Anche nel settore degli sport paralimpici una corretta valutazione della situazione degli atleti e delle atlete rappresenta un supporto significativo per promuovere la sicurezza e il benessere psicofisico. Ne parliamo con Antonio Imeneo, promotore del Centro di Gnatologia Sportiva e Posturologia Odontoiatrica UniFUNVIC Europa, che svolge attività di monitoraggio gratuite sugli sportivi con disabilità, sia professionisti che amatoriali
“Prevenire è meglio che curare”, recita un vecchio adagio popolare. Questo è vero anche in àmbito sportivo e, sebbene non se ne parli di frequente, anche nel settore degli sport paralimpici una corretta valutazione della situazione degli atleti e delle atlete rappresenta un supporto significativo per promuovere la sicurezza e il benessere psicofisico. Ne parliamo con il professor Antonio Imeneo che in Italia, nel 2022, ha promosso il Centro di Gnatologia Sportiva e Posturologia Odontoiatrica UniFUNVIC Europa che svolge attività di monitoraggio gratuite sugli sportivi con disabilità, sia professionisti che amatoriali.
Il professor Imeneo, già delegato per il Lazio della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali), responsabile per l’Italia di Para Ju-Jitsu, delegato per Roma e Provincia della FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali), massaggiatore, dirigente sportivo, nonché esperto nazionale sullo Sport per l’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle Persone con Disabilità, è responsabile per l’Italia di UniFUNVIC, fondazione universitaria UNESCO del Brasile che offre formazione gratuita a molti studenti in condizioni di difficoltà economica.
L’abbiamo incontrato per parlare di sport («uno strumento potente di inclusione, crescita e benessere – come sottolinea -, soprattutto per le persone con disabilità o fragilità»), ma anche di disabilità in generale, uno degli argomenti che in questi anni sono stati protagonisti del premio internazionale BOOKS for PEACE, altra iniziativa di UniFUNVIC che valorizza e fa conoscere le realtà culturali, sociali e umanitarie che promuovono i diritti umani e la pace.
Presso Villa Brasini, a Roma, si trova la prima sede italiana del Centro di Gnatologia Sportiva e Posturologia Odontoiatrica UniFUNVIC Europa per la prevenzione degli infortuni muscolari indiretti negli atleti paralimpici. Quali sono gli obiettivi di questa realtà?
«Si tratta di un progetto innovativo, partito nel 2022, iniziativa dedicata appunto alla prevenzione degli infortuni muscolari indiretti nello sport. Il progetto di Gnatologia Sportiva e Posturologia Multidisciplinare in ambito sportivo e paralimpico rappresenta un passo avanti significativo verso una pratica sportiva più sicura e inclusiva.
Il Centro è stato accreditato come Centro Federale di Valutazione e Prevenzione/Sport e Disabilità per la FSSI (Federazione Sport Sordi Italia), per Para Ju-Jitsu Italia, per la FISDIR Lazio (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali) e per la FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali). Abbiamo dato vita ad un vero e proprio punto di riferimento per lo sport a trecentosessanta gradi, che promuove la sicurezza e il benessere non solo degli atleti professionisti, ma anche degli sportivi amatoriali e delle persone con fragilità».
Quali attività si svolgono nella struttura e quali professionalità sono coinvolte?
«Le attività di valutazione e monitoraggio sono sicure, indolori e non invasive; si possono sottoporre a questi controlli gratuiti atleti dai 10 anni in su. Durante il percorso di valutazione viene analizzato l’intero sistema posturale, discendente e ascendente (dall’alto verso il basso e viceversa): saremo così in grado di capire con precisione scientifica, se e come alcune parti del corpo influiscono, si integrano e/o perturbano altre zone dell’apparato muscolo-scheletrico dando origine poi a blocchi adattativi di compenso.
Il progetto si basa su un approccio multidisciplinare, che mette insieme diverse competenze mediche: gnatologia e odontoiatria, fisiatria, ortopedia, fisioterapia e osteopatia, oculisti e ortottisti, otorini, audiologi e vestibologi. A coordinare il gruppo di lavoro ci pensa il diretto scientifico e medico, il dottor Costantino Iachini. L’obiettivo è prevenire i disturbi, migliorare la postura e promuovere il benessere di ogni persona».
