Ecco di quanto aumentano gli assegni per ogni fascia

Da gennaio 2026 le pensioni aumentano dell’1,4% con la minima pari a 619,8 euro e gli altri trattamenti che si incrementano per fasce corrispondenti.

Le pensioni 2026 si rivalutano dell’1,4% con la minima che sale a 619,8 euro mentre e l’assegno sociale si porta a 545 euro mensili. L’indice di perequazione è stato stabilito con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre, emanato sulla base delle rilevazioni Istat sull’inflazione. Dal 1° gennaio 2026, la perequazione si applica per scaglioni e in percentuale differente a seconda dell’importo della pensione lorda percepita.

Vediamo le simulazioni e tutti gli importi spettanti.

  1. Di quanto si rivalutano le pensioni 2026
  2. Aumenti per scaglione e regole di calcolo
  3. Di quanto aumenta la pensione minima 2026
  4. Rivalutazioni 2026: importi ed esempi di calcolo
  5. Pensioni 2025 senza conguaglio Istat

Di quanto si rivalutano le pensioni 2026

Le pensioni 2026 (erogate dall’INPS ai pensionati residenti in Italia ed anche a coloro che risiedono all’estero la percepiscono l’assegno italiano) si rivalutano pienamente, ossia al 100%, per i trattamenti fino a quattro volte il minimo (2.413,6 euro lordi al mese). Significa che per questi pensionati l’adeguamento che scatta a partire dal prossimo gennaio è effettivamente pari all’1,4%. La percentuale di rivalutazione è pari al 90% per la fascia di reddito pensionistico lordo compresa tra le quattro e le cinque volte il minimo INPS (quindi per quelle fino a 3.017 euro lordi al mese), per un aumento pari all’1,26% (ossia il 90% di 1,4). Gli assegni superiori a questa cifra si rivalutano in misura pari al 75% dell’indice annuo, quindi con un incremento dell’1,05% (il 75% di 1,05).

Aumenti per scaglione e regole di calcolo

La percentuali di rivalutazione non si applicano all’intero importo dell’assegno ma, come avviene per il prelievo fiscale, per scaglioni, quindi alla fascia di reddito corrispondente. Esempio: una pensione di 3mila euro al mese si rivaluta al 100% per la quota fino a 2mila 413,6 euro, e del 90% per la parte eccedente questa cifra. Ecco lo schema:

  • fino a quattro volte il minimo (2mila 413,6 euro lordi al mese) la rivalutazione è piena sull’intero importo;
  • fra quattro e cinque volte il minimo è pari all’1,4% per la quota fino a 2.413,6 euro e all’1,26% per la parte fra questa cifra e 3.017 euro;
  • sopra le cinque volte il minimo è pari all’1,4% per la quota fino a 2.413,6 euro e all’1,26% per la parte fra questa cifra e 3.017 euro scendendo all’1,05% sopra questa soglia.

Di quanto aumenta la pensione minima 2026

La pensione minima attualmente è pari a 603,4 euro. La rivalutazione piena dell’1,4% porta l’importo a 611,8 euro. Alle minime bisogna però applicare anche la rivalutazione straordinaria dell’1,3% stabilita dalla Manovra dello scorso anno, per cui l’assegno sale a 619,80 euro. Sono circa 2-3 euro in più rispetto all’importo complessivo 2025, tenendo conto anche della componente straordinaria pari a 616,67 euro.

Rivalutazioni 2026: importi ed esempi di calcolo

In base al meccanismo sopra descritto vediamo alcuni esempi di perequazione per avere un’idea degli aumenti delle pensioni 2026 per gli importi superiori alla minima.

  • Pensione di mille euro: nel 2026 sale a 1014 euro al mese, 182 in più all’anno;
  • pensione di 1500 euro: nel 2026 l’importo sarà di 1.521 euro, che significa 273 all’anno;
  • pensione di 2mila euro: 2.028 euro nel 2025 con un aumento di 364 euro all’anno;
  • pensione di 3mila euro: nel 2025 si porta a 3mila 41 euro, con un incremento di 535,34 annui (questo calcolo deriva dal meccanismo sopra descritto, per cui si applica una rivalutazione dell’1,4% per la parte di assegno fino a 2.413,6 euro e dell’1,26% all’eccedenza);
  • pensione di 4mila euro: sale a 4.051,71 euro, con un aumento annuo di 672,23 euro.

Pensioni 2025 senza conguaglio Istat

La perequazione dell’1,4% stabilita dal MEF rappresenta l’indice provvisorio del “caro vita” per il 2026 rispetto al 2025, eventualmente da conguagliare quando sarà fissato l’adeguamento definitivo il prossimo novembre.

Per l’anno in corso, invece, la rivalutazione definitiva è risultata analoga a quella provvisoria (con indice di perequazione pari a +0,8% già applicato a partire dallo scorso gennaio nei cedolini pensione e per le altre prestazioni INPS soggette a rivalutazione) per cui non sono previsti adeguamenti rispetto a quanto già riconosciuto nel corso dell’anno, con la conseguenza che non sono stati effettuati ricalcoli messi in pagamento questo dicembre a conguaglio sulle somme già erogate.