racconto di una escursione giornaliera fra storia, arte e natura … (aprile 2026)
Il Castello della Rocchetta Mattei è uno di qui luoghi che sembrano uscire da un libro di fiabe orientali e catapultati, per un bizzarro scherzo del destino, tra i fitti boschi dell’appennino bolognese. Situato nel comune di Grizzana Morandi, questo castello non è solo un edificio, ma il testamento architettonico di un uomo eccentrico e visionario: il Conte Cesare Mattei.
Cesare Mattei nacque a Bologna nel 1809 in una famiglia molto benestante. La sua non era un’antica stirpe nobiliare di sangue: il titolo di “Conte” gli fu concesso da Papa Pio IX nel 1847, come riconoscimento per una generosa donazione di terre fatta allo Stato Pontificio durante la rivoluzione.
In gioventù, Mattei fu una figura centrale della vita pubblica bolognese. Fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna e ricoprì cariche politiche di rilievo, diventando anche deputato al Parlamento di Roma. Tuttavia, la sua vita subì una svolta drastica a causa di un profondo dolore familiare.
La storia della Rocchetta inizia ufficialmente il 5 novembre 1850, quando viene posta la prima pietra. Il Conte Cesare Mattei, letterato, politico e fondatore dell’Elettromomeopatia (una medicina alternativa che ebbe un successo planetario nel XIX secolo), decise di costruire la sua dimora sulle rovine di un antico fortilizio medievale.
Mattei diresse personalmente i lavori, creando un labirinto di stili che fonde il neomedievale con il moresco, il gotico con il liberty. Il suo obiettivo era creare una “culla” per la sua medicina, un luogo che lasciasse a bocca aperta i pazienti illustri che arrivavano da ogni parte del mondo (si dice persino lo Zar Alessandro II e Ludwig di Baviera) per farsi curare con i suoi granuli e i suoi “fluidi elettrici”.
Visitare la Rocchetta Mattei è un’esperienza sensoriale. La struttura è un susseguirsi di scale, cortili e sale decorate con ingegno, con pittura e legno, per sopperire spesso alla mancanza di materiali nobili.
• Il Cortile dei Leoni: È il cuore pulsante del castello, una riproduzione in miniatura dell’Alhambra di Granada e/o Siviglia.
• La Cappella: Un capolavoro che richiama la Grande Moschea di Cordova. Le arcate striate in bianco e nero creano un effetto ottico di profondità infinita, un gioco di prospettive che lascia il visitatore stordito e affascinato. (visitabile in carrozzina solo dall’alto)
• La Sala dei Novanta: Progettata dal Conte per ospitare un banchetto per il suo novantesimo compleanno (che non raggiunse), è un inno all’architettura monumentale.
• La Scala Nobile e le Camere: Ogni passaggio è ornato da simboli esoterici e massonici, che rispecchiano la complessa personalità del proprietario.
ACCESSIBILITA‘:
nonostante sia una struttura storica, arroccata e sviluppata verticalmente con scale strette e passaggi antichi, la Rocchetta oggi è largamente visitabile anche da persone con ridotta mobilità. Unica precauzione è prenotare tramite il sito è spiegare nelle note che si richiede percorso in ascensore perché è presente persona in carrozzina, in questo modo vi sarà una persona che ci accompagna lungo la visita guidata bypassando le scale, il percorso di visita standard include molte scale.
Alcune informazioni pratiche:
• è opportuno consultare il sito web ed effettuare le prenotazioni per tempo, perché le visite sono tutte guidate e contingentate;
• dalla biglietteria al primo ascensore ci sono 50 mt di sterrato ghiaioso piuttosto fastidioso, io ho usato il Triride che volendo, per comodità di spostamenti in ascensore, si può lasciare presso il punto “break” presso la Sala dei Novanta;
• la torre con la camera da letto del conte è in ristrutturazione, dovrebbe essere visitabile (non so se accessibile) da fine luglio 2026,
Nonostante le ferite del tempo e l’abbandono subito nel dopoguerra, il restauro operato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna ed in fase di ultimazione, ha restituito al pubblico un importante monumento di storia e cultura.
