In sei mesi risolti 904 casi su 1.221»
Comitati Veronesi Diritto alle Cure: «Nel 74% delle segnalazioni siamo riusciti a ottenere prestazioni nei tempi previsti dalla legge»
Il tema delle liste d’attesa resta, come riconoscono gli stessi vertici della sanità pubblica, la criticità più pesante del sistema mutualistico. Il Veneto, pur vantando performance generalmente positive, non sempre riesce a garantire risposte tempestive: i ritardi continuano a negare il diritto alla cura nei tempi stabiliti.
Nell’Ulss 9, da gennaio a fine giugno, questo è accaduto 1.221 volte. Sono i casi in cui altrettanti cittadini veronesi non hanno ottenuto visite, esami o terapie entro le scadenze indicate. Con prescrizioni rimaste sospese, e appuntamenti fissati ben oltre i limiti di priorità, si sono rivolti ai Comitati Veronesi Diritto alle Cure, attivi in provincia con 35 sportelli.
«Siamo volontari, nati per aiutare a risolvere i disservizi della sanità pubblica», spiega la portavoce del Coordinamento, Cristina Ceriani. «Assistiamo persone che al Cup si vedono proporre appuntamenti dopo sei mesi, un anno o anche più, o che si sentono dire “non ci sono date disponibili”. Siamo a disposizione dei cittadini, ma anche dell’Ulss 9 e della Regione», sottolinea, «per un confronto trasparente: possiamo condividere i nostri dati, incrociarli con quelli ufficiali e individuare dove si concentrano le criticità. Ogni giorno incontriamo pazienti intrappolati nella lentezza, nei disservizi e nei corti circuiti della sanità pubblica. E non è accettabile».
Le segnalazioni
Ceriani sfoglia i fascicoli e ripercorre i casi più emblematici. Prima, però, precisa: «Il problema non è l’eccesso di prescrizioni dei medici di famiglia o degli specialisti», risponde alle dichiarazioni dell’assessore regionale Gino Gerosa e dei direttori generali Pietro Girardi (Ulss 9) e Paolo Petralia (Aoui), che attribuiscono alle richieste inappropriate la causa principale delle liste d’attesa. «Il problema è la mancanza di risposte: queste oltre mille pratiche raccontano storie di persone lasciate indietro, dimenticate in un limbo di attese snervanti. È lì che interveniamo, cercando di rimettere in moto il percorso. E quasi sempre ci riusciamo. Ma allora, perché non farlo già a monte?».
I numeri
Nel primo semestre 2026, delle 1.221 istanze arrivate agli sportelli, 904 (il 74%) hanno trovato una soluzione, 236 (19%) sono ancora in lavorazione e 81 (6,6%) non hanno avuto esito positivo.
«La maggior parte delle prescrizioni rimaste fuori dai tempi», spiega Ceriani, «riguarda visite specialistiche e controlli (488 casi), seguite da ecografie e doppler (222), oculistica (181), cardiologia (98), risonanze magnetiche (48), gastroenterologia (38) e altre branche. Con episodi che rappresentano la punta dell’iceberg».
Storie al limite
«Un padre ha chiesto più volte al medico di base una visita dermatologica», racconta Ceriani. «Il medico si è rifiutato di prescriverla, sostenendo che il problema cutaneo fosse banale. Dopo 30 giorni di prurito, l’intera famiglia è finita al Pronto Soccorso di Borgo Trento: diagnosi di scabbia, isolamento e terapie pesanti, anche per la bimba di sei mesi».
Un altro caso riguarda le liste d’attesa. «Un signore aveva un’impegnativa per una visita oculistica di controllo entro 90 giorni. Il Cup, il 26 giugno, gli ha fissato l’appuntamento per 1 marzo 2030: quattro anni e otto mesi dopo. La prescrizione scadrà molto prima».
Poi la questione delle onde d’urto. «Da aprile le richieste non vengono più accettate», denuncia Ceriani. «Prima i pazienti di Legnago venivano indirizzati a Villafranca e quelli di Villafranca a San Bonifacio. Da giugno anche San Bonifacio ha chiuso. Ora è tutto fermo».
Altro nodo critico: «I tempi insostenibili per gli interventi di cataratta. Non si può lasciare le persone ad aspettare all’infinito», affermano dal Coordinamento. «Il peggioramento della vista compromette l’autonomia e costringe chi può a rivolgersi al privato. La sanità fuori tempo è un’emergenza da affrontare. Non si possono far scadere le ricette. E intasare i Pronto Soccorso non può essere la soluzione».
fonte L’Arena.it