Ma cosa si intende esattamente per “infortuni muscolari indiretti”?
«Sono lesioni che non dipendono da un impatto o da un contatto esterno, ma da movimenti che sollecitano eccessivamente il muscolo. Si verificano quando il muscolo viene spinto oltre il proprio limite di tolleranza, a causa di sforzi intensi, contrazioni improvvise o allungamenti eccessivi. Tra queste lesioni rientrano la contrattura, lo stiramento e lo strappo muscolare.
Il corpo umano è una “macchina” perfetta e straordinaria, semplice nella sua logica di funzionamento, ma allo stesso tempo estremamente complessa. Tutti i sistemi che rilevano gli stimoli provenienti dall’esterno – come la lingua e i denti, gli occhi e l’oculomotricità, il vestibolo e l’udito, i piedi e la pelle – devono dialogare in modo preciso e coordinato con l’apparato muscolo-scheletrico. Quando uno di questi sistemi non trasmette al corpo le informazioni corrette per un ottimale movimento ed equilibrio posturale, l’organismo si attiva mettendo in atto i necessari compensi (si irrigidisce per protezione), che dovranno essere assolutamente transitori e di emergenza. Diversamente, se questi compensi non vengono corretti e/o rimossi, si trasformano poi in strutturali e cronici, costringendo di conseguenza il sistema posturale a muoversi come se avesse dei “freni a mano tirati”. Quando il corpo è costretto a funzionare in queste condizioni di protezione, prima o poi l’infortunio si manifesta».
Come possono essere prevenuti?
«Spesso sono asintomatici e quindi passano inosservati, ma con il tempo finiscono per alterare l’equilibrio del corpo e diventano la causa principale di molti infortuni muscolari indiretti. Per esempio, una bocca che non funziona correttamente – a causa di una cattiva posizione di lingua o denti – può influenzare negativamente la postura e, se non corretta, portare nel tempo a movimenti sbagliati, manifestando poi lesioni muscolari. Un infortunio sportivo in questi casi può essere particolarmente devastante, perché interrompe un percorso che non riguarda solo il corpo, ma anche il benessere psicologico, la vita quotidiana, le relazioni e la fiducia in se stessi.
Lo sport, quindi, è molto più di un’attività fisica: è uno strumento potente di inclusione, crescita e benessere, soprattutto per le persone con disabilità o fragilità e proprio per questo è fondamentale garantire che ogni attività sportiva venga svolta in totale sicurezza ed in perfetto equilibrio. Per fare ciò sono necessarie delle strumentazioni all’avanguardia e molto precise».
Quanti atleti e atlete hanno finora usufruito dei vostri servizi?
«Sono numerosi le atlete e gli atleti con disabilità o fragilità che si affidano alle nostre valutazioni strumentali. Accogliamo gratuitamente sportivi di ogni livello, dagli amatoriali ai professionisti, provenienti da discipline diverse: calcio, scherma, nuoto, basket in carrozzina, sitting volley, atletica, walking football e molte altre. Per noi, ogni valutazione rappresenta non solo un’occasione per prevenire gli infortuni, ma anche per migliorare la performance atletica e prolungare la carriera sportiva in modo sano e sicuro di ognuno».
Quali sono le discipline sportive più “a rischio” per gli infortuni muscolari indiretti?
«Non esistono attività sportive più rischiose di altre: ogni disciplina, se praticata senza il giusto equilibrio, può portare a un infortunio. Per questo è consigliabile iniziare la valutazione posturale globale già dai 10-12 anni, quando il corpo è in fase di crescita e si può intervenire in modo efficace per impostare correttamente l’equilibrio posturale che si consoliderà poi con la pubertà e negli anni successivi. In tutti i campi della medicina la prevenzione è considerata fondamentale, ma purtroppo, in àmbito posturale e muscolo-scheletrico, le attività preventive sono ancora troppo poche. Molti investono – giustamente – nel recupero dopo un infortunio, ma pochissimi investono nella prevenzione per evitarlo, eppure, la vera sfida è proprio qui: diffondere una cultura del benessere (wellness) che tuteli la salute atletica e sportiva, e che al tempo stesso contribuisca a garantire una maggiore serenità e qualità di vita nel lungo periodo, anche per le famiglie».