Poco lontano da La Rocchetta abbiamo due luoghi da suggerire fra storia e natura:
Il Borgo di La Scola: a pochi minuti dal castello si trova La Scola, uno dei borghi medievali meglio conservati dell’Appennino, costruito tra il XIV e il XVI secolo. Camminare tra le sue case in pietra è un salto nel passato, e purtroppo tutt’altro che semplice con la carrozzina, alcuni gradini e le pietre davvero storiche, distanziate fra loro, complicano molto la vita in carrozzina. È un luogo di silenzio dove il tempo sembra essersi fermato per proteggere l’architettura rurale bolognese. All’interno di questo borgo c’è il cipresso di La Scola, uno degli alberi monumentali più iconici dell’appennino bolognese. È considerato un vero e proprio “patriarca” della natura per la sua straordinaria longevità (si dice abbia circa 700 anni) e dimensioni (25 mt circa di altezza per 5-6 mt di circonferenza). È ufficialmente riconosciuto come monumento nazionale.
Il Lago di Suviana: proseguendo verso l’alto appennino, si raggiunge il Lago di Suviana, un bacino artificiale che è da decenni meta di turisti per il relax e gli sport acquatici. Tuttavia, oggi il nome di Suviana è legato a un triste evento recente: la tragedia della centrale idroelettrica di Bargi dell’aprile 2024. Un’esplosione durante i lavori di manutenzione ha causato la perdita di diverse vite umane, segnando profondamente la comunità locale e la storia industriale del luogo. Visitare il lago oggi significa anche portare rispetto a un luogo di lavoro e di energia che ha vissuto un momento di profondo dolore.
Il Segreto del Conte: La Storia dell’Elettromeopatia
L’Elettromeopatia è stata, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la medicina alternativa più diffusa al mondo.
• I Principi: Si basava sull’idea che le malattie derivassero da un’alterazione dei fluidi corporei (sangue e linfa). Per curarli, Mattei utilizzava granuli vegetali e cinque “fluidi elettrici” (identificati da colori come il Rosso, l’Azzurro o il Verde).
• Il Successo: Nonostante l’opposizione della medicina ufficiale, la fama di Mattei fu tale che persino Dostoevskij lo citò ne I fratelli Karamazov. La produzione dei rimedi avveniva direttamente nel castello, seguendo una metodologia di estrazione spagirica che il Conte mantenne segreta fino alla morte.
Il Trauma e la Svolta “Medica”
La morte della madre, avvenuta nel 1844 dopo una lunga sofferenza per un tumore che la medicina dell’epoca non riuscì a lenire, segnò profondamente il Conte. Deluso dalla scienza ufficiale, decise di abbandonare la vita mondana e politica per ritirarsi nei suoi possedimenti sull’Appennino. Fu qui che iniziò a studiare i testi di Samuel Hahnemann (fondatore dell’omeopatia) e a elaborare la sua Elettromeopatia, dedicando il resto della vita alla ricerca di una cura “universale”.
Una Famiglia tra Luci e Ombre
La vita privata di Mattei fu segnata da tensioni e diffidenze:
• L’Eredità Contesa: Non avendo figli naturali, il Conte adottò inizialmente il nipote Luigi Mattei. Tuttavia, i rapporti tra i due si incrinarono drasticamente a causa di divergenze sulla gestione del patrimonio e della “segreta” produzione dei rimedi.
• Mario Venturoli: Deluso dai parenti stretti, che accusava di voler solo approfittare delle sue ricchezze, Mattei diseredò la famiglia e scelse come suo collaboratore fidato e figlio adottivo Mario Venturoli. Fu Venturoli, insieme alla moglie, a ereditare la gestione della Rocchetta e della produzione dei farmaci dopo la morte del Conte nel 1896, portando avanti l’impero dell’Elettromeopatia per diversi decenni.
Il Conte morì nella sua amata Rocchetta all’età di 87 anni. Le sue spoglie riposano ancora oggi all’interno della Cappella del castello, in un sarcofago monumentale decorato con maioliche che recano iscrizioni celebrative della sua opera e del suo genio.
Un Codice di Pietra: I Simboli Esoterici
La Rocchetta Mattei non è solo un esercizio di stile architettonico, ma un vero e proprio percorso iniziatico scolpito nella pietra. Ogni angolo del castello è intriso di simbologia legata alla massoneria, all’alchimia e alle filosofie orientali, rispecchiando la ricerca spirituale del Conte.
Lungo i corridoi e nelle sale si incontrano costantemente riferimenti al numero due (la dualità tra bene e male, luce e ombra) e al numero sette, ricorrente nelle scale e nelle finestre. Particolarmente significativi sono i simboli del sole e della luna, che rimandano alla polarità dell’energia vitale, e le iscrizioni che decorano le pareti, spesso tratte da testi sacri o filosofici.
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