ogni volta che una donna viene colpita, viene colpita anche la dignità di una società intera. Ed è per questo che credo che le pene debbano essere più severe, perché chi compie simili atrocità deve sapere che non ci sarà mai indulgenza né giustificazione.
Il 25 novembre non è solo una data sul calendario: è un richiamo alla responsabilità. È il giorno in cui ricordiamo le vittime, ma anche quello in cui ribadiamo che il silenzio non è un’opzione. Sta a noi uomini dimostrare che il rispetto e la cura sono la vera misura della nostra forza.

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Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza voluta dalle Nazioni Unite che l’ha istituzionalizzata il 17 dicembre 1999 con una risoluzione, la 54/134, dove si definisce questa violenza «una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, persistenti e devastanti che, ad oggi, non viene denunciata, a causa dell’impunità, del silenzio, della stigmatizzazione e della vergogna che la caratterizzano».
Secondo l’Articolo 1 della Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne, emanata dall’Assemblea Generale nel 1993, la violenza contro le donne è «Qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata». E nella stessa dichiarazione si riconosce la matrice storica, sociale e culturale della violenza di genere: «Il femminicidio è la manifestazione di una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla discriminazione contro di loro, e ha impedito un vero progresso nella condizione della donna».
Dal 1993 a oggi, con l’evolversi della consapevolezza sociale, i sistemi legislativi dei vari paesi e le organizzazioni internazionali hanno via via modificato norme, pene, definizioni di reato e fissato diritti e nuove misure di protezione per le vittime di violenza. Anche se molto resta ancora da fare visti i numeri attuali della violenza di genere.

Dati principali Italia (Istat 2025)

  • 6,4 milioni di donne (31,9%) tra i 16 e i 75 anni hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
  • 18,8% ha subito violenze fisiche.
  • 23,4% violenze sessuali.
  • 5,7% stupri o tentati stupri.
  • Oltre il 50% delle violenze è commesso da partner o ex partner.
  • Nel 2025 sono stati registrati 91 casi di femminicidio e violenze correlate, di cui 77 femminicidi confermati

Tabella riassuntiva

AreaPercentuale vittimeTipologia violenzaAutori principaliNote
Italia31,9% (6,4 mln)18,8% fisica, 23,4% sessuale, 5,7% stupri/tentatiPartner/ex partner >50%91 femminicidi nel 2025
Europa28,6%Fisica e sessualePartner, conoscentiServizi di supporto carenti in molti Paesi

Questi dati mostrano chiaramente che la violenza di genere è un fenomeno strutturale e diffuso, non un’emergenza isolata. Le statistiche servono a dare voce alle vittime e a ricordare che la lotta contro la violenza sulle donne richiede pene più severe, prevenzione culturale e servizi di supporto accessibili.

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