Quale nuova visione di turismo accessibile è emersa a Torino, durante il recente Summit Mondiale del Turismo Accessibile? Innanzitutto che per un approccio maturo di turismo accessibile non sono sufficienti gli interventi di tipo infrastrutturale e gli adeguamenti alla normativa, ma è necessario, in primis, un radicale cambiamento culturale e una visione strategica da parte delle imprese e delle istituzioni

Qualche settimana fa, come ampiamente segnalato anche su queste pagine, la terza edizione del Summit Mondiale del Turismo Accessibile (World Summit on Accessible Tourism – Destinations for All 2025) si è svolta per la prima volta in Italia, a Torino. Ma quale nuova visione di turismo accessibile è emersa durante tale evento? Alla base di ogni riflessione bisogna ricordare alcuni dati significativi emersi da varie ricerche antecedenti.
Ad esempio, secondo uno studio condotto nel 2023 dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel mondo risultavano esseri circa un miliardo e 300 milioni di persone con una disabilità significativa; bisogna inoltre tenere conto che quasi il 50% della popolazione totale è ultrasessantacinquenne e presenta una qualche forma di disabilità.
Un altro dato, fornito nel 2022 dalla Commissione Europea con il Transition Pathway for Tourism, evidenziava che in Europa oltre 87 milioni di persone hanno una disabilità, che il 20% della popolazione continentale aveva oltre 65 anni e che il 41% dei pernottamenti era fatto da turisti di età superiore ai 55 anni.
Restando nel range degli ultrasessantacinquenni, il 47% di loro non dorme fuori casa per problemi e barriere legate alla salute, e pertanto si rende necessario l’adeguamento delle strutture, sia in termini di sicurezza, sia di accessibilità sanitaria, garantendo ai viaggiatori l’accesso alle cure, anche all’estero. Nella realtà, ciò potrebbe tradursi con l’utilizzo dei servizi sanitari elettronici, della ricetta elettronica e del fascicolo sanitario elettronico.
E ancora, n base a un rapporto del 2024 dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UN Tourism), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, le persone con disabilità, in genere, viaggiano con due o tre familiari/accompagnatori, generando una domanda di ospitalità e servizi molto superiore rispetto agli altri viaggiatori.
Questo potenziale mercato viene troppo spesso sottovalutato, mentre potrebbe dare un significativo contributo al settore turistico. Ad oggi, infatti, anche se in Europa il turismo accessibile genera un introito di 400 miliardi di euro annui, solo il 9%  dei servizi turistici è accessibile e secondo alcune stime, se ci fossero più strutture adeguate, la domanda in questo settore salirebbe del 44%.

A fronte di questi dati – che sono solo i più significativi tra tanti altri – occorrerebbe un cambiamento radicale riguardante il turismo accessibile, inteso come una scelta di posizionamento strategico per chi opera nel settore che dovrebbe diventare capace di rispondere e soddisfare turisti con specifiche esigenze.
Oltre alle problematiche di ordine praticato sopra elencate, sussiste inoltre anche un fattore deontologico: la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, infatti, e la Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030 ribadiscono il diritto delle persone con disabilità ad avere accesso paritario alle strutture turistiche, comprese le esperienze di viaggio, l’ospitalità e la partecipazione culturale.

In questa nuova ottica, il turismo accessibile e inclusivo è considerato anche come una “leva di giustizia sociale”, dove l’accessibilità diventa una componente fondamentale di una visione turistica moderna, sostenibile e orientata ai diritti di tutti e tutte. Pertanto, la stessa accessibilità non deve più solo riguardare l’hospitality, ma deve interessare il territorio nel suo complesso, cosicché una destinazione risulterà veramente inclusiva solo se l’ecosistema circostante sarà in grado di rispondere in modo efficace ai bisogni delle persone, con un’azione che vada oltre l’eliminazione delle barriere materiali e sociali.
In altre parole, concepire il turismo inclusivo come leva di giustizia sociale significa riconoscere che in passato è stato, spesso, una sorta di “privilegio”, una discriminazione tra chi poteva accedere e chi no. E come accade in altri casi, vengono escluse le persone che si trovano ai margini per diverse ragioni, come l’etnia, la classe sociale, l’età, la disabilità… In tale prospettiva, l’inclusione turistica riguarda sì la rimozione degli ostacoli, ma anche, e soprattutto, il riconoscimento della pluralità delle esperienze. Si rende pertanto necessaria una pianificazione di interventi integrata e una visione condivisa tra pubblico e privato, in grado di trasformare le destinazione in ambienti coerenti, continui e interconnessi.
Una destinazione, affinché possa definirsi come veramente accessibile, non basta che abbia le strutture ricettive attrezzate e adeguate, deve avere i collegamenti accessibili, una segnaletica chiara, spazi pubblici fruibili e servizi di supporto efficaci. In sostanza, una destinazione turistica accessibile si ha quando l’intera comunità funziona al meglio per tutti: più accogliente, più ordinata, più attenta alla cura dei dettagli e alla dignità delle persone.

Durante il Summit di Torino sono state individuate anche alcune buone prassi, sia a livello nazionale che internazionale. Tra le prime vi è stata la Bandiera Lilla, il cui presidente Roberto Bazzano afferma: «Oltre ad essere onorato del fatto che la nostra attività sia tra le buone prassi segnalate dal Summit mondiale, ritengo che questo importante meeting abbia avuto la capacità di identificare e rimarcare i diritti delle persone con disabilità, relativi al mondo del turismo, ma soprattutto abbia avuto il coraggio di individuare, a favore degli operatori del turismo, il fatto che la realizzazione di questi diritti si trasforma in crescita e può favorire alcune delle aspettative del comparto del turismo quali la destagionalizzazione e la continuità. Mi auguro che quanto emerso a Torino non resti lettera morta e fin da ora Bandiera Lilla dà la propria disponibilità a partecipare a questo processo di concretizzazione del turismo accessibile».

Si può pertanto concludere affermando che per un approccio maturo di turismo accessibile non siano sufficienti gli interventi di tipo infrastrutturale e gli adeguamenti alla normativa, ma sia necessario, in primis, un radicale cambiamento culturale e una visione strategica delle imprese e delle istituzioni. Ciò implica una serie di azioni congiunte, come la promozione e la partecipazione delle politiche di inclusività anche nel settore privato dell’accoglienza, il monitoraggio e la valutazione costante degli interventi, e la formazione degli operatori turistici, affinché abbiano le giuste competenze per gestire i bisogni delle persone con specifiche esigenze.

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