donna in carrozzina ingresso in aeroportoPatrizia Saccà, ex atleta torinese della nazionale paralimpica
Per la batteria al litio della carrozzina perde il volo, la denuncia dell’ex atleta paralimpica: “Lasciata a terra da un’operatrice”

La disavventura di Patrizia Saccà all’aeroporto di Torino Caselle: “Per i disabili viaggiare non deve essere un privilegio, è un diritto”. Sagat: “Rammaricati, verifiche in corso sui dettagli dell’accaduto”

“Nella mia vita ho imparato a perdere e a vincere, ma soprattutto a combattere mille battaglie”. È questo lo spirito che ha portato Patrizia Saccà, ex atleta paralimpica di tennistavolo, a denunciare quanto accadutole nella giornata di domenica, 30 agosto, allo sportello del check-in dell’aeroporto di Torino Caselle, dove le porte del suo volo Ryanair per Crotone sembrano essersi chiuse senza possibilità di appello, lasciandola a terra. “C’era tutto, è mancata solo la volontà di un’assistente e questa denuncia la faccio per me e per tutte le persone che lottano ogni giorno per non essere escluse”. A monte la discussione sulle specifiche tecniche della batteria al litio del ruotino della sua carrozzina, nel mentre la perdita del volo costato alla fine “tempo, soldi e umiliazione”. 

La discussione al check-in

É partita che aveva 68 anni anni, è atterrata che ne aveva 69. L’ex atleta paralimpica Patrizia Saccà il compleanno lo ha festeggiato in aereo, ma non era affatto voluto perché a Crotone avrebbe dovuto arrivare alle 11.40 di domenica stessa, un’ora e cinquanta dopo il decollo dell’aereo per cui aveva la prenotazione, alle 9.50. Un aereo che è partito ma sul quale non è mai salita: una questione di tempi, modi e una discussione nata proprio allo sportello. Racconta l’ex atleta: “Arrivata in aeroporto alle 8.15 sono andata subito verso la Sala Amica (l’area dedicata ai passeggeri con disabilità e a mobilità ridotta, ndr.). Viaggio dagli anni Novanta, avrò fatto migliaia di voli, so come funziona. Ho lasciato il mio bagaglio e siccome la sala era piena di persone ho avvisato e sono andata al bar di fronte, dove mi hanno detto che sarebbero venuti a chiamarmi. Fanno così da sempre, è buona prassi lasciare spazio quando sono così indaffarati”. 

La batteria al litio del ruotino e il volo perso

Ma nessuna chiamata. Quando Saccà guarda l’orologio e torna in Sala Amica sono circa le nove, cinquanta minuti al suo volo. Il check-in è stato già fatto online, restano da imbarcare solo bagaglio e carrozzina, ma la discussione nasce sulla batteria al litio del ruotino. “Avevo già dichiarato tutto all’agenzia di viaggi compilando anzitempo il foglio per Ryanair da me firmato, ma l’operatrice non ha voluto saperne, continuava a dire che non le risultava. Da subito tono seccato, nessun tatto. Avevo comunque il foglio delle descrizioni tecniche con me ed erano scritte anche sul retro della batteria ma no e no. C’era modo e c’era tempo, si è imputata fin quando alle 9.20 buttando giù il telefono mi ha liquidata, ‘volo chiuso, la prossima volta si presenti prima’”. Resta il rimprovero, il volo perso e due soluzioni “o così o così”: partire due giorni dopo o partire il giorno stesso da Bergamo. 

“C’è stata la volontà di lasciarmi a terra per principio penso, sostenendo di non trovare una descrizione che c’era, ho poi controllato anche con l’agenzia di viaggi. Era tutto segnalato”, denuncia Saccà. Umiliazione, tempo e denaro. La discussione le costa il volo, partito comunque con leggero ritardo oltre le 9.50, un’intera giornata in aeroporto tra rabbia e lacrime e infine 110 euro, il prezzo di un altro viaggio per Crotone trovato per il giorno stesso, dopo le 22 “da un’altra dipendente della biglietteria che al contrario ha fatto di tutto per trovare una soluzione”. Alle 22.30 Patrizia Saccà è di nuovo al check-in con la sua carrozzina: “Stessa operazione, tre minuti per imbarcare tutto e otto minuti per raggiungere l’aereo con il pulmino”. 

Non è la prima volta che per la batteria del ruotino il viaggio diventa un incubo. Un precedente risale al 2024: “Lo stesso problema, manca la formazione degli operatori, ma non voglio che questa sia la storia di Patrizia che ha perso il volo e ha speso un sacco di soldi, è una denuncia che faccio a nome del ‘popolo seduto’, delle persone con disabilità a cui queste cose succedono quotidianamente e non sanno difendersi. Viaggiare non è un privilegio, è un diritto e io non sono un ruotino né un bagaglio ma una persona”. Riconoscendo l’unicum (ma non per questo meno grave), a proposito del personale dell’aeroporto di Torino Caselle Saccà spende parole d’elogio: “È sempre stato un gioiellino, il primo aeroporto in Italia a interessarsi del benessere delle persone con disabilità. Ho viaggiato in tutto il mondo, gli operatori di Torino si sono sempre distinti. Quando e dove la formazione c’è, episodi come questo non succedono”. 

Sagat (Società Azionaria Gestione Aeroporto Torino): “In corso verifiche sull’accaduto. Da inizio anno oltre 30mila assistenze”

A fronte delle criticità denunciate dall’ex atleta paralimpica, da parte di Sagat – responsabile del servizio di assistenza ai passeggeri a ridotta mobilità presso l’aeroporto di Caselle – il chiarimento: “In merito al mancato imbarco della Signora Saccà di cui è stata riportata la vicenda sui media in data odierna, stiamo investigando i dettagli dell’accaduto, di cui siamo rammaricati. Specifichiamo che anche con check-in online già effettuato, è sempre necessario presentarsi al banco check-in in caso debba essere imbarcata una sedia a rotelle. Invitiamo tutti coloro che viaggiano con sedie a rotelle con batterie, a recarsi ai banchi check-in con largo anticipo e provvisti della relativa documentazione tecnica, in quanto devono essere applicate specifiche procedure che garantiscono la sicurezza del volo. Sagat da inizio anno ha gestito oltre 30mila assistenze e si avvale costantemente della collaborazione della Consulta per le Persone in Difficoltà per la formazione dei propri operatori”.