Promuovete anche attività di formazione per creare una maggiore cultura della prevenzione nella pratica sportiva ad ogni livello?
«Stiamo portando avanti un progetto fortemente innovativo in collaborazione con la struttura Praxi Group – Praximedica di Roma. Il dottor Umberto Pacchiarotti, direttore di Praximedica, ha sposato pienamente la nostra visione, mettendo a disposizione la sua efficiente struttura per sostenere il progetto rivolto alle persone con disabilità e fragilità. Il progetto potrà quindi contare su un approccio realmente multidisciplinare, a beneficio dell’integrità clinica e del benessere di tutti gli sportivi, dai professionisti agli amatori.
Parallelamente, stiamo organizzando una serie di attività formative rivolte a professionisti medici e paramedici che operano nel mondo dello sport, per promuovere una cultura condivisa della prevenzione, della sicurezza e della salute atletica».
Con la FSSI, con Para Ju-Jitsu Italia, con la FISDIR Lazio e con il CIP Lazio (Comitato Italiano Paralimpico), grazie al sostegno dei delegati provinciali, dal 2022 al 2024 avete promosso questa attività. Quali sono state le iniziative messe in campo?
«È stato profondamente stimolante e gratificante promuovere la prevenzione, la salute e il benessere nello sport per le persone con disabilità. Siamo nati a Roma, ci siamo trasferiti a Viterbo grazie al supporto scientifico e medico del professor Claudio Taglia, già primario di Otorino e Maxillo dell’Ospedale di Belcolle, e stiamo oggi ampliando le nostre attività sportive nuovamente a Roma.
La parte più emozionante del nostro percorso è stata la risposta delle famiglie di questi straordinari atleti: il loro affetto, la loro fiducia e il loro entusiasmo ci hanno dato una spinta enorme a proseguire con ancora più convinzione. Sentirsi dire “grazie perché trattate i nostri figli come persone e non come disabili” è stato per noi un momento toccante, che ci ha confermato di essere sulla strada giusta.
Dal 2026 la nostra missione crescerà e si rafforzerà grazie alla collaborazione con Praxi Group – Praximedica, AIPD Roma (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down) e Walking Football Italia, amplieremo le nostre attività e garantiremo una migliore qualità della vita e della vita sportiva a tutti coloro vorranno usufruire delle nostre attività. Non deluderemo le aspettative di chi crede in noi: siamo pronti a intraprendere un nuovo, meraviglioso viaggio italiano, fatto di inclusione, passione e benessere condiviso».
Gli altri progetti per il futuro?
«Stiamo lavorando con grande impegno per affrontare il fenomeno della “kinesiofobia”, ovvero la paura irrazionale eccessiva del movimento fisico. Si tratta di una condizione che nasce spesso da un precedente infortunio o da un’esperienza dolorosa, e che porta la persona a evitare l’attività fisica o anche i gesti quotidiani, per timore di peggiorare la situazione o di farsi nuovamente male. Purtroppo, questo fenomeno sta assumendo una dimensione più ampia, trasformandosi in un problema sociale, familiare e domestico. Molte famiglie di persone con disabilità, infatti, vivono nella costante paura che il proprio caro possa farsi male durante l’attività sportiva. A questa paura si aggiunge spesso la difficoltà di accedere a strutture mediche specializzate sul territorio, e così, per protezione, si preferisce far rinunciare allo sport il proprio familiare. Questa rinuncia comporta purtroppo, gravi conseguenze sul piano fisico e psicologico, riducendo l’autonomia, l’autostima e il benessere generale della persona con disabilità. Per contrastare questa tendenza, in collaborazione con l’Ente di Promozione Sportiva ACSI (Associazione di Cultura, Sport e Tempo Libero), grazie al fantastico presidente Tonino Viti, stiamo sviluppando una serie di iniziative culturali e formative dedicate anche ai circoli sportivi, con l’obiettivo di diffondere la cultura della prevenzione e di promuovere la fiducia nel movimento come strumento di salute e inclusione a tutti gli atleti».
