Franco Vincenzi a Pian de le Giare

Questa estate siamo tornati (come scritto nel titolo) nelle Dolomiti fra Belluno e Trento.
La collocazione abitativa era in prossimità di Falcade, oltre i 1250 mt s.l.m., assolutamente non accessibile dal punto di vista di barriere architettoniche, ma ho la fortuna che ancora in qualche modo mi posso arrangiare lasciando agli altri tutte le incombenze di vita abitativa e a dar man forte a Nonna Lina, tanto per cambiare, il “nipotino” Alberto che ormai è diventato più grande di noi!

Ci accoglie un meteo non proprio favorevole, freddo, umido, anche con qualche pioggerellina tanto che il ns “factotum” dimostra di aver imparato bene ed accende il camino.

La mattina successiva, dopo una colazione in tutta tranquillità, ci spostiamo di poco da casa per visitare una località che mi era stata suggerita: la Valle di Gares. Per arrivarci dobbiamo attraversare un paese famoso per aver dato i natali a Papa Luciani (Giovanni Paolo I°), che ricordiamo in tanti essere stato particolarmente sfortunato per aver vissuto il suo pontificato solo per un mese.
Attraversato il paese, lungo la sola strada di fondo valle per circa 8 km, che si chiude proprio con l’abitato di Gares, (frazione di Canale) e si sale sino ai 1380 mt di altitudine.
Al termine della strada troviamo due parcheggi, entrambi con alcuni posti riservati. Il primo più in basso viene usato spesso da camperisti, li vicinissimo c’è il laghetto di Gares. Si tratta di una zona palustre e sorgentizia, di un’area di interesse naturalistico facilmente accessibile tramite una passerella in legno che la costeggia, offrendo scorci panoramici e la possibilità di osservare la flora e la fauna locali. 
Se raggiungiamo invece il parcheggio sopra, la distanza è poca, la strada asfaltata, incontriamo per primo la Capanna di Cima Comelle, un bar ristorante più che rifugio, non accessibile a prima vista per una bella scala in ingresso (non ho verificato altro), e da li si apre una spianata che offre diverse possibilità di passeggiate tranquille ma non solo. Si può infatti decidere di salire per ammirare da vicino le Cascate di Gares, divise in due tronconi, e ancor più su l’Orrido delle Comelle riservato ai più esperti.
Io col mio Triride faccio il giro ad anello in basso, mentre nonna e nipote si arrampicano sino alle Cascate per poi ritrovarci, sostare sull’erba e respirare un po’ di aria pulita. Il meteo ci costringe a rincasare un po’ prima del previsto.

Le promesse di sole per il ns terzo giorno sembrano essere mantenute, e noi attraversando il nodo di Alleghe, paese carino quanto trafficato che sorge proprio sulle rive dell’omonimo lago, saliamo verso Passo Staulanza raggiunto il quale, poco dopo, lasciamo l’auto e ci incamminiamo in un percorso sicuramente accessibile, (detto anche giro delle malghe), che pur rimanendo sostanzialmente ad una quota di altitudine poco diversa, presenta invece alcuni saliscendi. La strada dal fondo sterrato battuto, è purtroppo percorsa anche da qualche auto. Raggiungiamo dopo circa 2,5 km e superiamo Malga “Fontanafreda” (1768 slm). Il giro sarebbe molto più lungo e complesso, ma per noi basta così. Ci fermiamo in un prato, una bibita ancora fresca, un buon panino e intorno tanto sole e natura. Da quella posizione, si potevano ammirare il Monte Civetta con il col dei Baldi che avevamo visitato l’anno prima, il Monte Pelmo (non visitabile in carrozzina) e molto in lontananza, come dimostrano le foto, anche il maestoso Gruppo del Sella. Prima del rientro una tappa in malga per degustare un loro prodotto fresco è obbligatoria … e noi rispettiamo le regole.

Diciamo che il clima meteo per il quarto giorno non ha le idee ben chiare … un variabile da montagna, caldo, freddo, qualche goccia non ci impediscono di raccogliere il suggerimento di una associazione locale la ASSI ONLUS di Belluno sul cui sito pubblicizza una iniziativa davvero interessante “La montagna per tutticon la quale vengono proposti alcuni itinerari di montagna accessibili anche se con diverse difficoltà, testati direttamente da loro associati. Ovviamente sono sparsi per tutta provincia, per tutte le dolomiti, per cui non sono tutti facilmente raggiungibile dalla zona in cui soggiorno.  Per oggi ho scelto il “Laghetto delle Peschiere” un suggestivo e piccolissimo specchio d’acqua che sorge nel fondo della Valle di San Lucano nel Comune di Taibon Agordino, che fino a qualche decennio fa ospitava una attività di pesca alla trota di allevamento mentre oggi questo piccolo ma a parer mio incantevole quanto piccolo specchio d’acqua è diventato un piccolo santuario della biodiversità della Valle di San Lucano ed un luogo dedicato alla contemplazione delle Dolomiti di cui è circondato, non cito i nomi perché potrei anche sbagliare, ma è suggestivo. Il laghetto è circondato da una simpatica passeggiata, in parte su legno, con tutta una serie di cartelli che spiegano le specie presenti. Ho trovato personalmente interessanti quanto impressionanti le foto e la descrizione del prima e dopo la famigerata Tempesta Vaia del 2018.  La zona accanto al laghetto è stata dotata di alcuni tavolini da picnic con copertura ed altri due tavolini aggiuntivi senza copertura e anche di due griglie. Nei pressi dell’Area Picnic c’è inoltre una bella fontana lignea che distribuisce acqua potabile.Con la macchina sono arrivato vicino, 2/300 mt circa, si oltrepassa un pontile, e si sale per una stradina sterrata che forse è meglio non affrontare da soli, nessun particolare pericolo solo che il ruotino anteriore per dei fisicacci come il mio potrebbe slittare, oppure MTW e vai dappertutto. Li vicino c’è la Baita delle Peschiere, un bar ristorante che segnalo perché accessibile e cortesi. Mia moglie poi per il ritorno ha scelto di percorrere il sentiero (di circa 3 km in leggera discesa) che dalla baita, costeggiando sempre il torrente Tegnas, passando in mezzo ai boschi che lo circondano, porta sino agli impianti sportivi del paese di Taibon. Secondo lei con pochi interventi dove è particolarmente sassoso, potrebbe essere anche accessibile.
Grazie ASSI ONLUS, buon suggerimento.