Abbiamo scelto di riproporre anche sul nostro sito associativo, alcuni articoli di carattere medico, già pubblicati sul nostro “L’Informatore” in edizioni passate ma recenti, che crediamo possano essere di interesse collettivo.
L’ipotensione è una riduzione della pressione sanguigna che può verificarsi in seguito ad una lesione midollare. I centri simpatici preposti al controllo della pressione si trovano nel tratto toraco-lombare del midollo spinale: di qui partono i nervi che decorrono lungo i vasi sanguigni e, determinandone la costrizione o la dilatazione, mantengono la pressione sanguigna al giusto livello. La lesione midollare è causa di insufficienza vascolare dovuta alla perdita del tono simpatico vasomotore (vasoparalisi).
Si possono verificare pertanto episodi di ipotensione dovuti all’insufficiente attività della muscolatura che si trova nella parete delle arterie (controllata dal sistema nervoso simpatico), ma aggravata anche dalla ridotta dinamica respiratoria e dall’ipotonia muscolare in generale.
La bassa pressione sanguigna diminuisce la quantità di sangue che arriva al cervello e può quindi essere causa di pallore, sudorazione profusa, offuscamento visivo, vertigini, fino ad arrivare allo svenimento (“lipotimia” o “sincope”). Se ciò avviene quando ci si trova in posizione eretta, si parla di “ipotensione ortostatica”. Per ipotensione posturale si intende il calo di pressione sanguigna che si verifica soprattutto quando il paziente si alza dal letto per sedersi: il sintomo caratteristico è che gli “gira la testa”. Ipotensione posturale e ipotensione ortostatica originano sostanzialmente con la stessa dinamica e presentano gli stessi sintomi.
La bradicardia (frequenza cardiaca bassa), che a volta permane anche per molti mesi dopo l’insorgenza della lesione midollare, può essere un sintomo estremamente fastidioso. È sempre necessario però escludere cause di pertinenza primitivamente cardiache e pertanto bisogna rivolgersi ad una strutta cardiologica specializzata per i disturbi del ritmo cardiaco, prima di attribuire in modo sicuro la bradicardia alla mielolesione.
Per evitare l’insorgere dei sintomi descritti, è possibile ricorrere ad una serie di accorgimenti quali:
– bere uno o due bicchieri d’acqua al mattino prima di alzarsi;
– rimanere seduto sul letto qualche minuto (10-15) prima di trasferirsi sulla carrozzina;
– indossare una panciera per facilitare il ritorno venoso dai visceri addominali;
– abbassare la testa sulle ginocchia per alcuni minuti;
– se si è seduti in carrozzina, chiedere all’accompagnatore di inclinarla all’indietro per alcuni istanti (assicurandosi di averla frenata) ed allo stesso tempo effettuare qualche respiro profondo;
– sempre nel caso ci si trovi seduti in carrozzina, chiedere a chi assiste il paziente di sollevare le gambe, portandole parallele al suolo, al fine di favorire il ritorno venoso.
L’edema si manifesta come gonfiore ai piedi e all’estremità inferiore delle gambe ed è conseguenza di una concomitanza di fattori spesso combinati tra loro, quali la diminuzione della pressione sanguigna, la vasoparalisi e l’ipotonia muscolare.
Anche la riduzione dell’attività fisica contribuisce all’insorgenza dell’edema: come noto, uno dei fattori che favorisce il ritorno del sangue dalle estremità verso il cuore, è il movimento. Un mancato intervento della cosiddetta “pompa muscolare” è causa di ristagno venoso e quindi dell’edema.
Quando è causato dai fattori ora descritti, l’edema colpisce solitamente ambedue gli arti inferiori: se compare soltanto o prevalentemente a carico di un piede o di un polpaccio, bisogna porre la massima attenzione perché ci si può trovare di fronte ad una trombosi venosa.
Gli accorgimenti più utili per prevenire o limitare l’edema sono:
– usare calze elastiche, lunghe fino alla radice dell’arto (cosiddette “a monocollant”);
– sollevare spesso i piedi;
– comprare le scarpe quando i piedi sono gonfi: in questo modo saranno sempre comode;
– fare attenzione a non utilizzare scarpe strette perché possono provocare piaghe da decubito;
– consultare il Medico se il gonfiore non scompare, o non si riduce, dopo il riposo notturno.
Le trombosi venose (TV) costituiscono una complicanza molto frequente sia nella fase acuta che nella fase degli esiti delle lesioni midollari.
Sono determinate dalla «chiusura», totale o parziale, di una vena (solitamente negli arti inferiori o nella pelvi) da parte di un “tappo” (coagulo), che si forma all’interno del vaso, che ostacola il flusso di sangue dalla periferia verso i grossi vasi e il cuore (ritorno venoso).
I fattori predisponenti sono rappresentati dalla paralisi muscolare, dalla perdita del tono vasomotorio e dall’immobilità.
Clinicamente il sospetto di trombosi venosa deve intervenire quando l’edema, anziché bilateralmente, compare solo o maggiormente a carico di una estremità o di un polpaccio che, inoltre, può essere più caldo e arrossato. La presenza di febbre (in assenza di altre cause note), può suffragare la diagnosi, che va comunque confermata dagli accertamenti strumentali (doppler ed eventualmente flebografia).
La prevenzione va effettuata mediante il posizionamento declive degli arti, frequenti cambi posturali, l’utilizzazione di calze elastiche, la mobilizzazione articolare ed una adeguata profilassi farmacologica; il trattamento prevede l’utilizzazione di farmaci anticoagulanti e l’immobilizzazione assoluta dell’arto.
Una delle complicanze più pericolose delle TV è l’embolia polmonare (occlusione delle arterie dei polmoni causata dagli emboli provenienti dal trombo venoso), che può anche determinare la morte del paziente.






