Alcuni giorni fa è comparsa su “L’Altro Giornale”, testata giornalistica che pubblica notizie locali e nazionali, questa lettera che riportiamo integralmente qui sotto.
Claudio, amico anche della nostra associazione, per una intera vita lavorativa ha prestato la sua opera come tecnico ortopedico, entrando direttamente in contatto sia con pazienti (ovviamente) ma anche con tutte quelle lungaggini burocratiche, con tutte quelle oggettive difficoltà che rendono la vita di chi realmente ha bisogno di un sostegno, di una assistenza, di una ortesi, piena di difficoltà da togliere il sonno se non il fiato.
Abbiamo deciso di riproporla anche sul nostro sito perché con le sue parole mette in risalto la perdita dell’obbiettivo finale, la salute dell’assistito.
Ho lavorato per oltre trentacinque anni come tecnico ortopedico, a contatto quotidiano con persone con disabilità, famiglie, medici, fisioterapisti e servizi di assistenza protesica.
In questi anni sono migliorati gli ausili, le tecnologie e le possibilità offerte dalla riabilitazione. Purtroppo sono cresciuti anche la burocrazia e i dinieghi. L’assistenza protesica è complessa ed è giusto che il denaro pubblico venga utilizzato con attenzione. Servono regole, controlli e appropriatezza. Ma quando il controllo amministrativo interferisce con il percorso clinico e riabilitativo, qualcosa non funziona più.
Un ausilio non è semplicemente un oggetto contenuto in un catalogo.
Una carrozzina, un’ortesi, una calzatura ortopedica o una protesi rispondono alle necessità di una persona.
Il medico individua il bisogno clinico e definisce il progetto riabilitativo; il tecnico contribuisce a tradurlo in una soluzione concreta, che viene provata, adattata e verificata.
È un lavoro di squadra divenuto negli ultimi anni sempre più difficile. Codici, interpretazioni restrittive, richieste di integrazione, autorizzazioni parziali e dinieghi possono trasformare un percorso assistenziale in una corsa a ostacoli.
E chi ne paga il prezzo?L’anziano che aspetta una carrozzina.
La persona disabile che non riesce a uscire di casa.
Il paziente neurologico che aspetta un’ortesi adeguata.
La famiglia che assiste ogni giorno una persona non autosufficiente.
Non servono conflitti tra professionisti e istituzioni. Servono competenza, responsabilità, regole chiare e fiducia reciproca.Controllare la spesa ed evitare gli sprechi è doveroso. Ma risparmiare su un ausilio appropriato può significare spendere di più domani in assistenza, complicanze e perdita di autonomia.
Per questo credo sia giusto che le Direzioni delle Aziende sanitarie e la Regione si chiedano se le procedure adottate stiano davvero aiutando i pazienti o non siano diventate, in alcuni casi, un ostacolo.
La popolazione invecchia, i bisogni aumentano e la tecnologia offre possibilità impensabili trent’anni fa. Sarebbe paradossale avere ausili sempre più evoluti e un sistema sempre meno capace di renderli accessibili a chi ne ha realmente bisogno. L’assistenza protesica non dovrebbe contrapporre chi prescrive e chi autorizza. Dovrebbe tornare a essere un’alleanza terapeutica, con il paziente al centro.Claudio Giordani, tecnico ortopedico – Verona
