A “PAROLA DI CA$H” di Gonzo Magazine, Valentina Tomirotti e Michele Michelazzo parlano di assistenza sessuale per le persone con disabilità, diritto al piacere e pregiudizi sulle coppie miste

La sessualità delle persone con disabilità continua a essere uno dei temi più rimossi nel dibattito pubblico italiano: un argomento spesso affrontato attraverso stereotipi, silenzi o narrazioni compassionevoli, mentre restano aperte questioni fondamentali legate ai diritti, all’autodeterminazione e alla rappresentazione sociale.

Sono questi i temi al centro della nuova puntata di PAROLA DI CA$H, format video di Gonzo Magazine, che ospita Valentina Tomirotti e Michele Michelazzo, compagni nella vita e nel lavoro. La conversazione affronta temi ancora considerati “scomodi” nel panorama italiano: il diritto alla sessualità delle persone con disabilità, il mancato riconoscimento dell’assistenza sessuale e il modo in cui vengono percepite le cosiddette coppie miste, cioè le relazioni in cui solo uno dei partner ha una disabilità.

Assistenza sessuale: in Italia c’è ancora un vuoto normativo

Nel corso dell’intervista, Valentina Tomirotti richiama l’attenzione sull’assenza di una normativa italiana che riconosca e disciplini l’assistenza sessuale per le persone con disabilità.

Ripercorrendone alcune tappe legislative, Tomirotti ricorda che il primo tentativo legislativo risale al 2014, con il DDL S.1442 presentato al Senato dal senatore Sergio Lo Giudice. Negli anni successivi il tema è stato ripreso da altre iniziative parlamentari, fino alla proposta di legge C.1432 attualmente depositata alla Camera, che prevede l’istituzione della figura professionale dell’operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità delle persone con disabilità (OEAS). Nessuna di queste proposte, però, è mai approdata all’esame dell’aula parlamentare.

Nel frattempo, diversi Paesi europei — tra cui Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Austria e Danimarca — hanno già regolamentato da tempo figure professionali legate all’accompagnamento e all’assistenza sessuale.

Secondo Tomirotti, il mancato riconoscimento normativo produce conseguenze concrete soprattutto per le persone con disabilità grave, che spesso si trovano senza strumenti e senza tutele.

“L’assistenza sessuale non è prostituzione: è uno strumento di accesso al proprio corpo per chi non può esercitarlo in autonomia, ed è già regolamentata in altri Paesi europei. Non riconoscerla in Italia non significa proteggere qualcuno, significa solo lasciare le persone con disabilità senza alternative e fingere che il problema non esista”, afferma Valentina Tomirotti.

Il diritto al piacere e il superamento degli stereotipi

Uno dei nodi centrali della puntata ha riguardato il diritto al piacere e all’autodeterminazione corporea, indipendentemente dalla presenza di una relazione sentimentale. La rappresentazione dominante delle persone con disabilità, sottolineano gli ospiti, continua spesso a oscillare tra due estremi: da una parte l’idea della persona asessuata, dall’altra la costruzione eccezionale e “ispirazionale” di chi vive relazioni affettive. Una narrazione che finisce per cancellare la dimensione ordinaria del desiderio, dell’intimità e dell’autoerotismo.

Sottolinea Tomirotti come particolarmente forte sia il peso degli stereotipi sulle donne con disabilità, ancora troppo spesso escluse dall’immaginario collettivo della sessualità: “Si dà per scontato che una donna disabile non abbia un corpo sessuato, e questo è il problema politico, non il sesso in sé. Il diritto al piacere esiste con o senza partner, e fingere che non esista non protegge nessuno: cancella soltanto delle persone”.

Coppie miste e sguardo sociale

Ampio spazio viene dedicato anche al tema delle cosiddette “coppie miste”. Secondo Tomirotti e Michelazzo, chi vive una relazione in cui uno dei partner ha una disabilità continua a confrontarsi con uno sguardo sociale intriso di paternalismo, sospetto o curiosità morbosa. La persona con disabilità viene spesso percepita come “eccezione” rispetto all’idea dominante di desiderabilità, mentre il partner senza disabilità rischia di essere etichettato alternativamente come “eroe”, opportunista o figura da giustificare.

Michelazzo evidenzia come questa pressione renda necessario spiegare continuamente la propria relazione agli altri, come se non potesse semplicemente essere considerata una relazione come tutte le altre: “Stare insieme non è una dichiarazione politica né una scelta che chiede di essere validata dall’esterno: è una relazione, con la complessità che ha qualunque relazione, e l’unica cosa che cambia rispetto alle altre è la quantità di sguardi che pretendono una giustificazione”.

Media, narrazione e diritti

L’intervista affronta anche il rapporto tra rappresentazione mediatica e diritti. Secondo Tomirotti, la disabilità continua a essere raccontata prevalentemente attraverso due registri: la compassione oppure l’eccezionalità. Entrambe le modalità, però, rischiano di disumanizzare le persone, trasformandole in strumenti narrativi anziché in soggetti complessi.

Il punto, spiegano gli ospiti, non è costruire nuove narrazioni “motivazionali”, ma normalizzare il racconto della sessualità e delle relazioni delle persone con disabilità, affrontandolo con la stessa naturalezza riservata a chiunque altro. “Il punto non è produrre un’altra favola motivazionale: è poter parlare di sesso, di desiderio, di assistenza sessuale e di coppia con la stessa sobrietà con cui se ne parla per chiunque altro, perché è esattamente in quel passaggio che si smette di trattare le persone con disabilità come categoria e si torna a trattarle come persone”, conclude Tomirotti.

Valentina Tomirotti e Michele Michelazzo durante l'intervista a Gonzo Magazine