auto in fiamme in un parcheggio riservato a disabile

Napoli, l’auto di un uomo con sclerosi multipla data alle fiamme: quando il diritto diventa bersaglio

Nella notte tra il 2 e il 3 settembre 2026, a Marano di Napoli, un comune dell’hinterland napoletano, il silenzio è stato squarciato da un boato. Non era un temporale, né un incidente. Era l’auto di Raffaele, 36 anni, malato di sclerosi multipla, che bruciava davanti al portone di casa. Bruciava sopra la H gialla che segna il suo parcheggio riservato perché la sua malattia gli porta via un pezzo di autonomia ogni giorno.

Un gesto intimidatorio, non una bravata

Secondo le prime ricostruzioni, le fiamme non sono state accidentali: qualcuno ha appiccato il fuoco deliberatamente. Un atto vigliacco, nato da una contesa che non dovrebbe nemmeno esistere: il parcheggio riservato a una persona con disabilità. Per settimane, quel posto era stato occupato abusivamente da chiunque passasse. Raffaele non aveva mai reagito con rabbia. Dieci giorni prima dell’incendio aveva lasciato un biglietto sotto il tergicristallo dell’ennesimo automobilista: “Ti auguro con tutto il cuore di poter avere i requisiti per parcheggiare.” Un augurio, non un insulto. L’unica arma che aveva.

La notte del rogo

Quando il boato lo ha svegliato, Raffaele si è affacciato alla finestra. Non poteva correre giù, non poteva intervenire. Poteva solo guardare la sua Hyundai i10 — comprata cinque mesi prima con sacrifici enormi — trasformarsi in una torcia. Per chi vive con una disabilità motoria grave, un’auto non è solo un mezzo: è indipendenza, sicurezza, possibilità di cura. È ciò che permette di andare in ospedale, di accompagnare il figlio, di vivere una quotidianità che la malattia tenta di restringere.

La frase che fa più male del fuoco

La mattina dopo, con la voce spezzata, Raffaele ha detto una frase che non dovrebbe esistere in un Paese civile: “Se questa è la risposta per voler fare rispettare le regole, allora bisogna farsi i fatti propri.” È la resa che chi ha appiccato il fuoco voleva ottenere. È il messaggio che il rogo voleva mandare: pretendere un diritto è una colpa; la dignità di un disabile vale meno della comodità di un prepotente.

Una storia che riguarda tutti

Non è un episodio isolato. In molte città italiane, i parcheggi riservati vengono occupati con leggerezza, come se fossero spazi “liberi” e non strumenti di equità. Ma qui non si parla solo di inciviltà: si parla di intimidazione, di violenza contro una persona vulnerabile, di un attacco diretto al principio stesso di convivenza civile.

La comunità che deve reagire

Davanti al portone di Raffaele oggi resta una crosta nera di gomma bruciata. Sotto la fuliggine, ancora visibile, c’è quella H. La lettera muta che distingue chi ha bisogno da chi può scegliere. La lettera che, in questa storia, separa i cittadini che rispettano da chi striscia nell’ombra per imporre la propria prepotenza.

Questa vicenda non deve restare confinata nella cronaca locale. Non riguarda solo un parcheggio. Riguarda il modo in cui un Paese decide se proteggere i suoi cittadini più fragili o lasciarli soli davanti alla violenza.

tratta dalla pagina FB di Adamo Romano