Lei si occupa di inclusione sociale anche attraverso il premio internazionale BOOKS for PEACE. Quando è nata questa iniziativa e quali scopi si prefigge?
«BOOKS for PEACE è un sogno nato quasi per caso, per gioco, ma diventato nel tempo una missione autentica. Mi appartiene la frase “Essere luce per chi non è visto e voce per chi non è ascoltato”, ed è proprio da questo spirito che nasce il progetto: far conoscere e premiare le realtà culturali, sociali e umanitarie che promuovono i Diritti Umani e la Pace, e che ogni giorno fanno bene al cuore e alla società. BOOKS for PEACE è una vera e propria iniezione di ottimismo, una terapia per l’anima, un modo per “dipingere di blu le pagine bianche del libro della nostra vita”. Nel corso degli anni abbiamo avuto l’onore di premiare Sophia Loren, Katia Ricciarelli, Paolo Bonolis, Lillo & Greg, Paolo Ruffini, Michele Placido, Gabriele Cirilli, oltre a due Premi Nobel per la Pace, al Parco Archeologico di Pompei e alla Reggia di Caserta.
Il Premio è patrocinato dall’UNFPA Albania (Agenzia delle Nazioni Unite), da tre Club UNESCO, dalla Federazione Italiana dei Club UNESCO e dal Diplomatic Forum Albania».
Quali opere letterarie inerenti appunto all’inclusione delle persone con disabilità e alla tutela dei loro diritti sono state premiate?
«Nel tempo abbiamo scelto di rivolgere la nostra attenzione non solo ai libri, ma soprattutto alle persone, alle loro storie e alle loro straordinarie attività. Ricordo con grande emozione il ricercatore ipovedente Michele Mele, il brillante e ironico scrittore con disabilità Lello Marangio, autore del meraviglioso libro Al mio segnale scatenate l’infermo, e lo scrittore inglese Pete Wharmby, che attraverso le sue opere ci aiuta a comprendere meglio il mondo della neurodiversità.
Ho avuto anche l’onore di organizzare un convegno internazionale a Viterbo dal titolo Normoabilità a tempo determinato, un evento pensato per provocare le coscienze e ricordare a tutti che chiunque, da un momento all’altro, può trovarsi in una condizione di disabilità. Per questo motivo dovremmo sentirci tutti coinvolti e responsabili nel costruire un mondo più inclusivo e solidale.
Tra le esperienze più toccanti, porto nel cuore il concerto organizzato presso l’Auditorium della Banda dell’Esercito Italiano, dedicato ai familiari delle persone con disabilità, spesso dimenticati, persone che vivono nell’ombra, ma che ogni giorno sostengono i loro cari con amore e forza silenziosa. Quel concerto è stato una carezza musicale, un gesto di gratitudine. Non potrò mai dimenticare le lacrime e le parole di una madre che mi disse: “Grazie, Antonio. Finalmente qualcuno si accorge di noi, di noi che viviamo nel silenzio… agli arresti domiciliari”. Sono momenti come questi che danno senso al nostro impegno.
E con la stessa emozione annuncio che la nostra Commissione Internazionale premierà presto lo spettacolo Abracadown, un’opera che celebra la diversità come una forma di magia umana e artistica».
Ricordiamo, per concludere, che cos’è UniFUNVIC e quali attività svolge in Italia?
«Si tratta di una fondazione universitaria UNESCO del Brasile, istituzione che offre formazione gratuita a molti studenti in condizioni di difficoltà economica. Grazie alla loro competenza accademica e culturale in àmbiti come la medicina, l’odontoiatria, la fisioterapia e la farmacologia, abbiamo potuto realizzare il centro di ricerca dedicato allo sport e allo sport per persone con disabilità di cui si è detto, un progetto che unisce scienza, inclusione e solidarietà.
Ho l’onore di rappresentare in Europa i CLUBS UNESCO BFUCA del Brasile, ruolo che porto avanti con impegno e profondo senso di responsabilità».
fonte Superando.it
