Franco Vincenzi ai Laghetti della Rimonta

Vista la positiva esperienza del giorno precedente, decidiamo di raccogliere un ulteriore suggerimento dell’associazione bellunese ASSI ONLUS e percorrere il sentiero San Gottardo Salet. Siamo scesi di quota, siamo nel Comune di Sospirolo, e lasciando alle ns spalle la Chiesa di San Gottardo (pochi parcheggi in zona), scendiamo per una strada ancora asfaltata sino a costeggiare il Torrente Cordevole. Si inizia con una breve salita per poi proseguire su una strada sterrata ma battuta, che si snoda in mezzo al verde, per tratti nel bosco che costituiscono la riserva naturale “Monti del Sole”. Dopo circa un paio di km si raggiunge la località Salet, dove si trovano alcuni edifici gestiti dai Carabinieri Forestali che si occupano di un allevamento di cavalli.  È possibile proseguire oltre per altri 1,5 km sino ad arrivare proprio sul gretto del Torrente Cordevole, dove in carrozzina è impossibile proseguire. Lungo il tragitto è possibile appunto ammirare cavalli al pascolo, fauna e flora locale, e godere di alcune piccole aree picnic con tavole e panche. Per dover di informazione, in zona è segnalata anche una “Pozza delle Anatre”, che altro non è se non una piccola pozza d’acqua fresca e limpida di un ruscello della zona, che è possibile guadare a piedi, in carrozzina è altamente rischioso per il fondo sconnesso e poco stabile.   
Nel primo pomeriggio ritorniamo alla macchina e ci dirigiamo verso un altro percorso segnalato, quello dei Laghetti della Rimonta, siamo in località Bardies di Lentiai. Si tratta di un percorso naturalistico combinato con creazioni artistiche. È un percorso che gli amici di ASSI ONLUS hanno segnalato da fare col supporto di un accompagnatore e meglio se con un ruotino perché il fondo seppur battuto si sviluppa in ambiente umido. Sono state opportunamente segnalate la presenza di radici che ostacolano le carrozzine.
Proprio per aver fatto questo percorso pochi giorni fa, dico che secondo me attualmente questo è un percorso da NON CONSIGLIARE. Probabilmente da quando è stato testato dai volontari di ASSI ONLUS ad oggi è passato un po’ di tempo e le radici degli alberi si sono sviluppate non poco al punto tale da esprimere il mio parere negativo sulla sua accessibilità, inoltre, in un punto dopo diverse radici si è creato un avvallamento che rende impegnativo il lavoro dell’accompagnatore. L’ambiente e la natura attraversata merita una passeggiata, ma non per i criteri di accessibilità.

Ed è arrivato il momento della “tappa di montagna” così la chiamerebbero gli amanti del Giro d’Italia. Ho proposto a nonna e nipote, viste anche le buone previsioni metereologiche di tornare (per me) e salire (per loro) alla Baita Segantini, 2200 slm. Lo scorso anno ero salito dalla val Venegia, percorso molto più lungo ed impegnativo, quest’anno, proprio perché mi piaceva l’idea che anche Nonna Lina e nipote Alberto salissero in quota con me, ho proposto di arrivare con la macchina sino al Passo Rolle, 1984 mt e da lì salire a piedi. Abbiamo scelto la strada sterrata ma battuta, percorsa per oltre 3 km anche da navette che a pagamento portano in quota e alla fine, superata l’ennesima curva, ammirare davanti a noi un panorama che non pone confini, siamo al cospetto delle Pale di San Martino e del Cimon Della Pala, 3200 metri di slanciata roccia dolomitica. Avremmo tanto desiderato la quiete che la montagna sa regalare, ma l’abbiamo assaporata solo durante la lunga e comunque faticosa salita (per i miei due accompagnatori), il sorriso e la soddisfazione di Nonna Lina all’arrivo ha contagiato anche me e Alberto. Ci siamo accomodati sul prato finalmente assolato, e ci siamo gustati l’incantevole paesaggio e non solo. I miei camminatori hanno deciso di fare a piedi anche il ritorno, con una tappa al Rifugio Capanna Cervino per un ristoro fresco con prodotto tipico.
Salire in quota col solo Triride non lo ritengo impossibile in generale, ma il fondo sterrato, a tratti ghiaioso, è stato da me superato direi in scioltezza grazie anche al MTW, dispositivo sempre di casa madre Triride che rende motrici anche le ruote posteriori della carrozzina.

È arrivato il momento di tornare a casa, lasciando le Dolomiti bellunesi. Decido prima di far rientro a Verona, di visitare il Lago di Santa Croce, che è un lago naturale formatosi a seguito di una grande frana che ha chiuso la discesa del fiume Piave.  È domenica ed il sole brilla alto facendo risalire di molto la temperatura e inevitabilmente il lago è affollato. Siamo poco sotto i 400 mt di altitudine. La parte ad est, quella di Farra D’Alpago è quella che offre prati verdi e spiagge di ghiaia per i turisti, ma molto interessante è anche l’Oasi di Sbarai, una zona naturalistica, umida, legata alle variazioni del livello del lago, attraversabile grazie ad un ampio sentiero pianeggiante. Ne abbiamo percorso un pezzo ammirando al suo interno anche una serie di opere di “Land Art” (è una forma d’arte contemporanea che utilizza l’ambiente naturale come spazio di espressione e materia prima raccolta in loco) create da un gruppo di giovani che da 5 anni attraverso queste loro opere, hanno ripreso dopo gli anni del Covid a collaborare e lavorare insieme. Non si finisce mai di scoprire cose nuove.
Questa nostra settimana di vacanza termina così, lasciando il Lago di Santa Croce con le sue acque chete e imboccando la via definitiva del ritorno.

Come sempre immancabile un grazie a Lina, la mia dolce metà, e ad Alberto che da nipotino è ora il mio angelo custode.