Al via la sperimentazione anche a Verona
Dopo Belluno e Rovigo, anche Verona si prepara ad avviare la sperimentazione che affida ai medici di medicina generale la prenotazione al Cup delle visite specialistiche e degli esami per i propri assistiti. Nella fase iniziale, il progetto promosso dall’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa – e destinato a partire nella nostra provincia entro poche settimane – coinvolgerà cinque medici di famiglia che hanno aderito volontariamente.
L’intento è rendere più semplice il percorso dei cittadini, evitando che, una volta usciti dall’ambulatorio con una prescrizione, debbano essere loro a contattare il Centro unico di prenotazione per fissare la prestazione. Nel modello sperimentale sarà invece il medico a gestire direttamente la prenotazione, così da consegnare al paziente non solo l’impegnativa, ma anche giorno, ora e sede dell’appuntamento.
Proprio perché si tratta di una fase di prova, sarà necessario verificare quanto questa nuova procedura si integri con l’attività dei medici. «L’obiettivo è capire come questa mansione aggiuntiva si inserisca nella routine quotidiana, valutandone l’impatto sui tempi, la reale funzionalità e l’efficacia, come avviene in ogni fase di test», spiega Sonia Zenari, segretaria provinciale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale.
Il progetto suscita interesse tra i medici di famiglia, soprattutto per le possibili ricadute positive sui cittadini. «Ci auguriamo che possa diventare uno strumento utile a semplificare i percorsi, evitando al paziente spostamenti continui dovuti a problemi di priorità o alla mancanza di disponibilità nei tempi previsti», sottolinea Zenari.
La sperimentazione
La procedura, tuttavia, dovrà essere definita nei suoi aspetti organizzativi. Al momento il modello prevede che sia il medico a proporre la prenotazione contestualmente all’emissione della ricetta. Le modalità operative dovranno essere precisate nell’Accordo integrativo regionale, osserva Zenari, un passaggio fondamentale anche per stabilire quale ruolo potranno avere il personale di studio e le diverse forme della medicina generale. Uno degli elementi da valutare sarà soprattutto il tempo necessario per completare l’operazione. Quando il progetto è stato presentato, ricorda Zenari, «l’ipotesi era che la procedura richiedesse pochissimo tempo, riducendosi a un semplice click per inviare la proposta di prenotazione senza rallentare l’attività clinica».
Tempi e disponibilità delle visite
Il sistema prevede inoltre una serie di meccanismi nel caso in cui non sia possibile fissare subito l’appuntamento. Se non c’è disponibilità al Cup oppure il paziente non accetta le opzioni proposte, la gestione torna all’assistito: viene stampata la ricetta tradizionale e il cittadino può procedere attraverso i consueti canali di prenotazione.
Diversa la situazione in cui il sistema non riesca a individuare una prestazione entro i tempi previsti dalla classe di priorità indicata nella ricetta. In questo caso, spiega Zenari, «scatta la presa in carico diretta da parte dell’Ulss», che deve occuparsi della richiesta e ricontattare il paziente entro i termini stabiliti. Dal punto di vista operativo, la prenotazione viene integrata direttamente nel software gestionale utilizzato dai medici tramite un applicativo dedicato, senza la necessità di telefonare al centralino del Cup. La sperimentazione, però, non riguarda ancora tutte le ricette: in questa fase la funzione è limitata alla classe di priorità B.
La prospettiva, per i medici di famiglia, resta quella di uno strumento potenzialmente utile, «a condizione che l’operazione non comporti un aggravio del carico burocratico. Ci vorrà del tempo per andare a regime, ma ciò che conta è mettere a punto la macchina organizzativa».
fonte L’Arena.it
