Il Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Ospedale di Negrar ha ospitato CROSSabili all’interno del progetto: “Unità Spinale: ritrovare l’autonomia”
Nel pomeriggio del 28 Settembre 2026, la nostra associazione GALM ODV nell’occasione rappresentata da Maria Tirapelle e Franco Vincenzi, è stata invitata a portare il proprio contributo, la propria conoscenza, all’interno di un incontro che si è svolto presso la palestra del primo piano della Palazzina Don Calabria, promosso dall’IRCCS Ospedale “Sacro Cuore Don Calabria” di Negrar con l’associazione CROSSabili (che è una realtà non profit fondata per offrire alle persone con disabilità una serie di attività finalizzate all’inclusione, alla condivisione, al divertimento, all’autonomia e allo sport) la quale ha dato avvio anche ad una nuova iniziativa denominata appunto progetto “Unità Spinali: ritrovare l’autonomia”.
CROSSabili, in collaborazione con alcune unità spinali in Italia, ha raccolto gli elementi di cui le persone ricoverate hanno più bisogno per prepararsi alle dimissioni e tornare nel mondo esterno. Per vivere la quotidianità serenamente, in un mondo “non accessibile”, servono accorgimenti pratici per superare gli ostacoli legati alla disabilità.
Il progetto “Unità Spinale: ritrovare l’autonomia” coinvolge centri specializzati in lesioni midollari in tutta Italia ed è rivolto a pazienti ricoverati che, una volta dimessi, dovranno affrontare la vita in carrozzina. Mattia Cattapan, presidente e fondatore di CROSSabili assieme ai suoi più stretti collaboratori, entra in reparto per condividere modalità e accorgimenti pratici, grazie anche a un alleato prezioso che è lo sport, ma non solo.
L’obiettivo è incentivare l’attività motoria, dare speranza in reparto, motivare pazienti e familiari a reagire alle difficoltà e spingerli verso l’autonomia di una nuova normalità, contrastando la solitudine.
Questi incontri hanno un programma ben preciso che sembra riscuotere una buona attenzione dai presenti, ed inizia sempre con la breve presentazione dell’associazione CROSSabili, ma soprattutto con la testimonianza personale di Mattia Cattapan, che con la sua marcata capacità di comunicazione, ha raccontato la pura realtà di quanto ha vissuto in prima persona, racconto che lui stesso non ha esitato dal definire per certi versi “crudo e duro”. Gli hanno poi fatto seguito alcuni esponenti locali del mondo della para-tetraplegia già ospiti in passato del centro di rieducazione di Negrar, Arbetti Andrea di Verona, amico di Cattapan e anche socio del Galm, già giocatore di tennistavolo, poi Silvia Venturi anche Lei di Verona, paraplegica, ex giocatrice di tennis in carrozzina e mamma, che hanno raccontato la loro storia, dal trauma alle dimissioni ospedaliere fino alla loro vita attuale di tutti i giorni fatta di lavoro, famiglia e amicizie.
A queste loro testimonianze hanno fatto seguito quella di Maria Tirapelle che, oltre alla sua storia, ha sottolineato quanto la nostra Associazione GALM ODV ed il centro di recupero di Negrar collaborino già da anni per avvicinare i nuovi lesionati midollari, testimoniando loro che la vita dopo l’uscita dall’ospedale continua, non senza difficoltà, ma con concrete possibilità di tornare ad avere una propria vita sociale grazie anche al supporto e alle indicazioni da parte di quel mondo dell’associazionismo nato proprio per sostenere ed indirizzare i neo lesionati a superare quello che può sembrare troppo difficile. Subito dopo portato la propria testimonianza Roberto Zecchinato, anche lui amico del GALM che ha parlato di quanto gli è accaduto nella vita, ben due incidenti che lo hanno fatto “sbandare” per poi ritrovare forze ed energie per mettersi anche al servizio degli altri, ad esempio nella vela con la associazione EoS La vela per tutti, o con Verona Strada Sicura che settimanalmente incontra studenti in età di patente per spiegare loro che i pericoli sulla strada sono tanti e tremendi. Ultimo a parlare sono stato io, Franco Vincenzi, poliomielitico ad entrambi gli arti inferiori da quando avevo 2 anni, (oggi 66) e che poco oltre i 50 anni, ha capito ed accettato che le proprie gambe non erano più sicure e che, per continuare a muoversi, era necessario l’utilizzo di carrozzina e anche di altri ausili utili alla mobilità.
Hanno portato il loro saluto di benvenuto in rappresentanza del IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, il Dr. Giuseppe Armani – Direttore della Riabilitazione Intensiva-Gravi cerebrolesi e Unità spinale e la collega Dr. ssa Elena Rossato, Direttore del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa.
Impossibile dimenticare che a seguito di un evento così importante ad essere colpita non è solo la vittima del trauma, ma bensì tutti gli affetti che lo circondano, per cui una riflessione dedicata ai familiari e agli amici era obbligatoria, perchè anche loro vivono, non solo di riflesso, una nuova condizione e questo proposito, altrettanto toccante è stata la testimonianza raccolta al volo dalla mamma del ns socio Andrea.
A questi interventi, hanno fatto seguito la proiezione di alcuni “video-documentari”, che hanno il merito e l’obiettivo di mostrare cose concrete come ad esempio i trasferimenti da e per la carrozzina, l’utilizzo dei servizi igienici, vivere la sessualità, utilizzo concreto di ausili e tecnologia, le possibilità quasi infinite di praticare sport o comunque di fare attività fisica. La naturale conclusione di questo incontro era lasciare lo spazio ai pazienti e degenti presenti presso il reparto per formulare le loro domande, osservazioni o curiosità.
fonte VF/vf














