tecnico ortopedico che fa assistenza su una carrozzina con ragazzo seduto sopra

Ho lavorato per oltre trentacinque anni come tecnico ortopedico, a contatto quotidiano con persone con disabilità, famiglie, medici, fisioterapisti e servizi di assistenza protesica.

In questi anni sono migliorati gli ausili, le tecnologie e le possibilità offerte dalla riabilitazione. Purtroppo sono cresciuti anche la burocrazia e i dinieghi. L’assistenza protesica è complessa ed è giusto che il denaro pubblico venga utilizzato con attenzione. Servono regole, controlli e appropriatezza. Ma quando il controllo amministrativo interferisce con il percorso clinico e riabilitativo, qualcosa non funziona più.

Un ausilio non è semplicemente un oggetto contenuto in un catalogo.
Una carrozzina, un’ortesi, una calzatura ortopedica o una protesi rispondono alle necessità di una persona.
Il medico individua il bisogno clinico e definisce il progetto riabilitativo; il tecnico contribuisce a tradurlo in una soluzione concreta, che viene provata, adattata e verificata.
È un lavoro di squadra divenuto negli ultimi anni sempre più difficile. Codici, interpretazioni restrittive, richieste di integrazione, autorizzazioni parziali e dinieghi possono trasformare un percorso assistenziale in una corsa a ostacoli.
E chi ne paga il prezzo?

L’anziano che aspetta una carrozzina.
La persona disabile che non riesce a uscire di casa.
Il paziente neurologico che aspetta un’ortesi adeguata.
La famiglia che assiste ogni giorno una persona non autosufficiente.
Non servono conflitti tra professionisti e istituzioni. Servono competenza, responsabilità, regole chiare e fiducia reciproca.

Controllare la spesa ed evitare gli sprechi è doveroso. Ma risparmiare su un ausilio appropriato può significare spendere di più domani in assistenza, complicanze e perdita di autonomia.
Per questo credo sia giusto che le Direzioni delle Aziende sanitarie e la Regione si chiedano se le procedure adottate stiano davvero aiutando i pazienti o non siano diventate, in alcuni casi, un ostacolo.
La popolazione invecchia, i bisogni aumentano e la tecnologia offre possibilità impensabili trent’anni fa. Sarebbe paradossale avere ausili sempre più evoluti e un sistema sempre meno capace di renderli accessibili a chi ne ha realmente bisogno. L’assistenza protesica non dovrebbe contrapporre chi prescrive e chi autorizza. Dovrebbe tornare a essere un’alleanza terapeutica, con il paziente al centro.